Il 27 novembre del 1985 usciva nei cinema il quarto e leggendario della saga del pugile di Philadelphia

In fondo nella sua essenza il quarto capitolo di Rocky ha una trama estremamente semplice. Un soggetto che negli anni successivi fece addirittura scuola per come venne impostata e che raccontava semplicemente questo: dopo che l’ex campione dei pesi massimi, Apollo Creed, nel tornare nel giro che conta, rilancia alla grande il suo ex rivale, e sotto sotto progetta anche il suo stesso ritorno sul ring.

Rocky Balboa non lo sa delle vere intenzioni di colui che ormai è diventato il suo più grande amico. Lo scopre solamente, quando ormai è ritornato il pugile che tutti quanti avevano iniziato ad ammirare, qualche tempo dopo: ovvero quando negli Stati Uniti d’America sbarca colui che viene soprannominato ‘La Transiberiana’ di nome Ivan Drago.

Drago è un enorme pugile, dilettantistico sovietico, pronto a sfidare i campioni americani. Anche se il suo vero scopo non dichiarato è uno solo, ma come sempre andiamo con ordine; anche se siamo ben consapevoli che questo capitolo della saga, cari lettori, lo conoscete molto bene e forse anche a memoria.

Comunque, Apollo Creed, una volta sbarcato il sovietico si fionda a casa di Rocky per rivelargli le sue vere intenzioni. Balboa, all’idea, è chiaramente poco convinto ma in seguito cambia idea dopo un discorso altamente profondo dello stesso ex pugile. La scena condivisa direttamente da Youtube, a differenza di quanto potrebbe sembrare, nasconde un significato, un messaggio da non sottovalutare. Nella sua essenza è lo stesso quarto capitolo ad avere questa doppia natura, parallela e non attentamente analizzata a fondo.

Ma non entriamo ancora nel dettaglio della nostra analisi, continuiamo, per sommi capi, a raccontarvi il plot ideato dallo stesso Stallone. Dunque, Apollo Creed, intenzionato a salire nuovamente sul ring contro il sovietico, senza essersi allenato neanche un minuto dopo cinque anni di inattività, in un altro momento del film rivolge un altro discorso allo Stallone italiano.

L’incontro di pugilato tra l’americano e il sovietico è una mera esibizione, con tanto di versione spettacolare di Living in America di James Brown. Ma la serata o quantomeno l’evento si trasforma in una tragedia. Apollo Creed muore sotto i colpi di Ivan Drago e Rocky solo allora capisce che il vero bersaglio dell’atleta russo era lui e che il suo amico ha voluto morire sul ring perché non sapeva accettare il silenzio che lo circondava e che si era fatto troppo rumoroso dopo il suo inevitabile ritiro.

Rocky a quel punto è costretto a rimettersi in gioco, anche lui ritiratosi dopo aver letteralmente distrutto Clubber Lang, l’avversario del terzo film, intuisce che questa volta è una sfida mai immaginata, oltre il limite della sopravvivenza. Sono ormai diventate storiche le contemporanee immagini de due atleti che si alleano per una sfida non omologate dalle stesse federazioni. Storiche e leggendarie grazie soprattutto ai brani musicali che ne accompagnano le singole sequenze, ogni singola inquadratura rendendola sempre più immortale. Una volta arrivato il giorno dello scontro finale tra Rocky Balboa ed Ivan Drago è inutile ricordare chi trionferà alla fine del match, durato ben quindici riprese.

Anche quello stesso finale, nella sua essenza, rimarrà nella storia per un altro discorso. Parole che non hanno nulla a che vedere con quelle proferite nel drammatico sfogo nel primo capitolo della saga, come non avranno neanche a che fare con le parole rivolte allo stesso Rocky al futuro figlio nell’ultimo capitolo della saga.

Saranno parole che andranno a comporre uno dei messaggi di pace e di speranza più particolare e sorprendente di sempre. Un messaggio di fratellanza e di unione non tanto tra due sistemi politici ma tra due popoli che si sono sempre guardati in cagnesco a causa degli stessi e diversi modi di vivere e di essere.

Un film, quello di Rocky IV, che sarà totalmente diverso rispetto ai precedenti capitoli. Una piega che lo stesso Stallone attuò già nel precedente capitolo, ma più fedele allo stile e più legato, anche musicalmente, alla storia medesima Rocky 4, invece, oltreché una vera bomba al botteghino, ma questo dettaglio lo analizzeremo più avanti, si rivelerà essere, nel vero senso della parola, come una sorta di videoclip musicale inserito nella struttura tipica, sì del lungometraggio, ma con la concezione del blockbuster che in quegli spopolavano in tutto il mondo.

Per certi versi e per un paradosso, il quarto film di Rocky rischierà essere anche un punto di non ritorno, vedendo il fiasco di quello che doveva essere inizialmente, il quinto ed ultimo film. poi con il sesto ci sarà, finalmente, una degna chiusura di una storia inaugurata esattamente solamente trenta anni prima.

Rocky 4, nella sua essenza, è un film semplice, costituito da una trama semplice e caratterizzato da momenti musicali di mero intrattenimento. Ciò che molto probabilmente non si è mai riuscito ad intuire è il potenziale dei tanti messaggi, sia impliciti che espliciti, il film stesso rilascia.

Messaggi che hanno, nella loro essenza, un unico comune denominatore: la sfida oltre i limiti consentiti. Quelli limiti consentiti dalla stessa natura umana. D’altronde, anche nel terzo capitolo, in via indiretta, Sylvester Stallone sembrava puntare proprio in quella direzione in quel lontano maggio del 1982, in cui il protagonista, dopo aver subito una tremenda batosta, doveva vincere la sfida contro sé stesso; contro la propria paura di fallire per tornare a vincere. Per tornare ad essere sé stesso ma con una nuova consapevolezza.

In quel 27 novembre del 1985, invece, l’ideatore della saga del pugile di Philadelphia alzò nuovamente il tiro ponendo l’accento sulla questione dei limiti imposti dalla natura. I limiti a cui va incontro qualsiasi atleta che si rispetti. Limiti con in quali, in qualsiasi altro contesto, bisogna sempre fare i conti e dai quali non ci si può sottrarre da tale confronto.

Fino adesso abbiamo solamente sfiorato l’argomento, abbiamo solamente condiviso alcune scene ed alcuni momenti salienti del film senza ancora entrare nel merito della nostra analisi che adesso non tarderà più ad arrivare. Il punto era, da parte nostra intuire da quale parte incominciare e la risposta era quella più ovvia: seguire l’ordine stesso del quarto episodio…

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