Il 31 luglio del 1981 usciva nei cinema americani il leggendario film diretto da John Huston: tra storia, cinema e calcio
È vero, avete pienamente ragione: ieri ci siamo fermati sul più bello; no, non abbiamo fatto nessun richiamo, semmai lo fosse è solamente involontario, ad un notissimo cartone animato degli anni ’80, ambientato nel mondo del calcio, in cui non solo le partite venivano giocate su campi infiniti ma anche le stesse gare assumevano la stessa qualità, mediante lo sviluppo di più puntate. No, nulla di tutto ciò.
Dunque, ieri ci siamo soffermati alle due serpentine che avvennero nel corso della partita. Il primo esempio è relativo a quella del finale di gara che per la prima versione è la causa scatenante della rivolta all’interno dello stadio, e un’altra che effettivamente è stata ricostruita attraverso l’allora Campione del Mondo di calcio Osvaldo Ardiles.
Non viene menzionata nel film una punizione di trenta metri che diede il via alle marcature della partita. Ritornando però all’azione rigiocata da Ardiles nel film, il vero autore di quel gol era Goncharenko il quale, qualche minuto più tardi, si rese protagonista di una mezza rovesciata. Il gesto tecnico è stato rielaborato, non solo dal punto di vista cinematografico, dalla sopraffina tecnica e dall’immensa a di agilità di Edson Arantes Do Nascimento Pelé.
Leggenda vuole, ma forse non più di tanto, che quella bicicletta, così viene chiamato nel gergo calcistico la rovesciata, per realizzarla bastò un unico ciak per O’Rey. Un dettaglio che farebbe felice qualsiasi regista che si rispetti e non solo. In sostanza se non si decise di mantenere la veridicità del gesto tecnico della mezza rovesciata era da ricercate, a rigor di logica, che la rovesciata era, visivamente, più spettacolare. In fondo lo sappiamo tutti che è così.
Abbiamo detto, in apertura di terza parte, che questo match venne definito ‘La partita della morte’ per la prima versione. Ma forse il tutto fu ingigantito per la propaganda comunista. Si perché, a quanto sembra, sempre nel corso di questi lunghissimi decenni, iniziò a circolare anche un’altra versione come abbiamo visto, seppur rapidamente.
Ciò che è importante, alla fine, ciò che è veramente rilevante è l’episodio storico quasi sconosciuto che ha per protagonisti un gruppo di uomini anonimi che distrussero più volte i tedeschi e che, forse, pagarono per questo. Ripetiamo, realtà o no, la vicenda non può e non deve essere dimenticata grazie anche al film capolavoro di John Houston.
Eppure, prima del 1981, prima dell’avvento di questo film, la stessa partita ebbe altri due trasposizioni cinematografiche: Due Tempi all’inferno, di produzione ungherese e risalente al 1961, per la regia di Zoltan Fabri. La seconda trasposizione cinematografica, invece, risale all’anno successivo, quindi nel 1962, con il titolo: Il terzo tempo, di produzione sovietica e diretto da Evgenij Karelov.
Non solo, nel 2012, dunque nell’anno degli Europei di calcio che si disputarono proprio in Ucraina, condivisi con la Polonia, uscì il film, di produzione russa, The Match, per la regia di Andreji Maliukov. Ma non basta. Anni più tardi al film del 1981, la vicenda venne raccontata mediante il formato di libro per ragazzi dell’autrice Nicoletta Bortolotti da titolo: In piedi nella neve. Ecco, da quest’altro si potrebbe evincere, anche, che la partita si svolse nel periodo invernale o quantomeno verso la fine della stessa stagione. Ma adesso veniamo al film. Giungiamo alla parte che più vi interessa. Si, cari lettori, dopo i resoconti relativi alla realtà, l’altra parte di questo reportage che risulti seriamente interessante è proprio quella in cui il film arriva verso il momento tanto atteso, quello del match.
Prima di arrivarci è naturale che, da parte nostra, ci soffermiamo a raccontarci anche alcune fasi della produzione, come gli attori vennero scelti e chi sviluppò la sceneggiatura e se, la stessa, è stata rispettata fino alla fine oppure, in corso, ci furono delle sostanziali e significative modifiche? Tutte domande, tutte curiosità che vedranno risposta nel corso di quella che è l’ultima vera parte di questo reportage. Anche se siamo ancora nella terza parte.
Altra considerazione che dobbiamo tener bene a mente, in merito alla volontà da parte degli sceneggiatori di voler sviluppare la storia, era che Evan Jones e Yabo Yablonski, si ritrovarono davanti una situazione storica, ancor più complessa di quella che immaginavano e che noi non abbiamo neanche riportato ieri. Nel senso che la squadra ucraina, protagonista della partita della morte non giocò un solo match, ma diversi uscendo vittoriosa da tutti gli incontri per poi esser, come punizione, imprigionata nei vari campi di sterminio.
Ovviamente si tratta sempre di informazioni che devono essere prese per buone, come valide, ma sempre condite da un alone di leggenda, come giusto che sia. In questo caso leggenda alquanto negativa.
Nonostante quello che si potrebbe pensare, i due sceneggiatori, lo stesso regista e Sylvester Stallone, nel ricreare le scene di gioco, furono aiutati, come logico che fosse, dai fuoriclasse come Gordon Banks, Alan Tacher e Pelè. Soprattutto O’Rey, il quale venne insignito del premio nell’aver ideato le cosiddette scenografie della partita. Partita che, a differenza di quanto mostri il film, non venne mai girato in Francia, ma bensì a Budapest, in Ungheria. Ma come detto fino a qualche minuto fa tutto è incentrato sull’attesa.
Un’attesa che può essere, a sua volta, distinta in due tipi: la prima che viene inaugurata con l’inizio del film, con l’inizio dei titoli di apertura e nella sua essenza è anche naturale che sia così. Un discorso narrativo sviluppato non con la consapevolezza, come si dice in gergo, di allungare il brodo. Di portarla per le lunghe e poi concentrarsi tutto momento clou.
No, Fuga per la vittoria, nella sostanza ha una storia, una trama tutta sua che si discosta totalmente dai fatti antecedenti realmente accaduti. Un film che non ha mai una vera accelerazione, non dà mai la sensazione che in una determinata scena ci sia, a tutti gli effetti, una vera e propria svolta. Tutto è preparato, confezionato, sviluppato per accompagnarci verso ciò che accadrà nel finale.
Anzi, ci sarebbe un ulteriore dettaglio che nemmeno ci deve sfuggire. Un suggerimento che proviene dal titolo medesimo, almeno per quanto riguarda il titolo che abbiamo scelto noi. Perché in lingua originale il film è conosciuto con la semplice parola di ‘Victory’…