In occasione del Premio Vialli, tenutosi a Rimini nei giorni scorsi, inauguriamo una nuova rubrica che racconta il calcio di una volta: Nostalgie Calcistiche

Ci siamo fermati a quell’abbraccio ieri, inizialmente senza condividere quell’immagine. Credevamo che non ci fosse alcun bisogno di farlo. È una fotografia rimasta impressa nei nostri cuori dal primo momento in cui l’abbiamo vista e, nei giorni del Premio Vialli, l’abbiamo rivista più volte, e non solo dentro di noi. Nella serata finale, tenutasi nella splendida cornice del Teatro Fulgor di Federico Fellini, quel momento ci è passato davanti agli occhi altre mille volte attraverso i singoli contributi filmati, senza mai stancarci. Ecco perché, oggi, abbiamo deciso di aprire proprio con quei pochi secondi in cui tutto il senso della sua vita e della sua eredità sembra concentrato.

Nonostante questo primo speciale, che inaugura ufficialmente la nuova rubrica, sia interamente dedicato alla figura indimenticabile di Gianluca Vialli, è impossibile non parlare di ciò che è avvenuto durante la tre giorni del premio intitolato alla sua memoria. Allo stesso modo, è inevitabile ripercorrere la sua irripetibile carriera. Per addentrarci non solo nei suoi primi anni di professionismo nel mondo del calcio, basta inizialmente fare alcuni nomi, non evocati a caso.

Ivano Bonetti, Moreno Mannini, Fausto Pari, Gianluca Pagliuca, Dario Bonetti, Giuseppe Dossena, Stefano Tacconi, Angelo Di Livio, Moreno Torricelli, Fabrizio Ravanelli; e ancora: Alberto Di Chiara, Alessandro Melli, Fausto Pizzi e Fernando De Napoli. Senza dimenticare, ovviamente, Roberto Mancini. Questi sono solamente alcuni dei protagonisti che hanno voluto testimoniare, con la loro presenza fisica e la loro commozione, la memoria e l’affetto immutato verso un uomo che è stato un compagno di squadra leale, un avversario formidabile, ma soprattutto un amico. Un amico vero, nel senso più nobile del termine.

Come vedremo nel racconto della sua epopea sportiva, Vialli ha vestito quasi cinque maglie nel suo percorso nel calcio dei grandi: il Pizzighettone, la Cremonese, la Sampdoria, la Juventus e il Chelsea, senza dimenticare la maglia della Nazionale italiana di calcio.

I primi due giorni della manifestazione, giunta alla sua seconda edizione, vissuta come una sorta di “versione 2.0” dato che l’anno precedente era stata una pura rimpatriata tra vecchi amici, sono stati caratterizzati da appassionanti sfide a padel e a foot golf, per poi giungere al momento clou del 6 ottobre.

Della serata finale pubblicheremo domani, nella terza e ultima parte, un collage dei momenti salienti, concepito come una sorta di quarta ed ultima parte indiretta. Un lungo contributo visivo in cui potrete rivedere i vostri beniamini di un tempo e ascoltare i loro racconti intimi, con la passerella dei protagonisti in ordine di premiazione e dove la commozione, in più di un’occasione, ha preso il sopravvento su tutto il resto.

La stessa emozione ci accompagna nel ripercorrere le tappe della sua leggendaria carriera, a partire dalla sua data di nascita. Il giorno e il mese coincidono con un altro evento di cui, in questa calda estate, si è celebrato il ventennale, rendendo l’anniversario ancora più dolce: il 9 luglio. Per lui parliamo del 1964, per noi del 2006. Sì, proprio così: seppur con molti anni di anticipo, Gianluca Vialli venne al mondo a Cremona, in Lombardia, esattamente nello stesso giorno e nello stesso mese in cui, quarant’anni dopo, la nostra Nazionale si sarebbe laureata campione del mondo per la quarta volta nella sua storia, nella notte di Berlino. Un segno del destino che unisce la nascita di un campione al trionfo più alto del nostro calcio.

Gianluca nacque in una famiglia agiata originaria di Cles, un suggestivo paesino del Trentino-Alto Adige. Era il quinto e ultimo figlio di Gianfranco Vialli e Maria Teresa. I suoi fratelli e le sue sorelle si chiamano Mila, Nino, Marco e Maffo. Il padre Gianfranco, un imprenditore cremonese stimato e scomparso l’anno successivo alla morte del figlio, aveva fondato la ‘Casitalia’, una storica azienda edile specializzata in prefabbricati.

L’infanzia e l’adolescenza di Gianluca trascorsero dunque in un contesto sereno e agiato. Nonostante i classici doveri scolastici e le responsabilità familiari, la passione per il pallone superò ogni altra cosa. In precedenza, abbiamo sottolineato che nella sua carriera ha quasi indossato cinque maglie, la prima avrebbe dovuto essere quella del Pizzighettone. In realtà, dopo aver dato i primi calci all’oratorio della sua città natale, il celebre ‘Cristo Re’ situato nella zona del Villaggio Po, il giovanissimo Gianluca venne effettivamente ingaggiato dalla società biancazzurra. Tuttavia, a causa di un intoppo burocratico legato al tesseramento, non poté mai scendere ufficialmente in campo con quei colori.

Ad approfittarne fu la Cremonese, la squadra principale della sua città, che ne intuì subito il potenziale cristallino e acquistò il suo cartellino per la cifra, allora simbolica, di mezzo milione delle vecchie lire. Grazie ai colori grigiorossi, il giovane Vialli iniziò a lavorare duramente, crescendo sotto l’egida di Guido Settembrini, un maestro di calcio e straordinario scopritore di talenti. Settembrini fu colui che plasmò e scoprì giocatori del calibro dei fratelli Baresi, Eugenio Corini, Paolo Negro, che proprio lui trasformò da attaccante a terzino moderno, fino ad arrivare a Paolo Ziliani.

Una curiosità legata ai primi anni di carriera di Gianluca, sebbene limitata al periodo delle giovanili, riguarda le date: considerando anche la parentesi nominale del Pizzighettone, il suo ingresso formale nell’universo calcistico risale al 1973, quando aveva appena nove anni. Il passaggio effettivo alla Cremonese si concretizzò nel 1978, all’età di quattordici anni. Con le compagini giovanili della squadra della sua città rimase fino al 1980, anno in cui avvenne il salto definitivo in prima squadra, dove debuttò in Serie B nella stagione 1980/1981, gettando le basi per la successiva e trionfale scalata.

Prima di addentrarci nel corso delle sue singole stagioni professionistiche, è fondamentale soffermarsi sulle sue reali caratteristiche tattiche e tecniche. Universalmente, la memoria collettiva tende a ricordare Vialli come un centravanti puro, un rapace d’area di rigore. Invece, dal punto di vista prettamente tecnico, sarebbe molto più corretto definirlo come un attaccante totale e completo.

Infatti, fin dai tempi delle giovanili grigiorosse, il futuro numero 9 della Nazionale aveva ricoperto prevalentemente il ruolo di ala tornante. Nel gergo calcistico contemporaneo, potremmo definirlo una seconda punta di movimento o un attaccante esterno di gran movimento…

Domani la Terza ed Ultima Parte

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