Palermitano di origine, ironico, sarcastico e vibratilmente corrosivo, generosissimo ed umanamente ricco di vitalità partecipativa: potrebbe essere questo il ritratto ideale di Sergio Spataro, un artista napoletano che interpreta con pienezza di ragioni la complessità poliedrica di una cultura artistica – quella meridionale – di cui egli fa proprie le ragioni salienti di una disposizione a cogliere la pienezza morale e la ricchezza contenutistica.
La pittura di Sergio Spataro è ricca di fermenti umorali che valgono a definire una profilatura di intervento creativo segnato da una grande consapevolezza morale che si rende esplicita e vibrante attraverso il ruolo che svolge nella sua arte la consistenza materica.

In tal modo, il nostro artista, scavalcando a pié pari il problema della dirimente tra figurazione ed aniconismo, costruisce una delibazione creativa che si propone come chiave interpretativa della realtà delle cose, una realtà che definiremo non certo in termini di carattere fenomenico, quanto, piuttosto, coi tratti di una fenomenologia della ‘cosalità’, la ‘Sachlichkeit’ delle cose.
Ciò significa che il tratto distintivo dell’oggetto non si presenta necessariamente nella sua netta determinazione epifenomenica, ma come additamento di uno spessore eidetico che, senza contraddire la rispondenza alla percezione organica delle cose, riesce ad andare alla matrice della formulazione esistenziale del reale stesso, del quale interpreta lo status, semplicemente immedesimandosi nelle ragioni del suo spessore empirico.

Alla luce di tali considerazioni, non deve stupire, allora, che la pittura di Spataro si presenti come una testimonianza vivente della complessità delle cose: di quelle cose di cui non è mai possibile dire tutto, e che si comprende bene che si collocano in una dimensione esistenziale in cui il soggetto può non essere ammesso ad accedere, dal momento che la misura diaframmatica della conoscenza stabilisce sempre un antemurale gnoseologico oltre il quale non si rende praticabile l’accertamento dei dati in modo asseverativo, incontestabile ed assoluto.
In un quadro siffatto, allora, assumendo tutto l’iter di un vissuto artistico che Sergio Spataro conta, ormai, nell’ordine dei decenni, è facile comprendere come possa avvenire che la consistenza epifenomenica del suo prodotto creativo vada a travalicare le ragioni di appartenenze stilistiche, rendendo possibile, pertanto, ragionare dell’arte del Nostro solo per accostamenti ‘di superficie’, come avviene quando, ad esempio, si voglia pretendere di confinarne i percorsi entro le angustie della sperimentazione ‘informale’ o anche semplicemente di quella ‘espressionista’, utilizzando, di volta in volta, l’abbrivio ‘figurativo’, come dirimente logica per studiarsi di accreditare variamente l’opera creativa del pittore.
A nostro sommesso giudizio, non è attribuendo a Sergio Spataro delle perimetrazioni obbliganti che verremo a capo del tema critico della sua collocabilità in un determinato anfratto della Storia dell’Arte contemporanea, giacché l’artista, sottraendosi all’abbraccio stilistico – comunque sia – di cui non accetta le implicazioni soggioganti, dimostra di saper scegliere, ‘da solo’ dove andare a posizionarsi, individuando vie di espressione che si ‘storicizzano’ juxta propria principia, senza dover cedere alle lusinghe di accreditamenti predittivi e schematizzanti.


Si può rilevare – e noi stessi, anche in altre occasioni di riflessione su tale autore l’abbiamo fatto – si può rilevare, dicevamo, che c’è nella sua opera una forte carica materica, ma tale carica, occorre subito aggiungere, può essere letta con


efficacia di intendimento, soprattutto se la poniamo in relazione con una forte consapevolezza ‘concettuale’, che vale a rendere la sua opera pittorica uno ‘spaccato’ di Filosofia contemporanea, una filosofia che matura al di là degli schemi dialettici, per assumere una vibratilità energetica che, nel nostro contesto contemporaneo, si rende principalmente una opportunità epistemica e, quindi, un modo per accostarsi alla realtà di un mondo, che avverte la precisa coscienza di essere senza confini, senza tempo ed anche senza forme.
Le opere che illustrano questo nostro contributo sono tutte di Sergio Spataro.