Il 31 luglio del 1981 usciva nei cinema americani il leggendario film diretto da John Huston: tra storia, cinema e calcio

Difatti, se per tutto il reportage abbiamo definito l’escamotage della fuga quasi come un elemento apparentemente fuorviante, i nostri doppiatori, invece, ne fecero un punto di forza. Ecco spiegato il vero motivo per cui lo intitolarono Fuga per la vittoria. In effetti, la fuga medesima rappresentava un elemento fondamentale della trama e solo in apparenza di contorno. Non è un caso che quando il match sta per avere inizio, nell’intenzione dei protagonisti è proprio quello di fuggire durante l’intervallo, per poi donarci un ulteriore tipo di finale. Che sembra apparentemente la continuazione di quello che si è visto in precedenza. Ma su questo ritorneremo a breve

Tornando al discorso dell’attesa, possiamo anche dire che quest’ultima si scompare per gradi quando la due squadre entrano in campo, si sistemano a centrocampo per salutare il pubblico e poi si dispongono sul terreno di gioco per dar vita al match. Da questo momento in poi l’adrenalina torna ad esser silenziosa e quella che inizia a crescere, quella intesa come adrenalina che entra definitivamente in circolo, con un duplice dubbio furbamente instillato in chi guarda il film: gli alleati riusciranno ad avere la meglio contro i nazisti? Oppure perderanno e per scappare ci sarà un attacco improvviso? E ancora: gli alleati fuggiranno veramente durante l’intervallo oppure rientreranno in campo?

Al di là del fatto che il finale, ormai, si conosce, ciò che diventa rilevante è il modo in cui la questa seconda attesa cresce pian piano che le singole inquadrature per un dribbling, per una parata, per un gol subito o realizzato, per qualche rapido sguardo proveniente dal pubblico che ha timore per quello che potrebbe realmente accadere alla fine del match. Tutti questi piccoli dettagli rappresentano ogni singola emozione che diventa sempre più intensa, sempre più forte e difficile da rimanere indifferente; infatti, nessun spettatore rimane indifferente. È impossibile.

Attimi che tendono persino a mostrare, da parte degli stessi alleati, l’orgoglio appunto per la sfida, l’orgoglio di non cedere e sperare che anche una partita di calcio, anche se è solo una partita, possa essere raddrizzata e quindi credere nell’impossibile. Con una reazione commovente ed eroica da parte dei vari Sylvester Stallone, Osvaldo Ardiles, Bobby Moore, Michael Caine, Pelé & Company.

Le inquadrature esaltano le gesta dei veri calciatori, come per esempio la doppia magia dello stesso Ardiles e quel gesto atletico, misto all’istinto del gioco e la tecnica sopraffina di Pelè. Certo, è un film. Ma Houston ci permette di farcelo ammirare una seconda volta, proprio come quando in una diretta televisiva si propone il replay di una vera azione di gioco. Magari il leggendario regista, in privato, era un appassionato di calcio mai veramente dichiarato?

Non solo la composizione della formazione degli alleati non prevede una o due etnie diverse; ma diverse provenienze dal mondo, un po’ quello che sono stati gli Stati Uniti d’America. Una sorta di messaggio implicito ma abbastanza diretto, in modo da non creare nessun equivoco. Vero, non ci siamo mai fermati nel riportare la formazione appartenente alla finzione.

Basta quella con la quale abbiamo aperto questo reportage, con undici attori del cast. Per paradosso, il capitano della nazionale tedesca, il quale se viene osservato con attenzione di profilo ricorda quasi Tom Cruise, è impersonato da un americano. Tornando alla leggendaria e cinematografica rovesciata di Pelè ci sarebbe ancora qualcos’altro da dire.

Un dettaglio semplice e che ci rimanda ad un ulteriore fatto realmente accaduto, però durante le Olimpiadi del 1936: quando Jesse Owens, atleta afroamericano, trionfò davanti agli occhi dei nazisti Hitler, presente sugli spalti, si alzò dal suo posto in tribuna e si allontanò indispettito.

Nel film, invece, il gesto tecnico di Luis Fernandez, il personaggio interpretato da Pelé, suscita l’ammirazione, con tanto di applauso, del maggiore Von Stein, impersonato da Max Von Sydow, vagamente somigliante al dittatore nazista. Quest’ultimo, fino adesso, non lo avevamo neanche nominato. Lo abbiamo fatto quasi volutamente, un per regalarvi una sorta di sorpresa e per rimarcare del semplice fatto che gli stessi produttori del film avevano pensato veramente in grande con tutti questi nomi.

Un kolossal storico sportivo, un dramma storico sportivo per un cast veramente colossale. Non solo per quanto concerne l’ambito cinematografico ma anche e soprattutto per quello calcistico.

Invece la parata sul finale di Stallone, che manda in visibilio tutto lo stadio bloccando il risultato sul 4 a 4, non rappresenta, solo ed esclusivamente, nell’aver fermato solo un pallone o che venga inteso solo come uno spettacolare gesto tecnico da parte del portiere, ma, in senso metaforico, possiede un valore ancor più alto: quello di aver realizzato l’impresa di aver fermato gli stessi nazisti. La scena del coro sugli spalti stadio e l’intonazione dell’inno nazionale francese provoca ulteriore suspense prima della battuta del penalty.

Fin dal principio, abbiamo sempre affermato che la data di uscita nei cinema di Fuga Per la Vittoria, è quella del 30 luglio di ormai ben quarantacinque anni fa. Di fatto, le cronache dell’epoca non mentono, eppure abbiamo voluto effettuare in ultimo il dettaglio secondo cui, lo stesso film, in quel secondo luglio degli anni 80, ebbe diverse uscite.

Infatti, Il film uscì per la prima volta 7 luglio del 1981 al Festival Cinematografico Internazionale di Mosca; la premiere in quel di New York il 16 luglio e nel resto degli Stati Uniti d’America tra il 30 ed il 31 luglio. Da noi? Il 23 settembre dello stesso anno, per ottenere un incasso pari 27.453.418 milioni di dollari in tutto il mondo.

È inutile ricordare o riportare i giudizi positivi della stessa critica. L’operazione venne apprezzata da entrambi i lati, diventando uno dei rari film che sia riuscito, nella storia del cinema, di mettere d’accordo sia pubblico che critica. Un’operazione che ancora oggi è vista come una sorta di perla rara per il mondo del calcio. Difatti, a dispetto di ogni genere, sono sempre stati pochi i film in cui l’argomento principale ruotava intorno ad una partita di calcio.

Strano, per essere lo sport più popolare del mondo ancora oggi. Ci sarà un’inversione di tendenza nei prossimi anni? Chissà.

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