Il 15 Settembre del 1986, Stephen King ci regalò uno dei romanzi più semplici ed al tempo stesso più complessi della letteratura moderna
Nella sostanza qual è questo evento che non sarebbe mai dovuto accadere? Il ritorno dello stesso It nello stesso identico luogo dove colpì anni prima. Le vittime sono sempre le stesse: bambini, ragazzini e adolescenti. Tra i diretti interessati, c’è il fratellino del futuro scrittore con il quale, King, apre la prima parte del romanzo. Nella seconda parte, che nei fatti non viene descritta subito, riguarda il brutale omicidio, anche se le dinamiche sono quelle di una sparizione, inizialmente, di una bambina. Questo evento fa innescare la serie di telefonate da parte di uno dei protagonisti verso gli altri. Tutti quanti riusciranno a mantenere la promessa fatta anni prima?
Non tutti, qualcuno purtroppo non riuscirà a reggere il perso della parola data, soprattutto dopo quanto ha visto molti anni prima. Vero, stiamo svolgendo un’operazione a metà, nel senso che da un lato stiamo entrando nel merito della storia in sé, ma dall’altro stiamo facendo di tutto per non spoilerarla troppo. Perché, cari lettori, non sappiamo quanti di voi hanno potuto godere di questo romanzo irripetibile.
Ognuno, dunque, si ripresenta sapendo che c’è molto in gioco; la posta in palio è alta e, nella sua complessità, riguarda la vita stessa e non solo dal punto di vista fisico ma persino psicologico. Perdere significherebbe non solo morire dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista della psiche. il trauma, nella sua essenza, deve essere superato per uscire indenne. D’altronde, in tutto questo, c’è un mero senso metaforico, nonostante non sia così secondo una prima impressione.
Stephen King in quelle che sono ben oltre mille pagine di racconto, produce una gran quantità di minute o grandi descrizioni di particolari, di dettagli, anche apparentemente insignificanti. Un esempio su tutti è quando uno dei personaggi teme di lasciare la gamba fuori dal letto mentre sta dormendo o quando deve fare ingresso in una zona della casa troppo buia e allora, entrarci, significherebbe essere in balia di un mostro che aspettava il suo ingresso per colpire e fare del male.
Tutti escamotage narrativi che non devono essere in alcun caso equivocati, semmai analizzati con estrema attenzione. ‘It’ non è un romanzo di solo e mero intrattenimento, ma qualcosa di più. In fondo lo abbiamo detto, sostenuto e ripetuto fin dall’inizio di questo speciale. Per alcuni può essere il classico romanzo americano di intrattenimento, ma, per l’ennesima volta, non è così.
‘It’ è un lungo viaggio verso l’oscurità e la paura. Non tanto perché un essere misterioso, con le sembianze da innocuo pagliaccio, uccide regolarmente, ogni ventisette lunghi anni, bambini. No, il viaggio riguarda il nostro animo. Riguarda la nostra capacità di saper superare le insidie e tragicità della vita; quei piccoli e grandi problemi che ci tormentano da sempre e che alle volte, proprio per riavere un nostro equilibrio non affrontiamo del tutto.
È una lunga metafora mascherata da storia di intrattenimento, con il formato del romanzo kolossal, e con una prosa che può tranquillamente fungere da manuale per qualsiasi aspirante scrittore. No, cari lettori, non stiamo esagerando. Il modo di organizzare i capitoli, in sottocapitoli, in modo di raccontare non in maniera asettica, ovvero come un narratore che riesce ad essere distaccato da ciò che sta raccontando, ma con una notevole ed equilibrata partecipazione emotiva, lascia intendere che Stephen King è molto di più di un semplice scrittore di genere horror. E su questo punto dobbiamo ulteriormente fermarci.
Sempre nella prima parte, senza troppi giri di parole, avevamo lasciato intendere che più avanti, in questo speciale per i 40 anni del suo romanzo, avremmo detto la nostra sul perché, lo stesso King, non debba esser considerato come il Re del Brivido. D’altronde cinquanta anni fa lo stesso autore nato a Bangor esordì, almeno ufficialmente, nel mondo della letteratura con ‘Carrie’. Anni più tardi venne realizzata una famosa trasposizione cinematografica, omonima, con tanto di sottotitolo incorporato: Lo sguardo di Satana.
Dev’esser stato questo titolo ha sviare la maggior parte dei critici e dei lettori. Perché nel corso degli anni successivi, anni che poi porteranno proprio ad ‘It’, Stephen King ci dona libri come: La Zona Morta, Christine la macchina infernale, Cujo. E tutte queste storie, in un modo o nell’altro e nella loro essenza, posseggono un unico comune denominatore: il terrore, il brivido e la paura.
Si, avete ragione: abbiamo parlato di un unico comune denominatore e invece sembra che ne abbiamo indicati direttamente tre. Allora, sarebbe meglio soffermarci sull’ultimo vocabolo indicato, la paura. Da ciò si potrebbe risalire all’errata convinzione che una certa parte di critica lo abbia bollato in quella maniera. Ma i temi di Stephen King non sono i mostri in quanto tali. Le creature del buio, un po’ come un altro sottotitolo di un suo romanzo di una quarantina di anni fa, Tommyknocker.
Non solo gli esseri malvagi che diventano clown o spiriti che si impossessano di auto anni ’50. Semmai i mostri, gli esseri spaventosi, in alcune sue storie, mettiamoci anche il leggendario romanzo di Shining, promanano da noi stessi. È come se ci volesse dire di prestare attenzione: a causa del nostro comportamento possiamo essere anche noi dei mostri. Sembra una banalità ma non lo è.
In Stephen King, chissà quanto voluta, c’è una perfetta commistione tra l’esigenza di raccontare storie di mero intrattenimento e quella di rilasciare molto di più di un qualche momento di svago attraverso le pagine; seppur si possa trattare di un romanzo avvincente.
L’elemento psicologico, l’elemento anche sociale e per non dire anche storico in ’22 novembre 1963’, pone lo stesso King come un romanziere a trecento sessanta gradi. Nel senso che non ha una categorizzazione fissa, nonostante viene etichettato come autore horror o thriller soprannaturali. Basti anche osservare la sua stessa evoluzione come scrittore, la quale raggiunse il culmine proprio quaranta anni fa con questa novella, con questa storia: non di genere horror, ma molto di più.
Certo dovremmo anche noi soffermarci nel cercare di indicare un genere ben specifico per ‘It’, ma quasi sicuramente, dopo tutto quello che abbiamo detto, cadremmo anche noi nella trappola.