Il 30 luglio del 1966 la nazionale inglese di calcio vinse il suo unico mondiale e trofeo della sua storia
Dicevamo, ieri, dei portoghesi, i quali, spinti dal loro più grande fuoriclasse, vinsero per 2 a 1, buttando giù dal podio i sovietici. Aprì le danze proprio Eusebio su rigore, il quale venne raggiunto da Malofeev. Solo ad un minuto dalla fine Torres eliminò ogni possibilità di continuazione del match ai tempi supplementari.
Se Eusebio la sua nazionale non raggiunsero l’obiettivo sperato si potrebbe dire che il centravanti lusitano chiuse la competizione a nove reti, laureandosi capocannoniere del torneo. Semmai fosse riuscito nell’impresi di realizzare ulteriori quattro reti avrebbe raggiunto il suo collega di qualche decennio prima. Quel La Fontaine che detiene ancora il record di marcature in una sola edizione dei mondiali, quella del 1930. Neanche gli attuali Mbappè, Messi e Cristiano Ronaldo ci sono riusciti.
Ci verrebbe da dire calcio di altri tempi, tempi in cui il tale gioco era più romantico e meno commerciale, meno affaristico e, soprattutto, dettaglio non proprio irrilevante, si giocava di meno, ovvero c’erano meno partite, si correva di meno ma si poteva ammirare molto di più la tecnica. Eppure, non possiamo denigrare un’epoca rispetto ad un’altra, bisogna sempre cercare di trarre il meglio, cercando di scoprire ciò che è veramente positivo o cosa no.
Comunque avete ragione cari lettori, siamo ormai giunti alla fine di questo viaggio e non vi abbiamo detto ancora nulla di quella nazionale inglese che fu capace, rispetto a tutti gli altri calciatori venuti dopo, di riuscire nell’impossibile. Di conquistare quel trofeo che, a distanza di oltre sessanta anni e per motivi totalmente diversi da allora, non riesce più a fare ritorno a casa.
Per esempio non vi abbiamo detto quante reti segnò Hunt o Hurst, per non dimenticare il leggendario Bobby Charlton. Partendo proprio da quest’ultimo, insieme all’altro suo compagno di squadra Roger Hunt, finì il torneo con ben tre realizzazioni. Geoff Hurst, invece, con un gol in più, quello storicamente decisivo e, allo stesso tempo, anche quello più contestato della storia. Ma fra un po’ ci arriviamo.
Senza riportare le due formazioni, come abbiamo ampiamente fatto in apertura di questo reportage qualche giorno fa, andiamo subito col dire che il match, soprattutto per il risultato maturato oltre i novanta minuti, fu una delle finali più belle che la storia dei mondiali ricordi. Un 4 a 2 da cui si evince una vera e propria battaglia in campo. Inutile sottolineare che la posta in palio per entrambe era non alta, altissima.
La battaglia vera e propria, dopo le classiche schermagli iniziali, del tipo ‘rimango prudente per capire quale sia la tua tattica, iniziò al minuto dodici e non furono i padroni di casa a gonfiare la rete. Furono i tedeschi. Haller, senza alcuna remora si potrebbe dire e anche con un po’ d’ironia, nel pietrificare i presenti al Wembley Stadium. Fortunatamente sei minuti più tardi, molto probabilmente, persino la Regina Elisabetta si riprese dall’iniziale grazie al pareggio di Hurst.
Quest’ultimo, però, non si accontentò di agguantare solamente il pareggio. No, fu il vero mattatore della partita dopo che Peters timbrò il cartellino dei marcatori a dodici minuti dalla fine e, a sua volta, dopo che Weber, proprio al novantesimo minuto piazzò il colpo che valeva il 2 a 2 e che avrebbe portato la finale ai supplementari. Fu in quell’ultima mezz’ora di mondiale che si verificò uno degli episodi più contestati, persino, della storia del calcio.
Il minuto? Il 101° della partita, precisamente a quattro minuti dalla fine del primo tempo supplementare. Una palla ribattuta in area avversaria dalla destra da parte degli inglesi, anticipo di Hurst su un difensore tedesco che lascia partire un missile dritto per dritto che batte prima sulla parte bassa della traversa, a seguire picchia sul terreno di gioco per poi schizzare via lontano.
D’istinto Hurst e gli altri suoi compagni di squadra esultano. Soprattutto questi ultimi si fidano del suo compagno di squadra perché evidentemente avrà visto, seppur in velocità accelerata, che la sfera fosse comunque entrata. Anche il guardalinee e il direttore di gara, svizzero, corrono entrambi verso il centrocampo facendo esultare, così, tutto lo stadio. Eppure, qualcosa non torna, ma nessuno, al momento se ne accorge o comunque non si perde ulteriore tempo visto che ci sono altri minuti da giocare.
La Germania, a quel punto tenta il tutto per tutto con l’intento di agguantare anche il 3 a 3 ma ciò non avviene e Hurst firma, al centoventesimo minuto, il gol del definitivo 4 a 2. Prima, però, di soffermarci sui festeggiamenti da parte degli inglesi, non spostiamo ancora la nostra attenzione su quanto accadde al minuto 101, con quel tiro di Hurst.
Per lunghi decenni, non solo i tedeschi, vari addetti ai lavori, per non dimenticare i tifosi che videro quella partita, sia in tv che allo stadio, ebbero, al momento qualche perplessità. Una perplessità terminata trenta anni dopo grazie alle nuove tecnologie. Semmai il sistema del var sarebbe stato attuabile anche in quell’epoca tutti quanti avrebbero scoperto che la palla aveva si picchiato la parte bassa della traversa, ed era quasi dentro alla porta, che aveva picchiato sul per terra ma non dentro la porta, ma sulla linea per poi schizzare lontano dall’area di rigore.
Dunque, il mondiale del 1966, proprio grazie ad Hurst viene storicamente ricordato per il cosiddetto ‘Gol Fantasma’. Inutile domandarsi se l’attaccante inglese si fosse veramente accorto che la palla fosse uscita fuori e, giustamente, si fosse approfittato della situazione, giocando sull’incertezza del direttore di gara. Perché sicuramente una domanda pleonastica e non tanto perché il centravanti inglese avrebbe veramente barato, ma per il semplice fatto che, forse, neanche lui si accorse veramente, vista la velocità con la quale aveva scagliato la palla verso la porta, del non gol.
Certo, le nostre sono solamente ipotesi, forse neanche campate in aria. Sta di fatto che da quel 30 luglio del 1966 l’Inghilterra non è più riuscita ad imporsi. Il Brasile, successivamente avrebbe vinto il terzo mondiale, come la Germania il secondo, l’Argentina il primo fino ad arrivare fino a noi con il terzo e così. Ma loro, gli inventori e i maestri del calcio per antonomasia sono ancora ad un mondiale e zero europei conquistati.