Nella scorsa notte il leggendario fuoriclasse dell’Inter e della Nazionale si è spento all’età di 83 anni

Ci verrebbe spontaneo riprendere il racconto della vita, dentro e fuori dal campo, di Sandro Mazzola, con la classica citazione dedicata al mai dimenticato Enzo Tortora: bene, dove eravamo rimasti. Ma la dura cronaca ci queste ore ci riporta con i piedi per terra, per ricordarci e ricordare a tutti voi, cari appassionati di calcio e no, che i funerali di Sandro Mazzola si terranno domani, alle ore 14.45, a Sant’Ambrogio, Milano.

Sempre la dura cronaca di queste ore ci ricorda non solo tutte le reazioni su cui, più avanti in questo lungo tributo ci soffermeremo, ma anche che ogni partita di questo turno di serie A vedrà entrare le squadre con il lutto al braccio, con tanto di minuto di silenzio per onorare la sua memoria.

Senza neanche farlo di proposito, lo stesso destino ha fatto incrociare la sua scomparsa con una delle partite più importanti di questo inizio stagione per la sua Inter contro la Roma, di cui vi renderemo conto nell’apposito reportage. Dunque, dove eravamo rimasti ieri? A quale punto del racconto della sua leggenda ci siamo fermati con la prima parte del reportage? Di certo, nel ricordare il momento esatto in cui, lo stesso Sandro Mazzola ha esordito in quel lontano 10 giugno del 1961, non abbiamo dimenticato un particolare, insito nel risultato ampiamente negativo per gli stessi neroazzurri. In quel nove a uno subito, ben sei reti furono realizzate da un certo Omar Sivori; mentre ricordato, sempre ieri fu lo stesso Mazzola a salvare la faccia, se così si può dire, dei suoi altrettanti giovani compagni di squadra con il gol della bandiera.

Un predestinato, insomma. Eppure, lo avevamo capito soprattutto già a causa della grave perdita subito in quel lontano 4 maggio del 1949, fino ad arrivare, dopo un’altra presenza nella stagione successiva, al momento della svolta decisiva. Svolta decisiva, come ricordato sempre sul finire della prima parte, in cui nei primi sette turni del campionato 1962/63 i risultati non furono positivi.

 Con solo due vittorie era chiaro a tutti che l’aria era davvero pesante e servivano delle vere e proprie rivoluzioni in campo. Herrera, per riprendere feeling con i punti scudetto, corse ai ripari inserendo due giovani davvero promettenti e mutando la posizione di alcuni giocatori titolari.

Per esempio, il terzino sinistro Picchi venne spostato al centro, come libero; Luisito Suarez da mezzala divenne regista; venne inserito un giovane di nome Giacinto Facchetti. E Sandro Mazzola? Fu promosso titolare come interno offensivo al posto di Maschio, dando vita a quello che oggi si definirebbe un vero e proprio tridente offensivo con Di Giacomo centravanti e Jair ala destra.

Tutte queste nuove combinazioni, chissà quante volte studiate, viste e riviste nella mente dall’allenatore, portarono nuova linfa alla squadra, mostrando persino un’inaspettata solidità difensiva e permettendo allo stesso giovane Sandro Mazzola di essere ciò che ormai rappresenta per tutti noi.

Eppure, nel raccontare la sua storia, nel cercare di ricordare, se non tutte, almeno le più importanti gesta sul campo di calcio, c’è un particolare, nella prima parte, sul quale pare abbiamo sorvolato di proposito. Invece, non è così. Un dettaglio non proprio di poco conto e su cui merita la dovuta attenzione. Contrariamente a quanti molti, potrebbero dimenticare ma non del tutto, Mazzola è figlio d’arte, anche come ricordato ieri. Ma ciò spiegherebbe il vero motivo, per cui, Sandro, nel tentativo di entrare nel mondo dello sport, non optò subito con il mondo del calcio.

Sia chiaro, da parte nostra è solamente un’ipotesi e nulla di più. ma provate ad immaginare la storia del calcio senza Sandro Mazzola nell’Inter e in quella stagione in cui l’inizio non fu dei più rosei. Ma cosa successe dopo queste variazioni tattiche e di uomini in campo? Come finì realmente quella stagione?

Non solo i neroazzurri recuperarono terreno nei confronti dei loro rivali storici, la Juventus, non solo divennero persino campioni d’inverno ma alla fine della stagione conquistarono, dopo ben nove lunghi anni di digiuno, lo scudetto. Il numero otto per essere precisi. Un trionfo che permise allo stesso club di prendere parte, per la prima volta, a quella che un tempo veniva definita Coppa dei Campioni.

Dal settembre del 1963 e fino al giugno del 1967 il calcio italiano, anche grazie e soprattutto alle giocate di Sandro Mazzola, conobbe la grande Inter. In tutto furono ben due Coppe dei Campioni tra il 1964 ed il 1965 e ben due coppe intercontinentali tra il 1966 ed il 1967, senza dimenticare anche gli altri due titoli nazionali arrivati nella stagione 1964/65 e 1965/66. Quest’ultimo permise la conquista della stella, che veniva attribuita a chi giungeva al decimo titolo della sua storia; per poi ritornare nell’oblio. A quel punto Mazzola, con la sua squadra andò incontro ad una fase di transizione, che si protrasse per ben cinque anni.

In mezzo a questo periodo della squadra interista, lo stesso Mazzola, andò incontro al leggendario biennio con la nazionale italiana di calcio. Un biennio caratterizzato dalla conquista dell’Europeo del 1968 e la finale persa, due anni più tardi, nel mondiale messicano, con tanto di partita del secolo contro la Germania, come ricordato più volte.

Sempre con la nazionale italiana si potrebbe aprire, a sua volta, un reportage a parte. Per non dire una storia a parte: iniziata nel lontano 12 maggio del 1963 e terminata molti anni più tardi. esattamente il 23 giugno del 1974. Ben undici anni di storia azzurra.

Dopo il mondiale del 1970, in campionato, si ripresentò la stessa situazione di otto anni prima: falsa partenza durante le prime giornate, per poi correggere il tiro fino a perfezionare il sorpasso ai danni dei cugini rossoneri senza però chiudere la stagione con qualche trionfo, anche minimo. Il 1971, invece, rappresentò l’anno di un altro scudetto, mentre il 1972 un’altra finale di coppa dei campioni ma questa volta persa.

Sempre nella prima parte di ieri, avevamo solamente accennato che ci saremmo soffermati nello specificare al meglio il suo ruolo. Nella sua essenza, Mazzola, agli inizi della sua carriera partì con il numero 8, per poi avere sulle spalle il numero 10…

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