Il 13 agosto del 1975 usciva il film con l’indimenticato Maurizio Merli

Un mix perfetto, dunque, in cui in Maurizio Merli, nelle scene sia violente, d’azione, di sparatorie e di inseguimenti si rivedono sia l’iconico personaggio di Clint Eastwood e sia quello di Gene Hackman. Nonostante ciò, Roma Violenta, ad un certo punto dello sviluppo della trama prende un’altra piega, indipendente; perché per quanto ti puoi ispirare devi per forza di cose differenziarti da quello che hai visto e non può essere altrimenti.

Anche se in questo senso c’è sempre qualcosa non di già visto, ma qualcosa che è stato già mostrato. D’altronde, un certo tipo di cinema, a quei tempi, si realizzava in quel modo e oggi, lo schema, è quasi sempre lo stesso. Nel senso che se un’opera cinematografica rappresentava la novità in merito alla trama, grazie alle caratteristiche del protagonista di turno, di alcune scene tutti gli altri autori lo seguivano a turno.

Si potrebbe paragonare questa situazione alla storia del pifferaio magico. Anche per questo film, che lo scorso 13 agosto ha compiuto mezzo secolo e di cui quasi più nessuno ne parla, è stato così. Inoltre, siamo stati anche un po’ imprecisi nel ricordare le fonti di ispirazioni per la realizzazione di questo piccolo capolavoro del cinema italiano.

Non ci furono solo i due leggendari attori di quella che un tempo veniva definita la Nuova Hollywood. Dobbiamo, urgentemente, ricordare anche l’irripetibile capolavoro di Stanley Kubrik del 1971, quindi nove anni prima di far arrabbiare Stephen King nella trasposizione di  ‘Shining’, con il suo ‘Arancia Meccanica’.

Alcune scene di violenza estrema, crude ed inguardabili provenivano proprio da quel modo di fare cinema, da quel modo di raccontare uno spaccato di una realtà che non lasciava scampo nonostante, nel film di Kubrik, la trama è ambientata nel futuro. Potremmo dire, senza dubbio, che il grande regista americano, naturalizzato inglese, ci aveva visto giusto sui tempi di oggi?

Forse sì o forse no. Nonostante si tratti e si tratta, soprattutto nel film con Maurizio Merli, di un lungometraggio di mera fantasia, diverse dinamiche, diverse circostanze sono ancor tristemente reali, ma non perdiamo di vista la connessione con le altre opere del grande schermo con ‘Roma Violenta’, senza addentrarci troppo, per il momento, nei problemi che assillano la società di oggi. Nella prima parte di questo lungo reportage interamente dedicato al film nostrano, abbiamo raccontato solo per sommi capi la trama principale, non entrando, per filo e per segno, in alcuni dettagli che ci aiuterebbero meglio ad intuirne non solo il lato commerciale del film, ma anche il messaggio di fondo da non sottovalutare assolutamente.

Infatti, nel riportare in maniera generale la trama abbiamo specificato, in maniera troppo veloce, che il Commissario Betti, nell’arginare quell’incontrollabile ondata di microcriminalità, non partorita da nessuna organizzazione criminale ben specifica, usa metodi non proprio convenzionali. Metodi, i quali, in più di un’occasione lo farebbero agire non come un classico poliziotto troppo brusco, ma come un mero giustiziere.

Ciò accade dopo aver letteralmente ucciso due rapinatori, i quali si erano macchiati di un atto orrendo davanti ai suoi occhi, e, a sua volta, dopo uno spettacolare inseguimento che non ha nulla da invidiare a quelli realizzati, sul grande schermo, dai colleghi americani. Ma di questo dettaglio ci ritorneremo più avanti in questo lungo reportage.

Dunque, dicevamo, che il Commissario Betti, a seguito di una sua iniziativa troppo fin troppo sopra le righe viene sospeso dalla polizia, alleandosi con un noto legale della capitale, il quale rappresenta alcuni cittadini stanchi della debolezza della legge; a tal punto esasperati, questi ultimi, formano delle ronde notturne coordinate proprio dallo stesso avvocato.

Questo piccolo dettaglio cosa potrebbe ricordarvi, anche se alla lontana? Lo sappiamo, la connessione sembra quasi non esserci eppure, il Commissario Betti, in questa parte di trama, in questa parte di storia, ricorda, per sommi capi e forse anche un po’ alla lontana, quella di un altro ‘poliziottesco’ molto ma molto particolare, il cui personaggio è ritornato mediante il suo erede nella scorsa stagione televisiva.

Stiamo facendo riferimento a ‘Piedone Lo sbirro’ ed esattamente a quel momento in cui il Commissario di Pubblica Sicurezza Rizzo, interpretato da Bud Spencer,  nel cercare di fermare un pericolosissimo carico di droga, in arrivo dalla città di Marsiglia, trova una discutibile alleanza con i capi della vecchia camorra e per un semplice motivo: le regole istituzionali, le leggi che aveva studiato e che aveva giurato sia di difenderle e sia di farle applicare, diventano, improvvisamente, troppo deboli; troppo blande per contrastare sia con notevole fermezza e con eguale pugno duro la criminalità. Intesa sia la piccola criminalità che quella rappresentata dai capi clan della città sotto all’ombra del Vesuvio.

Ovviamente, nel caso di Bud Spencer la violenza mostrata in ‘Piedone Lo Sbirro’ non era alla stessa stregua di ‘Roma Violenta’; venne maggiormente mitigata per il personaggio che il Gigante Buono proponeva sul grande schermo dal 1967, con il suo amico e collega storico, Terence Hill.

Nonostante tutto, tra i due film, Roma Violenta e Piedone lo sbirro, quest’ultimo uscito nelle sale solamente due anni prima, nel 1973, hanno, dichiaratamente, un elemento in comune con le altre opere straniere fino adesso citate: ossia la debolezza delle istituzioni contro una delinquenza fin troppo dilagante e, da non tralasciare come aspetto, la frustrazione da parte dei cittadini. Anche se quest’ultimo dettaglio sarà meglio descritto in un’altra opera cinematografica ispirata da un romanzo e di questo ne parleremo, meglio, in un altro speciale.

È vero, sappiamo cosa state pensando, cari lettori. Nessuno poteva immaginare che un film apparentemente così piccolo, non solo come durata, ma anche come influenza culturale, potesse generare, da parte nostra, un reportage così lungo? Si, proprio così: perché a conti fatti, la nostra analisi non è terminata. Non è nemmeno giunta nemmeno a metà del percorso. È solo all’inizio.

Un inizio che, come avete potuto ben appurare, ha radici molto lontane; radici a risalgono al 1968, con canoni e caratteristiche di eroi e personaggi i quali, senza alcuna forzatura, siamo riusciti a far muovere anche qui da noi e non solo nella capitale…

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