La seconda parte del nostro umile e sentito omaggio al Capitano della Nazionale Italiana di Calcio e del Milan Franco Baresi
Sulla tarda mattinata di ieri, intorno alle 13, era rimbalzata la notizia che la camera ardente di Franco Baresi verrà organizzata in forma strettamente privata. Non si sa se per volontà sua o per evitare che si possano creare code abbastanza lunghe di tifosi, per rendergli omaggio, sotto al sole di queste ore. Sta di fatto, e questa è un’ulteriore conferma, che l’estremo saluto al numero 6 del calcio italiano si svolgerà domani mattina, alle ore 11, nella chiesa di Sant’Ambrogio a Milano. Funerale che verrà trasmesso in diretta televisiva su rete 4.
Abbiamo aperto così questa seconda parte, per aggiornarvi su una notizia sulla quale, sempre ieri, non siamo riusciti a rendervi edotti per tempo, visto che la prima parte di questo speciale è stata pubblicata un mezz’ora prima dall’ufficialità dell’aggiornamento finale.
Finale, appunto. parola che nel calcio significa anche ultimo atto di una competizione. Si pensi, per esempio, alle tre Champions League conquistate con quella maglia, da due colori, che era, ormai una seconda pelle per lui. Le prime due edizioni vinte il trofeo portava ancora la vecchia denominazione di Coppa Dei Campioni. L’ultima proprio con quella che conosciamo tutti quanti: Champions League.
Dunque, si potrebbe dire che Franco Baresi ha giocato a cavallo di tre epoche ben distinte fra loro, seppur incrociate nel gioco delle generazioni ravvicinate. Ha ottenuto l’investitura di Gianni Rivera il quale, nella stagione 1978/1979, l’anno della stella, ovvero quello del decimo scudetto, gli affidò la fascia di capitano.
Ha attraversato la generazione dei ragazzi del 1982, quella che mancò per un soffio la finale di Italia 90 e quella che sfiorò l’impresa di Usa ’94. Forse si potrebbe anche sostenere che solo un per una stagione, massimo due, ha incrociato la generazione dei ragazzi che sarebbero diventati campioni del mondo nel 2006. Ovvero i vari Totti, Del Piero, Filippo Inzaghi, Alessandro Nesta, Fabio Cannavaro, Gianluigi Buffon.
Soprattutto con quest’ultimo, i due si incrociarono nel famoso 0 a 0 di Parma, proprio nel match Parma – Milan, dove il futuro estremo difensore della nazionale chiuse letteralmente la propria porta a gente come Roberto Baggio e Dejan Savicevic, tanto per fare dei nomi.
A questo punto, proprio per essere ancor più precisi e pedanti, la carriera del leggendario numero 6 è passata in mezzo a ben sei generazioni. E la sua, si la sua generazione era quella, per paradosso, quella che avrebbe trionfato in Spagna nel 1982. Ma adesso, come diciamo sempre, andiamo con ordine. Ciò vuol dire che iniziamo a raccontarvi la sua incredibile storia, sia personale che calcistica.
Come ricordato nella prima parte, Capitan Baresi nacque l’8 maggio del 1960 a Travagliato, un piccolo paesino della provincia di Brescia. Fratello di Giuseppe, difensore dell’Inter e zio di Regina Baresi, figlia dello stesso Giuseppe, Franco perse entrambi i genitori a quattordici anni.
Ma il tentativo di affacciarsi nel mondo del calcio, insieme anche all’altro suo fratello, Angelo e insieme a Giuseppe, avvenne intorno ai dodici. Nel riportarvi anche brevemente questo aneddoto, cari lettori, noterete come sarebbe potuta andare la storia del calcio, prima italiano e poi mondiale, se l’Inter avesse preferito invece di Giuseppe Baresi, proprio lo stesso Franco.
Si, avete letto non bene, ma benissimo. Franco era tifosissimo dell’Inter e la sua stessa squadra del cuore gli fece un brutto scherzo. Chissà se la sua fu una vendetta o ripicca o fu tutto dettato dal caso e quindi dal destino che l’altra squadra di Milano, alla fine, si convinse ad accoglierlo in squadra, nelle giovanili.
Difatti, le cronache dell’epoca riportano che anche i rossoneri, durante i primi provini, non apparvero del tutto subito convinti sulle sue potenzialità. Sembra una barzelletta, vero? Eppure il suo primo impatto con la società rossonera fu proprio questo. ufficialmente iniziò a vestire la casacca rossonera a partire dal 1974. Aveva solo quattordici anni.
Ci mise solamente un triennio per fare il grande salto, quello in prima squadra. Siamo nel 1977 e nella stagione successiva, quella ‘78/’79, quella del decimo scudetto, Franco Baresi inaugurerà, senza neanche immaginarselo, una delle storie più belle che il calcio ricordi. Se la stagione 1977/1978 è quella del suo esordio, quella successiva sarà la stagione in cui divenne il capitano della squadra rossonera e lo sarà fino al 1997. Per ben venti lunghi anni; due decenni in cui totalizzerà ben 719 presenze con la maglia numero 6 sulle spalle.
E con la Nazionale italiana di calcio? Una volta diventato capitano del Milan, l’esordio in maglia azzurra arrivò nel 1979 ed era quella dell’Under 21, che la vestì fino al 1982. Attenzione, però, nel mezzo ci sarebbe da ricordare anche la maglia olimpica, indossata nella sola stagione 1983 – 1984. Mentre la sua storia con la maglia della nazionale maggiore ebbe inizio nel 1982 per poi terminare nel 1994, ma non con la maledetta finale di Pasadena. Ci fu un’altra parentesi, quella contro la Slovenia nel settembre del 1994, match valevole per la qualificazione ad Euro 1996, che si sarebbe disputato in terra inglese.
In totale, Baresi, vestirà l’azzurro per ben 81 volte, di sicuro meritava sorte migliore con la nazionale di calcio e soprattutto per aver vinto il mondiale del 1982 ma non da titolare, quanto da panchinaro. D’altronde come libero, all’epoca, c’era un’altra leggenda scomparsa troppo presto, verso la fine degli anni ’80, ovvero Gaetano Scirea. Questione di gerarchie stabilite dal commissario tecnico dell’epoca, Enzo Beazot. Eppure, fra i due ci sarebbe anche un altro particolare sul quale non si può soprassedere.
A causa di alcuni disaccordi tra i due, alcune informazioni parlano addirittura di veri scontri, Baresi saltò il mondiale del 1986 proprio per le divergenze con Bearzot, per poi partecipare a quello del 1990 e del 1994. Semmai Bearzot non si fosse messo di traverso, a quest’opera staremmo a ricordare anche la sua partecipazione nella spedizione messicana.
Ma quando è iniziata la sua vera leggenda calcistica? Nel senso quando Baresi incominciò a venir considerato come un libero di caratura mondiali? Qualcuno avrebbe ipotizzato una stagione in modo particolare, che per noi sembra quasi un po’ tardiva, visto che viene indicata la stagione 1989/1990…