Il 30 luglio del 1966 la nazionale inglese di calcio vinse il suo unico mondiale e trofeo della sua storia
Un terzo match a cui si poteva guardare con fiducia e noi, inteso come tifosi, sia in quei giorni e sia in quelle ore di vigilia, ci mettemmo persino a fantasticare sul come sarebbe terminata la partita. Nel senso, con quale punteggio avremmo distrutto la Corea del Nord. Soprattutto, c’è chi pronosticava, persino, su chi avrebbe firmato il tabellino dei marcatori.
C’è chi diceva Pascutti, chi Rivera, chi Bulgarelli, chi addirittura Antonio Juliano, lo sfortunato Luigi Meroni, ci mancava solamente che veniva anticipata una battuta dei film di Fantozzi, e noi la parafrasiamo, ‘si disse che segnò persino Albertosi di testa’; e ancora Lodetti e persino Burnich e Facchetti. Insomma, della Corea del Nord ne avremmo dovuto dare un sol boccone.
E invece un anonimo dentista con il nome Pak Doo Ik ci tolse il dente nel modo più doloroso possibile. Era il giorno 19 luglio del 1966. Un giorno che lo stesso calcio italiano ribattezzato proprio con il nome della nazionale che ci eliminò quel giorno, supportato dalla massima alquanto nefasta: speriamo che non ci sia un’altra Corea. Anche se da ben dodici anni stiamo vedendo di peggio.
Gli azzurri, il giorno seguente rientrarono in patria accolti a pomodorate da parte di ogni tifoso italiano deluso. Difatti, tra le favorite c’eravamo anche noi per la vittoria di quel mondiale. Fortunatamente la nostra nazionale due anni più tardi vinse l’Europeo casalingo e sfiorò il trionfo mondiale quattro anni più in Messico, come abbiamo visto negli speciali dedicati a quell’edizione.
Dunque, dalla fase a gironi rimasero, in tutto, otto nazionali, le quali andarono a comporre i quarti di finale: Inghilterra – Argentina; Portogallo – Corea del Nord; Germania Ovest – Uruguay; Unione Sovietica – Ungheria. Andiamo subito a ricordare cosa è successo in quella che, dagli ultimi quaranta anni a questa parte, è ritenuta per motivi storici, sia calcistici che extra calcistici, il match per antonomasia.
Perché in fondo ogni qual volta che queste due rappresentative nazionali si scontrano non si tratta mai di vedere una partita di calcio, semmai una vera e propria guerra. Anche in quell’occasione fu altrettanto. Anzi, fu la prima volta che le due squadre si scontrarono nel vero senso del termine, determinando, storicamente non solo per il mondiale ma anche per la storia del calcio in generale, la prima espulsione della storia. A farne le spese fu un giocatore argentino, di nome Rattin. Alla fine a qualificarsi per le semifinali furono i padroni di casa, i quali passarono il turno con un gol di Hurst.
Si qualificò alle semifinali persino il Portogallo che con il risultato di 5 a 3 piegò la sorprendente, per noi, Corea del Sud. Lo show fu tutto del centravanti lusitano, Eusebio, il quale si rese protagonista non tanto di una doppietta o di una tripletta, ma bensì di una vera e propria quaterna, realizzata nel giro di trentatrè minuti di gioco. A chiudere i giochi ci pensò Josè Augusto.
Mentre per i coreani segnarono: Park Seung Zin, Li Dong Woon e Yang Seung Kook. La domanda a questo punto, parafrasando il mai dimenticato Antonio Lubrano, se avessimo superato la fase a gironi per poi giocare contro il Portogallo nei quarti di finale cosa sarebbe successo? Sappiamo tutti che a questa domanda non possiamo dare una risposta. Purtroppo anche la storia del calcio e dei suoi mondiali non si fa né con i sé e né con i ma.
L’altro quarto di finale vedeva scontrarsi le nazionali della Germani e dell’Uruguay. Anche in questo match si rivelò spettacolare, ma solo per una squadra: quella dei panzer tedeschi. Quattro reti che non ammisero nessuna replica e che relegarono la nazionale sudamericana, almeno per quel torneo, nell’anonimato più completo. L’ultima sfida in questo turno ad eliminazione diretta, prima delle semifinali, fu rappresentata da Unione Sovietica – Ungheria. Quest’ultima, molto lontana dai fasti del 1954, ovvero dai tempi di Frerenck Puskas, riuscì, comunque, a sfiorare un traguardo storico che non si ripeterà mai più. Quella fu l’ultima grande nazionale ungherese prima dell’oblio.
In definitiva i sovietici vinsero per 2 a 1, andando così ad incrociare la sua strada contro i tedeschi. Mentre i padroni di casa dovevano vedersela con un ulteriore brutto cliente: il sorprendente Portogallo di Eusebio, il quale sembrava in tutto e per tutto inarrestabile. Ma vedremo come le cosiddette cenerentole o le nazionali simpatia o comunque le squadre ritenute sorprese, almeno nella storia della coppa del mondo di calcio, non sono mai e poi mai riuscite ad alzare il trofeo. Anche quell’edizione non ci fu l’eccezione alla regola.
Dunque, le semifinali, rispetto alle quattro partite precedenti, non si tennero allo stesso orario dello stesso giorno. La prima semifinale si giocò il 25 luglio del 1966 e vide la Germania dell’Ovest riuscire a strappare il pass per la finale nei confronti dell’Unione Sovietica. Un 2 a 1 firmato da Haller e Beckenbauer, mentre il gol per i sovietici venne siglato a due minuti dal novantesimo da parte di Porkujan.
Il giorno successivo, invece, i padroni di casa si scontrarono contro i portoghesi, per un match che all’inizio di questo nuovo millennio diventerà quasi una sorta di classico tra gli stessi mondiali e gli europei. Questa volta neanche Eusebio riuscì ad avere ragione dei sudditi dell’allora Regina Elisabetta seconda. Una doppietta del leggendario Bobby Charlton, tra il 30° e l’80° minuto della sfida consentì il passaggio del turno ai suoi compagni di squadra.
Il bomber lusitano, a otto minuti dalla fine, realizzò su rigore il gol della speranza per rientrare in pista. Non servì a nulla, il Portogallo si ritrovò a giocare la finalina contro l’Unione Sovietica. A differenza di quella vista una settimana fa, per i mondiali del 2026, la cosiddetta finale del terzo posto, per ovvi motivi, per ovvie ragioni, non ha mai alimentato grossi stimoli.
Una volta persa la rispettiva semifinale, le due squadre rimaste non sempre giocano ad altri livelli. Nella maggior parte dei casi è sempre una, con una leggera motivazione in più, ad onorare l’impegno. Così fu anche quel giorno 28 luglio allo stadio di Wembley…