In occasione del nono anno senza Bud Spencer lo celebriamo con il suo personaggio più famoso

In fase di scrittura, se così si può dire, ovvero per la sceneggiatura, c’era il talento sopraffino di Luciano Vincenzoni, il quale aveva lavorato in più di un’occasione con il geniale Sergio Leone, senza dimenticare anche Lucio De Caro. Ma più avanti saremo ancora più precisi in merito.

Distribuito dalla Titanus, il primo Piedone riuscì subito a fare centro anche per due motivi ben precisi: aver sapientemente miscelato generi all’antitesi e con un Bud Spencer affiancato da un cast di attori di primo livello e si sa che la trama deve essere sempre impreziosita ulteriormente soprattutto dalla qualità recitativa, sennò il tutto risulterebbe inutile. Anche in questo caso si tratta di nomi come: Enzo Cannavale, attore mai e poi mai considerato e ricordato negli anni successivi alla scomparsa da parte della critica. Un vero e proprio mistero, aggiungiamo noi.

Ma per un momento concedeteci una piccola digressione in merito al discorso dei generi, non soffermandoci solo ed esclusivamente sul primo e storico capitolo, dobbiamo indicare non uno ma ben quattro generi: ovvero il poliziesco, l’azione, la commedia e persino l’avventura. Non a caso il numero quattro sarà abbastanza ricorrente in questa saga e fra un po’ vi diremo il perché.

Generi, dunque poi confermati, almeno per quanto concerne i primi due indicati, anche nella serie tv, sequel, lanciata nel dicembre scorso sulla piattaforma Sky o anche Now tv, in cui si vede nei panni del personaggio erede del Commissario Rizzo, l’Ispettore Davide Palmieri, il popolare attore Salvatore Esposito, affiancato da una bravissima Silvia D’Amico, dal titolo: Piedone – Uno sbirro a Napoli. Anche in questo caso, come già detto in precedenza, il numero 4 è ricorrente.

Infatti, questa prima stagione è suddivisa proprio in quattro appuntamenti e tale numero non è stato scelto a caso: è proprio un diretto omaggio a quei quattro film realizzati dal 1973 al 1980 e, sempre per questa serie tv, è già stata ufficializzata una seconda stagione e già non stiamo più nella pelle per l’attesa.

E dopo questa piccola parentesi, doverosa, riprendiamo il discorso sul leggendario film del 1973, continuando a menzionare e ricordare gli straordinari interpreti che presero parte a quello che era di fatto una vera e propria novità: Adalberto Maria Merli, Raymond Pellegrin, Mario Pilar, lo sfortunato Angelo Infanti, Dominic Barto, Claudio Ruffini, Ester Carloni ed Enzo Maggio. Chiaramente, questo è, suppergiù, tutto il cast del primo capitolo della quadrilogia.

Un primo capitolo che sarà ulteriormente impreziosito oltre che dalle musiche composte dai fratelli Maurizio e Guido De Angelis, il tema principale, però, contrariamente a quanto si potrebbe pensare non era proprio opera loro, ma bensì di un altro duo, molto famoso nei decenni passati: Santo & Johnny. La cui melodia ve la faremo ascoltare fra non molto, alla fine di questa seconda parte.

A seguire il tema musicale, negli altri tre capitoli, si presenterà con diversi arrangiamenti, sanza mai e poi mai discostarsi dal sound caratteristico partenopeo, che si suddivide tra un duplice velo, quello spensierato e quello malinconico. Ma lo scopo principale di questo reportage non ruota intorno al mero e semplice ricordo e neanche su giudizi che, rilasciati adesso, equivarrebbero ad un vero delitto, sui quattro film; anche se cercare di capire quale sia il migliore lo faremo più per ‘sport’ che per creare una strana competizione tra queste opere cinematografiche collegate fra esse.

Non solo perché si andrebbero a toccare dei capisaldi della cinematografia italiana, ma anche perché equivarrebbe anche ad una vera e propria mancanza di rispetto del lavoro svolto in quegli anni da coloro che ci misero anima e cuore in quei quattro episodi. E soprattutto per un’altra ragione: a distanza di anni improvvisare delle piccole recensioni risulterebbe del tutto inutile.

Ma lo sviluppo di questo reportage ci ha addirittura permesso di effettuare anche una duplice operazione. La prima è quella di incontrare, seppur in via telefonica, ed averlo come ospite, una persona molto particolare e che abbiamo avuto il piacere di dialogare più volte nel corso di questi nostri cinque anni, e che ci ha permesso di farci scoprire sempre di più nuovi aneddoti su Bud Spencer.

Una persona che il mito e la leggenda lo ha conosciuto molto bene per il solo fatto di essere suo figlio: il regista e produttore Giuseppe Pedersoli, che ritroveremo nella nostra intervista, nella puntata speciale che chiude la prima stagione di Free Podcast Variety e che sarà pubblicata, sul nostro canale Youtube, oggi pomeriggio.

Nell’intervista che avrete modo di ascoltare, lo stesso Pedersoli, ci ricorda anche un po’ quello che abbiamo anticipato fino adesso, senza tralasciare qualche nuovo dettaglio e qualche nuova notizia che, fra queste righe virtuali, per ovvie ragioni, non possiamo riportare.

E adesso, senza troppi indugi, visto che ci siamo dilungati un bel po’ in questa premessa, suddivisa da un po’ di approfondimento, torniamo a spostare la nostra attenzione sul vero oggetto di questo lungo reportage, la saga di Piedone, riprendendo da dove ci siamo fermati poc’anzi, il cast del primo film. Ma sappiamo che non basta questo a decretare il successo, sempre prima abbiamo anche specificato che anche la trama deve fare la sua parte, con tanto di sviluppo di un certo spessore. Nel caso di Piedone Lo Sbirro, la storia ha un’evoluzione di notevole spessore.

Né troppo violente e ne troppo leggera; né troppo volgare e ne troppo seria. né troppo pesante e ne troppo drammatica. Un equilibrio che si può registrare solo quando si è consapevoli di realizzare un qualcosa di mai visto e che sicuramente non si pensava neanche minimamente che avessero portato alla realizzazione di ben tre sequel.

Però, se il primo capitolo si mantiene quasi nell’intenzione, quasi, di una sorta di film impegnato, miscelato alla commerciabilità del nome dell’attore protagonista, oltre che di qualche scazzottata e momento action, gli altri tre saranno indirizzati verso toni ancor più leggeri, forse anche troppo leggeri, e quindi più vicini alle classiche opere di intrattenimento per famiglia.

Eppure, Piedone a Hong Kong, uscito il tre febbraio del 1975 poteva reggere ancora il paragone con ‘Lo Sbirro’, nonostante le famose scazzottate di Piedone erano più vicine a quelle goliardiche e da cartoni animato con Terence Hill.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *