In questo speciale vi portiamo alla scoperta di una figura televisiva dimenticata nel tempo
Con l’impegno di Archibald, Carrol O’Connor incominciava ad avere sempre meno tempo per dedicarsi al cinema. Nonostante ciò, trovò il pertugio giusto per prendere parte al film di guerra ‘I Guerrieri’ con due pezzi da novanta come Clint Eastwood e Telly Savalas; insomma, si era ritrovato a dividere il set con l’Ispettore Callaghan ed il Tenente Kojak. L’anno 1970. Mentre l’anno successivo lavorò a ‘Le mogli’. Ma come precisato sul finire della seconda parte dello speciale dedicato a lui. Il suo secondo grande successo televisivo giunse quasi dieci anni dopo la chiusura di Archibald, nel 1979.
Un progetto televisivo che era restio quasi a realizzare per una sua esperienza sempre in ambito personale. Sempre in merito ai tempi di ‘Archibald’ Carrol O’Connor ebbe diversi contrasti con la Cbs, quando quest’ultima volle chiudere la serie senza donare, al pubblico americano, un finale degno di nota. Difatti, non esiste un episodio specifico che chiude, in modo anche esauriente, l’intero ciclo di appuntamenti.
Eppure, l’intenzione di realizzare la versione televisiva di un classico del cinema anni ’60, a sua volta trasposizione cinematografica del celebre romanzo di John Ball, era troppo ghiotta. Soprattutto lo era non tanto per interpretare i panni del protagonista, semmai quello del co-protagonista.
D’altronde nel 1988 aveva l’età giusto per prestare il volto al personaggio che fu di Rod Steiger venti anni prima: ovvero il Capitano Bill Gillespie ne ‘La Calda notte dell’Ispettore Tibbs’, meglio conosciuto anche con il titolo: In the Heat of the night. Titolo che sarà mantenuto per tutte e sette le stagioni in lingua originale, mentre da noi il telefilm approderà, su Raidue e prendendo il posto di un altro pezzo pregiato di quegli anni, Hunter, con il titolo meno criptico: L’ispettore Tibbs.
D’altronde ‘In the heat of the night’ è anche il titolo del celebre singolo blue intonato da Ray Charles, negli anni 60, mentre per quella televisiva da Bill Champlin. in quel progetto televisivo, lo stesso Carrol O’Connor, il quale era anche il produttore televisivo, tentò di lanciare inutilmente la carriera di Howard Rollins, come erede di Sidney Potier nell’iconico ruolo dell’ispettore afroamericano.
Abbiamo usato il termine ‘inutilmente’ perché lo stesso Rollins creò diversi problemi durante la lavorazione, facendosi arrestare più volte in stato di ebbrezza, per poi venir cacciato dal serial. Il suo posto fu preso da Carl Weathers, l’indimenticato Apollo Creed della saga di Rocky.
Anche in questa serie, come nella sitcom con la quale conquistò il pubblico di tutto il mondo negli anni ’70, O’Connor realizzò una serie televisiva in cui il genere giallo lasciò completamente il posto a storie a sfondo sociale e di forte impatto emotivo, in alcune circostanze. Temi come: razzismo, brutalità della polizia, relazioni interraziali, stupro, crimini d’odio, traffico di droga, tossicodipendenza, gravidanze adolescenziali, adulterio, alcolismo, aids, crimini ambientali, incesto, abusi su minori, molestie sessuali, immigrazione clandestina, eutanasia, antisemitismo, scioperi, corruzione politica, prostituzione, violenza domestica, disturbi mentali, famiglie disfunzionali, suicidio, pena capitale, povertà e paradossalmente, proprio per la situazione in cui versava Rollins, guida in stato di ebbrezza.
Se con Archie, Carrol, si divertiva ad essere irriverente su alcuni temi, nel ruolo di Bill Gillespie agiva più da vecchio saggio che dispensava consigli ai suoi subordinati della piccola stazione di polizia della cittadina di Sparta, nello stato del Mississippi; ambientazione originale sia del romanzo che della trasposizione cinematografica del 1967.
La serie chiuse i battenti il 16 maggio del 1995 e alcuni episodi di quell’ultimo ciclo, il settimo, risulteranno essere postumi per un componente del cast della serie. Tra gli attori, come Howard Rollins, Alan Autry, Geoffrey Thorne, Crystal Fox, David Hart c’era anche Hugh O’Connor. No, non era solo omonimia: Hugh era il figlio adottivo di Carrol. Nella serie interpretava l’agente di polizia Lonnie Jamison; quello diligente e serio.
Nella vita, invece, non mantenne lo stesso equilibrio. Carrol O’Conner perse suo figlio a causa della dipendenza della droga. Quest’ultimo, non riuscendo ad uscirne decise di togliersi la vita il 28 marzo del 1995, due mesi prima che finissero, in tv, il settimo ed ultimo ciclo di episodi.
Per lo stesso attore, sceneggiatore e regista fu un durissimo colpo dal quale, comunque, non si riprese mai più e nonostante tutto volle dedicare gli ultimi anni della sua vita per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della droga. Eppure, pochi sanno lo stesso figlio adottivo del capitano Gillespie televisivo non era nato negli Stati Uniti d’America.
Nel lontano 1963, quando Carrol si trovava in Italia, negli studi di Cinecittà, per girare insieme ad Elizabeth Taylor e Richard Burton, il Kolossal ‘Cleopatra’ adottò un bambino italiano. Quel bambino sarà proprio lo stesso Hugh. Negli ultimi anni di vita continuò a lavorare senza mai fermarsi e facendo anche delle significative apparizioni televisive come in ‘Cinque in famiglia’. L’ultima sua apparizione cinematografica, invece, dopo quella datata 1974, dal titolo ‘Legge e disordine’, fu ‘Return to me’.
Se ne andò il giorno d’inizio estate dell’anno 2001 a causa di un infarto dovuto alle complicazioni del diabete, dal quale ne era affetto. Al suo funerale presero parte gli amici di sempre, compreso quelli che componevano il cast di ‘Archibald’ e de ‘L’ispettore Tibbs’. A pronunciare l’elogio funebre fu l’attore, popolare all’epoca per la serie tv ‘West Wing’, Martin Sheen.
Solitamente in queste occasioni non sempre riusciamo a dirvi tutto di una nota figura del mondo dello spettacolo, nel suo caso, non tanto per fare scena o per apparire retorici, ma è stato abbastanza complicato soprattutto nel raccontare la sua storia. una storia che, come abbiamo già precisato nella prima parte di questo speciale interamente dedicato a lui, quelli più giovani è facile non possano conoscere e non solo per evidenti questioni anagrafiche.
Ci sarebbe anche un altro motivo, semmai un’altra causa per cui il suo nome è stato dimenticato: dovremmo dire che i suoi show televisivi non sono più utilizzati per i diversi passaggi televisivi e, per molto tempo, le stesse piattaforme streaming non offrivano, nel loro abbonamento i suoi titoli. Con L’ispettore Tibbs, da dicembre 2025, si sono rifatti; ora toccherebbe ad ‘Archibald’ per una figura televisiva da scoprire e riscoprire, sempre.