La notte tra il 28 ed il 29 ottobre del 1991 il vero peschereccio Andrea Gail scomparve al largo del Flemish Camp
La storia del cinema ci ha sempre regalato capolavori memorabili, ispirati da storie reali e non sempre terminate nel migliore dei modi. Alle volte il finale è stato persino cambiato proprio per far capire che se quell’evento o fatto fosse accaduto all’interno di una stessa trama cinematografica, la potenza della fantasia ci avrebbe messo lo zampino.
Tra i tanti esempi di film ispirati a fatti o a vite realmente esistite e che hanno presentato una variazione rispetto a ciò che era realmente accaduto, si potrebbe menzionare, soprattutto perché è un titolo uscito solo qualche anno fa e che fra qualche mese vedrà proseguire la trama con un attesissimo lungometraggio inteso a metà strada tra un sequel ed uno spinoff, stiamo facendo riferimento a C’era una volta Hollywood di Quentin Tarantino.
Ma come già specificato la lista è davvero lunga e non è la sede giusta per approfondirla. Nel caso de ‘La Tempesta Perfetta’, come lasciato intendere ieri, sviluppare la sceneggiatura o comunque realizzarla con qualche licenza poetica di troppo è stata, purtroppo, un’operazione doverosa. Perché nei fatti, soprattutto a partire da questa seconda parte cercheremo veramente di ricostruire ciò che sia realmente successo a Frank William “Billy” Tyne Jr. – Il capitano, 37 anni; Robert F. “Bobby” Shatford – Marinaio, 30 anni; Dale R. “Murph” Murphy – Marinaio, 30 anni; David “Sully” Sullivan – Marinaio, 28 anni; Michael “Bugsy” Moran – Marinaio, 36 anni; William “Billy” Pierre – Marinaio, 28 anni. Ovvero all’equipaggio dell’Andrea Gail.
Se nella prima parte ci siamo soffermati, seppur brevemente, sulla storia della nave, per dovere di cronaca dovremmo anche cercare di capire chi fossero questi sei uomini che non tornarono mai più sulla terra ferma. Prima di farlo, cercando ulteriormente di essere il più possibile accurati, a causa della scarsità delle informazioni sui sei uomini.
Come già lasciato intendere nella prima parte di ieri la trama stessa del film, diretto da Wolfang Petersen, dopo una pesca infruttuosa, il capitano Frank W. “Billy” Tyne Jr. decide di dirigersi verso est. Più precisamente verso il Flemish Cap, di cui più avanti specificheremo in che zona ben precisa sia situato, dove credeva che avrebbero avuto più fortuna.
Infatti il film inizia che il peschereccio Andrea Gail, insieme al suo capitano, stava perdendo di credibilità. Da diverso tempo sembrava effettuare una serie di viaggi a vuoto presso i banchi di Terranova, che erano situati al largo del Canada. Più precisamente si trattava di vasto sistema di bassi fondali ed altopiani sottomarini situato nell’Oceano Atlantico a sud-est dell’isola di Terranova, per l’appunto. Sempre nella sceneggiatura realizzata da William Wittliff, nelle prime scene descritte e poi realizzate, l’imbarcazione riparta quasi a ridosso delle date segnate della grande tempesta, facendo confondere, letteralmente le acque.
Nel senso che se nella realtà l’ultima uscita della stagione porta la data 20 settembre del 1991, per poi venir dichiarata dispersa la notte tra il 28 ed il 29 ottobre i quello stesso anno, la sensazione è che newlla finzione siano stati effettuare altri due viaggi ravvicinati.
Perché: se notate bene, dopo le scene iniziali di arrivo dello stesso peschereccio, il Capitano Billy Tyne quando decide di ripartire, nella scena del locale, si vedono indistintamente qualche decorazione di Halloween. Ovviamente questa sarebbe una prima licenzia poetica? Vi possiamo tranquillamente rispondere di no e per un semplice motivo. Appare chiaro che il tempo, nel mondo del cinema, è sempre accorciato anche per motivi narrativi. Ma questa, ormai, è da sempre una prassi confermata.
A questo punto ci dovremmo soffermare sull’intero equipaggio. Ma significherebbe speculare sulla memoria di ognuno dei componenti. Così abbiamo deciso di concentrarci, al momento, sulla tempesta perfetta, specificando anche che tipo di tempesta fosse e spostando l’attenzione anche su un’altra fonte che ha ispirato il film del 2000: l’inchiesta giornalistica omonima.
Ma come sempre andiamo con ordine, partendo dal maledetto evento naturale che a partire dal 25 giugno, fino al 29 ottobre, creò non pochi problemi in quella in quella parte di oceano. La tempesta medesima, per dovere di cronaca venne ribattezzato come Uragano Grace.
Partiamo adesso da un altro presupposto: come si formano gli Uragani? È naturale che questa nozione l’abbiamo tutti quanti studiata tra i banchi di scuola; ma ogni tanto fare un bel ripasso non fa mai male. Considerando che tutto ruota intorno all’energia termica delle acque marine, in tale caso affinché un vero uragano prenda vita la temperatura, debba essere, al massimo, di 26 o 27 gradi centigradi sotto la profondità del mare.
A seguire, la stessa acqua calda provoca l’evaporazione di grandi quantità di umidità. La stessa aria calda, una volta che sale in alto, lasciandosi dietro la zona di bassa pressione sulla superficie del mare, si raffredda e lo stesso vapore acqueo si condensa in nubi temporalesche. Tale processo rilascia calore, facendo salire l’aria con più forza e richiamando altra aria dal basso.
Non è tutto qui, si deve persino considerare la cosiddetta forza di Coriolis, ovvero la forza della rotazione della Terra, la quale si attiva a circa 5 o 10 gradi di latitudine dall’equatore, la quale spinge i venti a roteare a spirale e in senso antiorario. Ma per essere ancor più pignoli, per uragani si intendono quegli insiemi di sistemi di tempesta che prendono forma nelle regioni tropicali, alimentati, come abbiamo già visto, dall’energia termica del mare.
Perché in questa fase del reportage appare così rilevante soffermarsi su questo aspetto, comunque, conosciuto da tutti: per un semplice dettaglio che, ai fini della ricostruzione degli eventi, ci riporta ancora al film del 2000. Difatti, secondo le cronache dell’epoca, quando ormai era chiaro che la tempesta stava iniziando ad innescarsi e dopo aver lanciato un’occhiata ai bollettini meteorologici, che avvertivano il peggioramento delle condizioni dal punto di vista meteorologico, Tyne, a quanto pare, decise di fare rotta verso casa tra il 26-27 ottobre. Chi si ricorda bene del film, questa versione, a quanto pare, sembra vera solo parzialmente.
Difatti bisogna capire in che modo questo dietrofront fu istantaneo oppure lo stesso Tyne tergiversò e non poco? Nel film, chi se lo ricorda bene, il capitano notò l’aggiornamento delle condizioni meteorologiche per la macchina delle comunicazioni, ma non disse nulla, subito all’equipaggio…