La notte tra il 28 ed il 29 ottobre del 1991 il vero peschereccio Andrea Gail scomparve al largo del Flemish Camp

La penultima parte di questo reportage abbiamo deciso di aprirla così, con un’immagine di Cloester, piccola cittadina e contea di pescatori situata nello Stato del Massachussetts. Questo piccolo angolo di mondo, nella sua essenza, avrebbe tante cose da raccontarci, tante storie su cui attingere. Aneddoti dello stesso tenore e dello stesso spessore. Infatti, durante i titoli di apertura del film diretto da Wolfang Petersen una delle prime inquadrature sulle quali, lo stesso regista, indugia lasciando intendere su cui la nostra attenzione deve soffermarsi una parete, in marmo, su cui sono indicati l’anno e i nomi dei pescatori che non tornarono mai più dai loro viaggi in mare.

All’inizio, per ovvi motivi, i nomi dei protagonisti non ci sono; appaiono alla fine, quando ormai la tragedia si è compiuta, e sono in bella mostra, scolpiti in modo da non far perdere la memoria. Il film, chiaramente, è ambientato nel 1991 e non sappiamo se, in questi ulteriori e lunghi trentacinque anni, si sono verificate altre tragedie. Di certo, se sfortunatamente sono avvenute purtroppo, non si sono materializzate come in quei maledetti cinque giorni.

Altri particolari sui quali vale la pena soffermarsi per tentare di approfondire certe dinamiche, avendo però la piena consapevolezza che nemmeno Sebastian Junger non è riuscito a ricostruire tutto l’accaduto, nemmeno noi abbiamo la sfera di cristallo. Ebbene quali sono queste altre dinamiche? Partiamo da una considerazione: se per la metà il film è romanzato, questo vuol dire che tutta la prima parte della stessa sceneggiatura è stata sviluppata da elementi reali.

Uno: la macchina del ghiaccio che non funziona, ma su questo ci ritorneremo più avanti. Due: nel film viene mostrato che due dei marinai, a terra prima di partire, ebbero dei contrasti. Secondo la trasposizione cinematografica la mattina stessa del viaggio fatale. Questo significa che forse i malumori sono poi continuati a bordo, ma non sappiamo cosa sia realmente accaduto dopo.

Torniamo al punto numero uno e lo sappiamo, cari lettori, sembra quasi una banalità soffermarsi proprio su questo dettaglio; ma non è così: c’è un dettaglio che non ci quadra e non perché lo stesso Junger non sia stato chiaro, anzi. Il suo testo, ancora oggi, è ritenuto come il perfetto manuale dell’inchiesta giornalistica. Dunque, perché incaponirci, proprio come fanno i marinai, su un determinato particolare? Ebbene, abbiamo detto in più di un’occasione che per metà del film è romanzato, mentre la prima parte no.

Quindi, tenendo bene a mente questo elemento, come una sorta di mantra, il dilemma parte dal semplice fatto che, durante film ed esattamente nel momento in cui l’equipaggio dell’Andrea Gail è riuscito nella missione di trovare tutto il pesce del mondo nella zona conosciuta Flemich Camp, sulla quale a seguire ci ritorneremo ulteriormente, uno dei marinai si avvede della rottura della macchina del ghiaccio.

Un evento che comporta la decisione, da parte dello stesso capitano, di fare ritorno, sigillando per bene il pesce nella stiva in modo da venderlo comunque fresco. Ecco questo è il dettaglio che non quadra. Se uno dei personaggi dichiara apertamente che, sulla macchina, aveva già fatto storie con chi di dovere per riparlarla e dalla seconda parte del film è romanzata, come mai nel libro di Junger viene comunque preso in considerazione? Forse come ipotesi?

Perché, nei fatti e secondo le cronache dell’epoca come mai si conosce l’ultima vera comunicazione della nave, datata la sera del 28 ottobre del 1991, in cui il capitano disse, facendo in modo inequivocabile riferimento alla tempesta, con un semplice e diretto: eccola qui è arrivata. Forse non si è tenuto conto di un’altra comunicazione del tipo: stiamo tornando visto che la macchina del ghiaccio si è rotta? Forse, ripetiamo.

Oppure, ci sarebbe anche un’altra spiegazione: non dissero niente per evitare di alimentare un pregiudizio sul pescato ottenuto fino a quel momento? Chiaramente le nostre sono solamente ipotesi, supposizioni che non abbiamo intenzione di trasformare in illazioni o qualcosa di peggio. Dunque, se il dettaglio del malfunzionamento della macchina del ghiaccio è vero ci sarebbe anche da chiarire come si è a conoscenza che il giorno 27 ottobre l’Andrea Gail aveva deciso di fare ritorno a casa?

Ma a questo punto torniamo sempre al punto di partenza che è quello più plausibile: ovvero una serie di comunicazioni che nello stesso film non vengono di fatto riportate o quantomeno ufficializzate, lasciando campo e spazio al pensiero critico di chi vede il film. È anche vera una cosa: in apertura di questa penultima parte ci stavamo concentrando sulla storia di Gloucester ma, come sempre, abbiamo finito per sconfinare in altre acque; ovvero, non siamo andati fuori traccia o fuori tema ma non ci siamo attenuti a questa ulteriore parte della storia.

Perché d’altronde anche quel piccolo luogo è uno dei veri protagonisti insieme agli sventurati uomini di mare. Ebbene, su questa piccola contea cosa ci sarebbe da dire?

Partiamo da uno dei vari simboli di questo piccolo e affascinante posto, il porto di Gloucester: visitato da Samuel de Champlain, lo storico e leggendario esploratore e scrittore francese, questo luogo venne stabilmente colonizzato intorno al XVII° secolo, ed è, ancora oggi, storicamente considerato uno dei centri pescherecci più importanti degli Stati Uniti.

Da quello stesso secolo in poi, i medesimi pescatori locali si sono uniti a varie ondate di immigrati arrivati addirittura dalla nostra penisola, e più precisamente da Terrasini, un piccolo paesino della regione Sicilia, e dal Portogallo.

Tornando alla parete di marmo ripresa nelle inquadrature iniziali del film, chiaramente, il regista ha mostrato uno dei monumenti più famosi della stessa contea di pescatori: ovvero stiamo facendo riferimento al celebre monumento conosciuto con il nome di Gloucester Fisherman’s Memorial; noto anche come “L’uomo al timone”, come si evince anche dall’inquadratura iniziale del film del 2000.

Con tale monumento si celebrano i marinai della città, circondato da targhe con i nomi di oltre 5.000 pescatori persi in mare nel corso dei secoli, tra cui anche quelli dell’Andrea Gail. Ma non abbiamo ancora detto tutto, ci sono ancora alcuni dettagli da farvi scoprire e non solo su questo piccolo luogo entrato, a suo discapito, nel mito e nella leggenda…

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