Oggi i funerali del fuoriclasse dell’Inter e della Nazionale si è spento all’età di 83 anni
In questi tristi giorni del calcio italiano, in cui i ricordi la fanno da padrone e le nuove generazioni chiedono ai loro nonni, giustamente, chi fosse Sandro Mazzola, chiedendo di raccontare qualche giocata o anche qualche aneddotto in particolare, ieri, in chiusura di seconda parte, ci eravamo quasi soffermati nel tentativo di spiegare la sua esatta posizione. Inteso come un centrocampista destro interno, dunque un numero, Mazzola possedeva colpi anche da centravanti.
Lo sappiamo cosa state pensando cari appassionati di calcio, non proprio inteso le classiche caratteristiche del centravanti puro. Ovvero colui che si piazza al centro dell’attacco per attendere la palla. Mazzola era più avanzato di un mediano ed era più arretrato, appunto, di un centravanti. Dunque, a metà strada tra ‘un 8 e mezzo’ ed un ‘nove e mezzo’.
Poteva giocare anche come ala, ma nella sua personale evoluzione negli schermi di Herrera, Mazzola divento un puro numero 10, come il suo omologo, amico ed avversario storico, rappresentante l’altra metà della Milano calcistica, Gianni Rivera.
Apparentemente lento, quasi sicuramente per quei tempi non si correva come oggi in mezzo al campo, Sandro possedeva uno scatto nello scatto. Nel senso di riuscire ad avere diverse velocità nella stessa accelerazione. Nel suo essere offensivo si rivelò essere un giocatore altamente completo che lo portò a realizzare, complessivamente, con la maglia neroazzurra, ben 162 reti in 572 presenze. Mentre con la nazionale italiana di calcio 22 reti in 70 presenze.
Al di là dei numeri e della sua precisa posizione, non dobbiamo dimenticare che proprio oggi si svolgeranno i funerali presso la cattedrale di Sant’Ambrogio a Milano e, come stavamo dicendo in apertura di terza parte e prima di proseguire il racconto della sua leggendaria carriera, soffermiamoci su alcune reazioni che in queste ore si sono susseguite anche sull’onda emotiva della sua scomparsa.
“Sandro è stato per me una persona davvero speciale. già da bambino era uno dei miei idoli: avevo il suo poster appesa nella mia cameretta. Il fatto che sia stato proprio lui, nel 1984, da direttore sportivo, a portarmi all’Inter è una di quelle storie speciali che solo il calcio sa scrivere. Gliene sarò sempre grato”.
Questa è solo una delle tante dichiarazioni che vi proporremo in questa parte di speciale che anticipa una parte del racconto della sua irripetibile carriera nel mondo del calcio, dopo la vita da calciatore. Ovvero quella da dirigente. A pronunciarle il leggendario Karl-Heinz Rumenigge.
“E’ il primo che mi ha messo nelle condizioni di lavorare, di andare in una sede di calciomercato, di stare vicino a lui e imparare. Ho sempre provato tanto affetto verso di lui e soprattutto tantissima riconoscenza. È stato un mito”. Altre dichiarazoni, dunque, altre parole che testimoniano la grandezza, l’ultima e la professionalità dello stesso Mazzola da parte del dirigente dell’Inter, Ausilio.
Non poteva mancare, in questa lunga carrellata tra i ricordi anche lo ‘Zio’ Bergomi, il quale ha rilasciato queste parole: E’ stato lui a spingere per farmi esordire con l’Inter a 16 anni, vedeva qualcosa in me. Ha segnato un’epoca, è stato personaggio unico”.
Grazie a quest’altra dichiarazione possiamo rimediare ad un errore commesso nella prima parte di questo reportage interamente dedicato a lui. se vi ricordato avevamo affermato che dopo Mazzola sono arrivati altri grandi che hanno rappresento i colori neroazzurri, inteso come mere bandiere; ma ovviamente dopo di lui. dimenticando, però, uno dei più iconici proprio ai tempi di Rumenigge, di Matthaus, di Klinsmann e dello stesso Giuseppe Bergomi. Ovvero Walter Zenga: Ho avuto un rapporto particolare con Mazzola. Quando avevo 18 anni fui aggregato alla prima squadra dell’Inter perché Bordon era in ritiro con la Nazionale per i Mondiali in Argentina. Ci fu una trasferta in Cina, a Pechino, e io fui testimone dell’ultima partita di Sandro con l’Inter: giocò il primo tempo e poi consegnò la maglia numero 10 a Evaristo Beccalossi.
Io portavo la posta nell’ufficio di Mazzola e Beltrami. Poi un giorno mi chiamarono per dirmi che ero stato trasferito alla Salernitana. Per noi ragazzi Sandro era l’idolo incontrastato, avevamo quasi timore persino di salutarlo.
La Primavera giocava ad Appiano Gentile al mattino e i giocatori della prima squadra erano a bordocampo. Quando vedevo quelle icone mi emozionavo ancora di più. Per noi Sandro era il punto di riferimento: non potevi dirgli una bugia perché lui capiva tutto.
Oggi i tempi sono cambiati e ci sono pochi esempi di bandiere. Gli ultimi sono stati Maldini, Del Piero, Totti e Costacurta. Io all’Inter ho passato in totale 23 anni: quando trascorri così tanto tempo in un posto ne diventi una radice. Sandro è stato questo, così come Giacinto Facchetti.
Mazzola era presente anche alla presentazione di Ronaldo. Rappresentava l’interismo e quel giorno c’era anche Suarez. Avere due personalità del genere al tuo fianco ti dà la percezione della grandezza del club. Sandro ha avuto la bravura di essere un rappresentante dell’Inter in campo da giocatore e fuori da dirigente. Mazzola ha dato tantissimo all’Inter e ai suoi tifosi”.
Prima di concludere questa serie, quasi interminabile di testimonianze e reazioni, non si può tralasciare le parola di Malagò: Se ne và una leggenda, una delle figure che hanno contribuito a rendere grande il nostro calcio nel mondo.
Non si può neanche dimenticare lo stesso Altobelli, già menzionato: E’ stato il mio idolo da ragazzino, lo guardavo in tv e sognavo un giorno di vestire anche io la maglia neroazzurra. Gli devo tanto.
Ancora, De Sisti: E’ un grande dolore per tutti. Per gli amici, per chi lo ammirava come uomo e ne ha apprezzato le doti umane, oltre al gran giocatore che è stato.
E per concludere l’Aic: Alla grandezza del campione, Mazzola ha unito una profonda consapevolezza del ruolo sociale e professionale del calciatore. La sua presenza tra i fondatori resta parte cruciale della storia dell’Aic”.
Parole, dunque, che non hanno alcun bisogno di esser ulteriormente commentate. Sono già molto chiare da sole. Come promesso, domani, ritorneremo sul resto della sua carriera e sulle sue scoperte anche impensabili da dirigente dell’Inter…