In occasione del 25° anniversario dell’11 settembre celebriamo i 35° anni di Fuoco Assassino

A differenza di quello che potreste pensare, cari lettori, ieri non ci siamo lasciati prendere la mano nel raccontarvi, per filo e per segno, l’intero inizio del film, con tanto di scena, appunto di apertura, proveniente da Youtube. Una mossa, d’altronde scontata, quando ci si trova a celebrare opere cinematografiche di notevole calibro. Nel caso di ‘Backdraft’, ‘Fuoco Assassino’ per gli amanti del titolo in italiano, appare ancor più naturale, visto la settimana in cui abbiamo deciso di pubblicare questo reportage dedicato, sì alla tragedia dell’11 settembre, ma soprattutto all’istituzione rappresentata dal corpo dei vigili del fuoco.

In questa terza parte entreremo più nel dettaglio, non proprio nella trama, anche se un bel po’ di spoiler, ve lo diciamo, ci sarà, per tutti coloro che ancora non hanno mai avuto la fortuna di godere di questo capolavoro di Ron Howard. Dettaglio inteso come backstage e come origini dello stesso film. Una fase di pre-produzione, semmai si potrebbe dire così, che ci permette di incontrare, nuovamente, ‘un nostro vecchio amico’ nello stesso anno.

La scelta di inserire le virgolette alla frase rende il senso della rilevanza che, ad un certo punto della sua carriera, ha avuto questo sceneggiatore. Ma in quale altra occasione lo abbiamo incrociato? Erano i giorni di inizio marzo e dal 3 al 7 celebrammo i 40 anni di un film cult anni ’80: Highlander – L’ultimo Immortale, uscito nel 1986. Ci soffermammo, in quell’occasione, sull’origine della leggendaria pellicola, facendovi scoprire che l’autore, ovvero lo sceneggiatore, si era convinto a sviluppare quella bizzarra storia dopo un viaggio nel nostro continente. Esattamente in Scozia, non poteva essere altrimenti.

Gregory Widen, è questo il suo nome. Per ovvie ragioni, qualche mese fa, ci fermammo solo quell’aspetto della sua esistenza, di quell’esperienza che risultò essere portatrice di notevole successo. Ma forse nessuno sa che, lo stesso Wyden e qualche anno più tardi, realizzò anche un’altra sceneggiatura. Sempre grazie ad un’altra sua esperienza di vita e professionale.

Infatti, pochi sanno che Gregory svolse, per ben tre anni, il lavoro di vigile del fuoco. La molla che lo spinse ad ideare quest’altra storia incredibile, purtroppo, nacque da un fatto realmente accaduto durante quei tre anni di servizio: un suo collega rimase ucciso proprio dalla cosiddetta fiammata di ritorno. La sua intenzione, durante le fasi di scrittura, erano quelle di lanciare il classico messaggio della pericolosità del fuoco. Nel senso, di far emergere il concetto della sua imprevidibilità.

A distanza di ben 35 lunghi anni missione compiuta da parte sua. Soprattutto anche da parte di colui che lesse il copione, cogliendo a pieno il dramma, l’action, le sottotrame e, appunto, lo scopo principale. A questo punto la nostra attenzione si concentra su una parola che abbiamo usato poco fa: sottotrame. Non l’abbiamo scelta a caso. È del tutto voluta e dovuta.

Infatti, Fuoco Assassino, oltre ad essere un dramma, action movie, con sconfinamento nel genere thriller, ed all’epoca il thriller nel cinema americano era molto di più di una semplice moda passaggera, presenta una storia suddivise in tante altre piccole storie. L’inizio che vi abbiamo raccontato per tutta la seconda parte di ieri, era non solo un piccolo tassello di tutto il progetto cinematografico, ma l’avvio di tante altre piccole storie che sembrano secondarie o, peggio ancora, insignificanti.

Il termine giusto da tener presente è ‘integrare’. Le sottotrame non scalfiscono la superficie della storia, anzi la arricchiscono, la valorizzano e, ancora, la completano quel tanto che basta da non mettere in condizione, chi guarda il film, di porsi ulteriori domande. Nulla è stato lasciato al caso. Anche il minimo dettaglio è appare come il perfetto pezzo di un puzzle più grande.

La trama medesima è impreziosita da nomi di attori che ancora oggi si definiscono stellari. Non solo, Backdraft, nella sua essenza, più che il classico blockbuster ‘da cassetta’, come si diceva un tempo, è un vero e proprio kolossal realizzato con soli 40 milioni di dollari di budget. Avete ragione, quella cifra non lo inserisce automaticamente nella lista dei film realizzati con grandi mezzi. Se visionato con estrema attenzione, però, si scopre che non stonerebbe con quei singoli progetti cinematografici realizzati con cifre abbastanza astronomiche.

Poco fa abbiamo menzionato, in via del tutto indiretta, ai nomi degli attori, indicati anche nella prima parte di questo reportage e noi ve li ricordiamo nuovamente: William Baldwin, Kurt Russell, Rebecca Demornay, Scott Glenn, J.T. Walsh, Donald Sutherland e Robert De Niro. Chiaro che già la presenza degli ultimi due mostri sacri del cinema accese, di sicuro, la curiosità di molti, e non solo, nel recarsi nei vari cinema per assistere alla visione di questo film.

Sempre per quanto concerne le nostre classiche storie di cinema, ci sarebbe un dettaglio non tanto superficiale sul regista in questione: Ron Howard. Le cronache dell’epoca ci riportano che questa sua regia gli portò la consacrazione definitiva. Infatti, mentre era ancora per tutti Ricky Cunningham di Happy Days, Ron Howard riuscì a dirigere il suo primo film.

Siamo nel 1977 e solo un anno prima recitò nell’ultimo film di John Wayne. Il suo esordio, nell’anno de ‘La febbre del sabato sera’ si concretizzò con: Attenti a quella pazza Rolls Royce, per poi proseguire con: Night Shift – Turno di notte. Il secondo lungometraggio della carriera giunse cinque anni dopo, nel 1982. Ancora: Splash – Una sirena a Manhattan di soli due anni più tardi.

L’anno successivo è la volta del leggendario ‘Cocoon – L’energia dell’universo’. Nel 1986, invece, fu la volta di Gung Ho – Arrivano i giapponesi, in cui dirigerà il futuro e primo Batman cinematografico, ovvero Michael Keaton. Nel 1988 è la volta di Willow e negli ultimi tre casi si parla di titoli abbastanza famosi, rimasti nel tempo e, mai dimenticarlo, diventati anche dei piccoli cult del decennio. Nel 1989, invece, si ritroverà a dirigere l’anonimo: Parenti, amici e tanti guai.

Eppure c’è un dettaglio che non torna nel suo tragitto da regista. Diciamo che il termine più consono è quello di paradosso. Un paradosso che ci permette di analizzare le tante stranezze del mondo del cinema…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *