Gli eventi della mostra dell’’Armory Show’, che fu presentata a New York nel 1913, animarono un importante dibattito culturale, che ha reso questa occasione espositiva un momento di svolta nell’arte non solo americana, ma di tutto il secolo del ‘900.

Fu presentata una ampia campionatura della produzione artistica, che consentì l’aprirsi di un dibattito in cui fu possibile mettere a confronto vecchio e nuovo del mondo dell’arte, valutando differenze di ordine stilistico che corrispondevano anche a differenti modi di vedere la vita ed il mondo.

Armory Show, 1913

Mentre a New York si dibatteva sul nuovo che si affacciava all’orizzonte, in Europa, intanto, quel ‘nuovo’ lo si produceva. Lo producevano, in particolare, due specifici orientamenti di ricerca: quello astrattista e quello cubista,  due indirizzi di ‘rottura’ che avrebbero dato vita al fenomeno delle cosiddette ‘Avanguardie Storiche’, grazie anche all’aggiungersi ad essi della terza, grande e fondamentale avanguardia che fu quella ‘concettuale’.

Se, però, sia l’Astrattismo che il Cubismo sono facilmente riconoscibili nelle loro identità ‘stilistiche’, non altrettanto può dirsi del Concettualismo, per il quale, peraltro, a differenza di Astrattismo e Cubismo, non vi fu un riconoscimento critico che potesse specchiarsi in una perimetrazione descrittiva del fenomeno.

Marcel Duchamp

Vi fu, però, Duchamp, che della dimensione ‘concettuale’ seppe farsi promotore, artefice e mentore indirizzando, di fatto, un orientamento ed una sensibilità estetica ed artistica, di cui il secolo del ‘900 può dirsi portatore.

Occorrerà considerare, poi, che la stessa proposta creativa che nasce da fenomeni come ‘Dada’, letto in chiave ‘concettuale’, o come, più tardi, il Surrealismo, assume tutt’altro rilievo, affermandosi come snodo logico di una vocazione creativa che si volge alla creazione di un prodotto artistico che tende a dismettere lo statuto dell’’opera d’arte’ tradizionale, per proporsi nei termini di una prestazione apparentemente incontrollabile ed eslege.  

Analogamente diremo per la temperie post seconda guerra mondiale, quando tutti i processi creativi più significativi – da Fluxus, all’Arte nel Sociale, alla Poesia Visuale – troveranno la loro ragione logica ed esplicativa solo in un quadro di deciso indirizzo ‘concettuale’.

Non ci sembra necessario dare gran peso né valore d’avanguardia al Futurismo, che, convintamente e contro ogni altro indirizzo critico diverso, continuiamo a ritenere un fenomeno di tarda persistenza di sensibilità ‘simbolistiche’, estremo lacerto di atmosfere tardottocentesche, variamente reinterpretate ed aggiornate secondo schemi ed indirizzi di pensiero spesso di carattere derivativo ed eclettico.

Si distinguono, evidentemente, personalità singole: Cangiullo, ad esempio, non meno che Boccioni o Balla, ma le loro opere possono trovare giustificazione stilistica facendo a meno di tutto quanto andava predicando Marinetti.

Senza il ‘Manifesto’ marinettiano, insomma, la straordinaria originalità individuale e soggettiva di questi artisti appena citati – e di alcuni altri con loro – non avrebbe avuto alcun nocumento: anzi, sarebbe apparsa in una luce molto diversa e con peculiarità non meno convincenti.

U. Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913

Boccioni, ad esempio, recupera il sentire ‘divisionista’ e lo modella secondo sensibilità di grande apertura verso i nuovi modelli sociali ed, intanto, lancia uno sguardo interessato al Cubismo, di cui, però, suggerisce l’opportunità di disvelarne un’istanza di movimento che smuove il dettato cubista della scomposizione delle forme, andando a suggerire ciò che il titolo stesso di alcune opere additano, come Dinamismo di un calciatore o Dinamismo di un ciclista entrambe del 1913, entrambe di Boccioni o come Dinamismo di un cane al guinzaglio di Balla del 1912, cui affiancheremo, dello stesso autore Velocità d’automobile del 1913.

G. Balla, Velocità d’automobile, 1913

Poi, verrà la tragedia della prima guerra mondiale e le Avanguardie Storiche non potranno far agire efficacemente il proprio indirizzo creativo: alla stagione della guerra farà, poi, seguito un dopoguerra problematico ed amaro, nel cui seno maturano condizioni di vita e prospettive di pensiero che ispireranno, sul piano artistico scelte conservatrici, esemplate su un ‘ritorno alla pittura’ che si veste dei panni di un ‘ritorno all’ordine’, sul cui registro faranno valere le proprie istanze sia personalità come quelle dei Broglio, poi di Cocteau, sia personalità come quella della Sarfatti, che, facendo leva sul suo personalissimo rapporto col Duce, cercherà di far assurgere l’indirizzo artistico da lei promosso – e, cioè, il ‘Movimento di Novecento’ – addirittura al rango di arte del regime.

Le due mostre del ‘Novecentismo’ sarfattiano del ’22 e del ’26 vanno esattamente, sia pure dall’una all’altra con un diverso piglio critico ed organizzativo, in tale direzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *