Il 27 novembre del 1985 usciva nei cinema il quarto e leggendario della saga del pugile di Philadelphia
Dunque, ieri avevamo concluso la seconda parte di questo reportage con l’intenzione di seguire l’ordine delle scene del quarto capitolo film della saga di Rocky Balboa. No, non ci soffermeremo fotogramma per fotogramma, nonostante il film ha durata di quasi novanta minuti, semmai sui punti più essenziali. Ecco, teniamo a mente la lunghezza di questo episodio numero 4 rispetto a tutti gli altri realizzati prima e dopo: il primo film di Rocky vanta una durata di ben 119; Rocky II sempre di 119; Rocky III di 99 minuti; Rocky IV ben 91 minuti; Rocky V sui 104 minuti e l’ultimo capitolo, invece, ben 102 minuti.
Tralasciando i tre film dalla saga spinoff, Creed, il riportare, per filo e per segno, la singola durata di ciascuno episodio potrebbe rappresentare un dettaglio inutile ai fini della nostra analisi. Invece no. Se notate bene, ogni qualvolta si fa riferimento alla saga di Rocky, anche se ciò non avviene nella maggior parte delle volte, il film che sembra rubare la scena a tutti gli altri è proprio in cui avviene la sfida con il pugile sovietico Ivan Drago.
Strano, vero? Con ciò non vogliamo assolutamente dire, affermare o addirittura sentenziare che la leggendaria corsa sui gradini del museo di Philadelphia, sia nel primo che nel secondo e ripresa addirittura nel sesto capitolo, non sia iconica, al contrario. eppure, quando si parla o si vede Rocky IV la sensazione che si avverte è quello di un qualcosa che esula da quanto visto fino a quel momento. Come un discorso che viene interrotto per poi venir ripreso successivamente.
D’altronde, se notate, abbiamo sempre sostenuto che l’intero decennio 1980 rappresenta come un’epoca che spezza, temporaneamente, la storia stessa per poi farla ripartire a all’alba del 1990, anche se qualcuno indica sempre la caduta del muro di Berlino del 9 novembre del 1989.
In effetti, seguendo questa scia, si potrebbe considerare, il quarto capitolo ideato da Stallone, come una sorta di anni ’80 della saga; una sorta di limbo in cui anche il protagonista si è trovato dentro, vivendo ormai in pace dopo aver sconfitto i demoni del terzo film e pensando di trascorrere i suoi anni in totale spensieratezza. Convinzione insita nel sogno americano, convinzione soprattutto in quel decennio.
Eppure, a parte la storia dell’umanità, la trama del film ormai la conosciamo tutti. È vero, comunque, il terzo film presenta una freschezza tipica di quello stesso stile che ha contraddistinto quel decennio, d’altronde è del 1982, era anche vero, però, che non si distaccava dai temi e dalle influenze naturali dei primi due precedenti capitoli.
Con Rocky 4, invece, il registro è totalmente cambiato, anche la struttura stessa del film. niente Going to distance o Gonna fly now che accompagnano i classici momenti del film, ma solo brani musicali di notevole spessore quanto le musiche della colonna sonora originale. Ritmo pressoché veloce e sviluppo, al di là di quello che si potrebbe pensare, che ha un senso, senza alcuni buchi di trama e con un solo scopo: non far attendere all’infinito lo spettatore.
In fondo e nella sostanza, Stallone l’aveva pensata bene, confezionando una piccola opera cinematografica, apparentemente superficiale, per poi trasformarla in un lungo videoclip musicale, degno di quelli che venivano lanciati sul canale musicale di Mtv, condito da messaggi, discorsi, immagini musicali che sono arrivati dritti allo spettatore.
Un intrattenimento nell’intrattenimento senza forzature e senza alcuna sbavatura e, soprattutto, senza mai dare l’impressione di allungare il brodo per poi arrivare al momento tanto atteso. Diciamo la verità, in questo reportage non stiamo proprio seguendo l’ordine dei momenti salienti come avevamo annunciato. Eppure, non è così negativo non farlo nonostante sia rilevanti considerare ogni aspetto dell’opera in sé.
Tralasciando, come già specificato nella prima parte, la parte prettamente politica, Rocky IV appare, nella sostanza, come un messaggio rivolto a qualsiasi persona che, in un determinato momento della propria vita, si trova a dover far fronte ad una sfida con sé stesso: quella relativa ai propri limiti.
D’altronde Apollo Creed si è ritirato, così come anche Rocky, ma non vuole accettare il fatto che sta ‘diventando una persona normale’, perché, secondo lui, “l’istinto omicida non è una luce che si accende e si spegne’ e, soprattutto, ‘senza una fottuta guerra da combattere un uomo potrebbe addirittura morire’.
I limiti, dunque, sono tutti naturali, quelli ineluttabili dettati dal tempo e per il personaggio del compianto Carl Weathers la sfida più grande o quella che lui stesso va a cercare, la trova quando ha già imboccato il viale del tramonto. La conseguenza è, purtroppo per lui, è quella più malinconica, triste e drammatica: la morte.
Perché in fondo che senso ha una vita se poi la si riempie con i rimpianti: perché hai tutto, tutto come volevi tu. Prima non capivo, adesso sì. Queste parole sono pronunciate dallo stesso Rocky al funerale di colui che nel corso del tempo è diventato il suo migliore amico.
La sfida a cui va incontro lo stesso pugile per vendicare il suo amico, anche se Apollo non resusciterà, è quella di andare oltre il limite del consentito; di superare quella soglia che solamente in pochi hanno il coraggio di prendere di petto, considerando, ovviamente, tutte le conseguenze e di rischiare tutto quello che si ha: ‘perché la casa, le macchine non sono tutto’.
Appunto, è quell’istinto omicida o comunque quella natura che insita in tutti noi e che dobbiamo imparare a domare e a capirla per accettare soprattutto i nostri limiti. Certo, direte voi, Balboa i limiti non solo li supera ma vince dimostrandosi il più forte in assoluto. Non è solo questo: c’è anche un altro aspetto della nostra analisi, l’altra faccia della medaglia che, presi dai leggendari brani di accompagnamento, non subito riusciamo a prestare attenzione: le modalità di allenamento e, a sua volta, un mero capovolgimento della situazione.
Il pugile sovietico che si allena in una palestra avveniristica e il pugile americano che si allena in mezzo alla natura, proprio per cercare di superare quei limiti naturali che deve affrontare…