Il 13 agosto del 1975 usciva il film con l’indimenticato Maurizio Merli

Se ieri abbiamo citato, come connessione al film di Maurizio Merli del 1975, ‘Piedone lo sbirro’ non possiamo, però, soffermarci solo ed esclusivamente all’esempio del film con Bud Spencer. Anche se per molti il cosiddetto genere ‘poliziottesco’, il quale sarebbe più giusto ricondurlo ad una sorta di genere action all’italiana, qualcuno in tempi non sospetti, direbbe anche ‘action alla matriciana’; ma anche in questo caso, saremmo anche noi troppo ristretti di mente, visto che le storie non riguardano solo ed esclusivamente le ambientazioni romane, con realtà della capitale, ma anche di altre città e realtà del nostro paese.


Eppure, nell’addentrarci sempre più in questa parte di storia del cinema, le cui radici sono comunque americane per molti versi, si scopre, almeno entro i nostri confini, che i primi tentativi, molto probabilmente tutti volontari, di creare un sottogenere, risalgono addirittura all’anno 1931, per poi avere un avvio ufficiale nel 1966.

Per dovere di cronaca ricordiamo i primi tre titoli che hanno aperto la strada, sia indirettamente e sia direttamente, al poliziottesco: Corte d’Assise, del 1931 e diretto da Guido Brignone. Gli altri due titoli risalgono ben trentacinque anni più tardi all’opera cinematografica precedentemente citata e che, in maniera del tutto involontaria, rappresentava un tentativo pioneristico del sottogenere.


I titoli a cui stiamo facendo riferimento sono ‘Svegliati e uccidi’, di Carlo Lizzani’, e ‘Tecnica di un omicidio’ di Franco Prosperi, entrambi come già lasciato intendere, del 1966. Eppure, tornando indietro di almeno venti anni esatti ci sarebbe un’altra opera da non dimenticare, non tanto per la sua rilevanza in ambito pre-inaugurale, semmai per chi la diresse: ‘Il testimone’ del 1946, diretto da Pietro Germi. Quest’ultimo regista di tanti film di cinema impegnato con il leggendario Gian Maria Volontè.


Dunque, con questi quattro esempi, stiamo cercando di dire che ‘Roma Violenta’, nonostante l’incredibile successo che registrò all’epoca, non è da considerare il capostipite di tutto il sottogenere. Forse, semmai, il film più rappresentativo, creando anche il mito e se vogliamo anche la leggenda dello sfortunato Maurizio Merli.


Ma tra le opere pionieristiche e quelle ufficiali, persino il ‘poliziottesco’ non poté arrestare, scusate il gioco di parole e l’ironia indiretta, l’ondata di parodie e film comici che venne innescata. La filmografia ha inizio nel 1968, per un paradosso lo stesso anno di ‘Bullit’ con Steve McQueen, per poi concludersi nel 1984. La prima opera, di questa tipologia del sottogenere è ‘Stuntman’ diretto da Marcello Baldi; l’ultima ‘Delitto al Blue Gay’ di Bruno Corbucci.


Non possiamo, però, continuare senza specificare quale sia stato l’ultimo film che viene annoverato tra le opere pioneristiche e quelle ufficiali. I cosiddetti film precursori, dopo il 1931, continuarono per ben 30 anni quando, esattamente, nel 1963, il regista Francesco Rosi portò sul grande schermo ‘Le mani sulla città’. Un film ancora oggi molto ricordato e non solo per gli amanti del genere. Mentre, la filmografia ufficiale del genere o sottogenere poliziottesco terminò agli inizi degli anni ’80. Non nello stesso anno in cui terminarono le parodie, ma nel 1981 con ‘Uomini di parola’ diretto da Tano Cimarosa.


Ci sarebbe, però, un’urgente sottigliezza per quanto concerne proprio tale categoria, in cui viene annoverato il film di Bud Spencer, Piedone lo sbirro, rischiando, anche, di uscire fuori tema. Tranquilli, cari lettori: non succederà e per un motivo molto semplice: quando, tempo fa, ci siamo occupati dell’anniversario, anche in quel caso si trattava di un cinquantesimo, con apposito speciale, non lo avevamo ‘trattato’ come una parodia del genere; semmai a metà strada tra un poliziesco vero e proprio e, appunto, un poliziottesco.

A questo punto non rimane che ricordare la critica, sempre in via in generale, su cosa in verità pensava di questa tipologia di movies molto particolari, i quali ci hanno persino lavorato non solo attori di notevole spessore del cinema italiano, ma anche alcuni dei colleghi americani. Nomi come: Mario Adorf, Franco Gasparri, Giuliano Gemma, Franco Nero, Mario Merola, Antonio Sabato, Enrico Maria Salerno e Fabio Testi, almeno tra quelli italiani più conosciuti, visto che l’elenco è molto lungo.


E per quanto concerne gli attori stranieri: Richard Harrison, George Hilton, Ray Lovelock, Leonard Mann, Luc Merenda, Tomas Milian, John Saxon ed Henry Silva; senza dimenticare i registi: Enzo G. Castellari, Umberto Lenzi, Stelvio Massi, Fernando di Leo, il già citato Bruno Corbucci, Massimo Dallamano, Damiano Damiani, Sergio Martino e Duccio Tessari, quest’ultimo famoso anche per alcuni film western all’italiana.
Questo lungo elenco, però, non può e non deve assolutamente terminare senza dimenticare anche le grandi attrici che hanno partecipato, anche una sola volta, in queste pellicole. Pure in tale occasione i grandi nomi non sono mai e poi mai mancati. Nomi di attrici che facevano sognare gli italiani e il mondo intero. Nomi come Barbara Bouchet, Florinda Bolkan, Agostina Belli, Laura Belli, Martine Brochard, Silvia Dionisio, Olga Karlatos e Luciana Paluzzi.


Tutto ciò per riprendere la parte di analisi interamente dedicata alla critica o comunque ad una certa critica che vedeva malvolentieri questi film. Era pur vero che non tutti potevano e dovevano essere considerati dei meri capolavori e neanche si avvicinavano ad esserlo, eppure persino in questo caso dobbiamo registrare, per l’ennesima volta i due giudizi pronunciati, come delle sentenze inappellabili, della critica; quindi, delle persone cosiddette esperte e acculturate, e il pubblico in generale.

Partiamo, come giusto che sia e visto che l’abbiamo menzionata per prima, dalla critica. La stessa, come già anticipato bocciava aprioristicamente l film che formavano questa filone cinematografico. Perché abbiamo usato il termine ‘aprioristicamente’? i critici, nel pubblicare i loro commenti, nell’esprimere i loro giudizi, definivano tali film come reazionari o, peggio ancora, ‘reazionari di fascismo’ oppure di qualunquismo politico.

Altri, invece, andavano oltre i classici confini ideologici bollandoli comunque, a sua volta, di essere troppo critici dello stesso ordinamento giuridico. Infatti, il momento in cui lo stesso Commissario Betti si deve rivolgere ad un’associazione di cittadini per aiutare la stessa legge che gli ha legato le mani è sintomatico dell’insoddisfazione sociale proprio per come lo stesso ordinamento giuridico veniva applicato…

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