Il 15 Settembre del 1986, Stephen King ci regalò uno dei romanzi più semplici ed al tempo stesso più complesso della letteratura moderna
Ci sono romanzi e romanzi. Vi chiederete, cari lettori e giustamente anche, quale potrebbe essere la differenza insita nella stessa parola e, semmai esistesse, semmai fosse così profonda. La risposta è sì. Talmente profonda che quasi nessuno se ne può accorgere, soprattutto quando ci si trova di fronte ad una novella, termine mutuato secondo la formazione dell’idioma inglese, in questo caso americano, in cui la trama ed il suo stesso sviluppo va oltre al semplice intrattenimento. Perché si sa, da che mondo e mondo, esiste un certo tipo di letteratura, che si differenzia totalmente da altre tipologie di produzione letterarie. Creando, così, una sorta di divisione, una sorta di confine tra ciò che è cosiddetto ‘alto’ da quello che è considerato ‘basso’.
Ma chi è che decide cos’è l’uno e cos’è l’altro? Soprattutto chi decide quei casi in cui, più unici che rari, che quella commistione, improbabile secondo molti, sia avvenuta esattamente 40 anni fa? Vero, in tutti questi anni non ci siamo mai e poi mai soffermati nell’analizzare in questo modo un romanzo o una semplice novella. Questa operazione non consideratela neanche una sorta di eccezione, perché prima di questo appuntamento, in questa rubrica non è mai esistito. Peccato, solamente, che meriterebbe due parti in più.
Il motivo per cui non siamo due giorni prima? La risposta è nei tre reportage che hanno tenuto banco questa ultima settimana. Dunque, ritorniamo a questo romanzo in cui, nel tempo, è stato persino capace di ispirare una miniserie televisiva, una trasposizione cinematografica con tanto di sequel, ma solo per proseguire il resto della storia originale e, almeno fino adesso, due serie televisive in cui vengono narrati alcuni eventi che si sono verificati prima della stessa storia originale.
Ma qual è questa trama dalla composizione semplice, ma dai risvolti essenzialmente complessi? Tralasciando per un momento l’anno di ambientazione e rimanendo sull’idea voluta dal geniale autore, basterebbe dire essenzialmente questo: quattro adulti si ritrovano, diversi anni dopo, per far fronte ad una minaccia comune non eliminata in maniera definitiva.
Parola più o parola meno, deve esser stato questo l’appunto che lo stesso autore, scrittore e geniale Re del Brivido Stephen King deve essersi trascritto da qualche parte prima di sviluppare quello che si ritiene essere il suo miglior romanzo della sua prolifica e leggendaria carriera e, allo stesso tempo, produzione letteraria.
Certo, qualcuno di voi menzionerà a ‘Carrie’, ‘Christine la macchina infernale, la zona morta; ma anche 22 novembre 1963 e tanti altri. Ma forse nessuno di questi romanzi ha la potenza evocativa di ‘It’, pubblicato il 15 settembre del 1986. Un libro proveniente dal decennio più amato della storia. Un romanzo di cui ancora oggi, dopo l’ennesima lettura, riusciamo a comprenderne i vari significati. Attenzione, non abbiamo detto ‘il significato’, ma proprio ‘i significati’.
Un enorme volume dal titolo così semplice, scritto divinamente e vi spiegheremo con estrema cura del perché, che comprende una delle storie più crude che qualsiasi scrittore non avrebbe mai potuto immaginare.
Nel riportare quello che potrebbe esser stato il vero appunto dello scrittore statunitense non è che ci siamo dimenticati di specificare ‘la minaccia comune’ da affrontare, da parte dei protagonisti, ma l’abbiamo voluta rinviare di poco affinché potessimo entrare, ancor di più, nel merito e nell’atmosfera di questa lunga analisi. Analisi, però, che non terrà conto, almeno in maniera diretta, delle singole trasposizioni sia televisive che cinematografiche.
La minaccia comune è rappresentata da un pagliaccio. Si, tanto ormai lo sapete tutti cari lettori. Un pagliaccio anonimo e buffo. Di quelli che fanno ridere i bambini, di quelli che trovi, magari, vicino al venditore ambulante di zucchero filato. Di quelli che amano far divertire, gli stessi bambini, con i palloncini. Invece lui, questo pagliaccio, li fa galleggiare, nel vero senso del termine, e non stiamo facendo riferimento solo ai palloncini.
Chiamarlo pagliaccio, però, è un po’ troppo e neanche ci possiamo permettere, fin dall’inizio di questo speciale tutto letterario, di svelare cosa ci sia dietro. Lo faremo ma a piccole dosi, partendo sempre dal nostro classico motto quando il viaggio analitico risulta essere abbastanza complesso nella sua essenza: fermiamoci e andiamo con calma.
Una storia strana questa del Re Del Brivido, chiamato impropriamente così della critica dell’epoca e più avanti vi spiegheremo del motivo in maniera ancor più approfondita; una trama misteriosa e al tempo stesso complessa, il cui sviluppo trova la sua essenza non tanto in quello che potrebbe essere considerato il momento clou, che ancora non sveliamo, ma la suddivisione in due momenti ben precisi; o meglio: in due epoche ben precise. Quella che rappresenta un prima e quella che rappresenta un dopo. Un lungo viaggio che inizia nel 1957 e che vede il suo culmine ben 27 anni dopo.
Una sorta di storia divisa in due che, semmai fosse stata realizzata ai tempi nostri, con la cultura delle storie a puntate, di sicuro, lo stesso Stephen King, ci avrebbe comunque regalato un unico ed emozionante volume caratterizzato da una triplice suddivisione interna o quantomeno sembrerebbe questa la scelta che avrebbe concretizzato.
Ci sarebbe anche un altro dettaglio da tener bene a mente e che per poco non ci ha permesso di celebrare, persino, un duplice anniversario. Che il romanzo venne pubblicato il 15 settembre del 1986 è, oramai, un dato di fatto. Ma pochi sanno che lo stesso King iniziò a sviluppare la storia il 9 settembre del 1981. Dunque, ben quarantacinque anni fa, per non dire cinque anni prima della stessa pubblicazione.
Ritornando alla trama, ritornando al suo sviluppo che potrebbe sembrare addirittura articolato e complesso, chi prende in mano il romanzo scoprirà non una storia ma un mondo. Con questa espressione vogliamo sottolineare quello che forse non si noterebbe con molto attenzione. D’altronde chi legge un libro od una qualsiasi storia si sofferma, come logico che sia, su ciò che lo scrittore racconta come un unico corpo narrativo. Invece, non è sempre così. In It la visuale nostra ed anche vostra, cari lettori, deve essere ancor più aperta di quello che si potrebbe pensare…