In occasione del Premio Vialli, tenutosi a Rimini nei giorni scorsi, inauguriamo una nuova rubrica che racconta il calcio di una volta: Nostalgie Calcistiche
Ci sono i calciatori, i bravi calciatori; quelli ottimi, che già iniziano a differenziarsi da quelli bravi. Poi ci sono i campioni che portano il gioco ad un livello superiore; per non parlare dei fuoriclasse. E poi? A questa domanda, così breve e quasi inutile, con tutta tranquillità si potrebbe rispondere: e poi basta. E invece no: poi ci sono i leader, silenziosi e no, ma che riescono a dare un contributo in campo pari a coloro che sono dotati tecnicamente. Ma cosa succede quando le diverse figure si uniscono in un’unica personalità? Che si intrecciano in un’unica figura? Nell’immaginario collettivo, nell’estate del 2021, questa miscela esplosiva aveva solamente un nome ed un cognome il quale, a distanza di ben cinque anni, non è mai venuto meno.
La verità è che questa figura così trascendentale del campo da gioco, capace di essere, persino calciatore ed allenatore allo stesso, giornalista ed opinionista, scrittore di alcuni testi e grandissimo motivatore ha avuto sempre un nome e non solo a partire da quell’estate del 2021, ma da sempre, da quando venne al mondo. Certe doti, non solo quelle tecniche legate al pallone, sono innate e Gianluca Vialli le aveva tutte.
Doti come il carisma, la voglia di lottare e di non mollare mai, di trattare gli avversari con rispetto, saper stare al gioco e giocare e non solo in campo. Nel corso della sua lunga carriera, Vialli, aveva fatto sua un’iconica battuta di un film leggendario: Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Frase pronunciata, nella pellicola dal titolo Animal House, da parte di uno dei suoi tanti miti: John Belushi. Una frase pronunciata in un film comico, ma che lo rappresentava appieno.
Di Gianluca Vialli, da quando venne a mancare quel 6 gennaio del 2023, non abbiamo parlato molto. Anzi, quasi niente. Più volte avevamo avuto l’intenzione di celebrarlo come ha sempre meritato e non solo con un unico articolo pubblicato il giorno seguente alla sua dipartita. Più che uno speciale, meriterebbe un vero e proprio reportage e per due semplici motivi che si uniscono in uno: per ciò che ha rappresentato in campo e fuori dal campo.
L’occasione di rendergli omaggio, in questi giorni e in questo weekend in cui il campionato italiano riparte dopo i quattro turni di Nations League della nostra nazionale, allenata dal suo amico fraterno Roberto Mancini, è stata ispirata da un evento che ha preso il via domenica scorsa, 4 ottobre, per poi terminare questo martedì, 6 ottobre, nella città romagnola di Rimini.
Una manifestazione, commemorativa, giunta alla seconda edizione, ma prima per esser andata sui canali Rai, con la cerimonia di premiazione di quello che, dall’anno scorso, è conosciuto come ‘Premio Vialli’. Noi, cari lettori ed appassionati di calcio, non solo siamo riusciti a seguire tutte e tre le giornate, scandite dalle sfide di padel e di foot golf, ma abbiamo anche assistito, soprattutto, all’ultima giornata, in cui, dopodomani, in concomitanza dell’ultima parte di questo speciale, pubblicheremo un nostro contributo filmato, composto da vari momenti particolari.
È inutile rimarcare che in questi tre giorni sono stati presenti, se non tutti almeno la maggior parte degli amici di Gianluca Vialli: erano presenti il gruppo storico, e leggendario, della Sampdoria; il gruppo della Juventus; senza dimenticare e sarebbe stato strano se non fosse stato presente, l’amico di sempre. L’altra metà della coppia gol più temuta degli anni 80’ e di inizio anni ’90: l’attuale Commissario Tecnico della nostra Nazionale Roberto Mancini.
Con lui, con il Mancio, Vialli ha condiviso gioie e dolori degli otto magici anni della Genova calcistica, sponda blucerchiata; ha condiviso le vittorie e le sconfitte più cocenti.
La più cocente di tutte è quella datata 20 maggio 1992 a Wembley. In quello stadio, proprio nella terra in cui è nato il calcio, il destino ha voluto giocare veramente un brutto scherzo. Non permettere a quel gruppo straordinario, trascinato da Vialli e Mancini, a quella vittoria, a quel trionfo che avrebbe rappresentato il suggello finale, appunto, di una cavalcata nel settembre del 1984.
Trenta anni più tardi, Roberto Mancini Commissario Tecnico e Gianluca Vialli, ufficialmente capodelegazione di quella stessa nazionale, ma ufficiosamente, il vero motivatore per quei ragazzi selezionati dal suo amico fraterno, riescono nell’impresa di riportare l’Italia in una finale del campionato europeo di calcio.
Quell’edizione del 2020, rinviata di un anno causa pandemia, prevedeva l’atto finale proprio in quello stadio dove persero contro il Barcellona la Coppa dei Campioni, ricordiamo che all’epoca si chiamava così la Champions League. Un trionfo suggellato ed immortalato da un abbraccio iconico non perché avvenuto tra due fuoriclasse degli anni ’80 e ’90 ma per la storia che lo stesso Gianluca, in quel preciso momento, rappresentava.
Avrebbe potuto starsene a casa e ha combattere in silenzio quella maledetta malattia che ce lo ha strappato troppo presto e invece decise di essere un esempio per tutti quelli che stavano vivendo quel dramma e, oltre tutto, un esempio, per quei ragazzi che riportarono il trofeo a casa. Ma c’è di più e fidatevi, quello che stiamo per scrivere non è affatto retorica, anzi.
In quell’abbraccio, avvenuto dopo la parata sull’ultimo rigore da parte del nostro ‘Gigione’ Donnarumma e che aveva certificato il ritorno sul tetto d’Europa come nazionale, in quell’abbraccio, tra Vialli e Mancini, c’eravamo tutti quanti noi, non più da semplici tifosi, ma come semplici testimoni di una delle più belle storie che il calcio stesso, quella notte, con tutto il suo retaggio, soprattutto del diretto interessato, ci ha regalato.
Storie, appunto. Come il nome della rubrica, Storie Sportive. Ma visto che si tratta di calcio, ci siamo permessi di cogliere l’occasione di inaugurare una nuova rubrica tra ‘In Campo con FreeTopix’, ‘Novanta minuti’ e, appunto, Storie Sportive. Un nome ed un titolo che evoca non solo il nome di calciatori leggendari, come lo stesso Gianluca Vialli, che stiamo celebrando in questa occasione, ma anche di partite e di tanti aneddoti legati dentro e fuori il campo. Una novità assoluta che siamo onorati di inaugurare con il ricordo delle gesta, della carriera e della vita di Gianluca Vialli, il leader fuori e dentro il campo che dà il via a ‘Nostalgie calcistiche’… Domani la seconda parte dello speciale…