Terzo speciale per il ‘Ciclo Bud Spencer’ interamente dedicato ai 35 anni di ‘Un Angelo in paradiso’
Fino ad ora abbiamo usato l’espressione impropria ‘rissa particolare’. Nella sostanza, però, nella scena finale, quella che contrappone i taxi delle due società, non si svolge con l’ironico scontro fisico. No, questa volta vengono usati direttamente le auto di servizio degli stessi tassisti. Ne vien fuori un uno contro uno originale nella sua essenza. Bud Spencer solo a tratti si getterà nella mischia per poi fiondarsi in un altro luogo in cui il biglietto da 150 milioni di dollari andrebbe distrutto. Un’intera sequenza accompagnata dalle note rock della canzone del gruppo musicale dei Florence 99 dal titolo: Rock’n’roll – I feel so.
Ieri, abbiamo persino usato la parola favola e, per certi versi, andrebbe bene anche il sinonimo di fiaba. Una fiaba o favola o anche un film sulla vita moderna, per l’epoca, visto che sono trascorsi ben 35 anni e che, nella sua essenza, prevede, nel finale, una dinamica tutta diversa.
Con la promessa che alla fine di questo terza ed ultima parte vi condivideremo la scena dei taxi, rimanendo nell’ambito dell’analisi più pura e semplice l’elemento che contrappone ‘Un Piede in paradiso’ con altre opere cinematografiche che hanno per protagonista gli angeli è un solo. Un elemento che riguarda l’applicazione di uno schema ben preciso, collaudato e, in quegli stessi anni, anche troppo sfruttato dai vari autori sia cinematografici che televisivi.
In ogni film sul tema che si rispetti, anche in qualche episodio televisivo di qualche serie in particolare, l’angelo di turno riesce sempre a salvare l’anima e lo spirito dell’essere umano, dopo essersi pentito per qualche azione commessa, per qualche comportamento troppo rude, chiuso o per aver maltrattato il prossimo a causa di un trauma che si porta dietro.
Nel caso di Un piede in paradiso e quindi nel caso Bull Webster la classica equazione viene invertita e non tanto in modo illogico, ma parte da una base ben definita. Una base che poggia le fondamenta sulla classica figura dell’uomo ben saldo sulle sue convinzioni, sui suoi principi e sulle sue motivazioni. Di certo, qualcuno si immaginava di vedere un Bud Spencer che, nel corso della storia, commetteva prima un errore imperdonabile per poi pentirsi di qualcosa o di ritornare sui suoi passi e invece no, nulla di tutto ciò.
Ed ecco che lo schema viene rivoluzionato quasi all’insaputa di tutti coloro che fino a quel momento erano cresciuti con quella tipica struttura narrativa. Il presupposto di stravolgere la dinamica è da ricercare proprio nella figura e personaggio che lo stesso Bud aveva proposto fino a quel momento.
Ovvero, non solo un personaggio tutto d’un pezzo ma con un carattere forte anche da scalfire, anche da farlo ritornare sui propri passi. Come sappiamo tutti, dalle altre opere sul grande schermo viste fino a quel momento, che sia Bambino, in Trinità, che sia Arthur Coimbra della Coronia, Yazevedo chiaramente, che sia lo sceriffo extraterrestre poco extra ma molto terrestre o Bud Graziano o Bulldozer e tanti altri, fondamentalmente il personaggio stesso di Bud Spencer, nella sua essenza, rappresenta il bene. Ciò cosa consiste, cosa comporta in questo film?
Semplice, che sia il demone con sembianze da donna e sia l’angelo falliscono miseramente la loro missione e, per paradosso, anche se è l’angelo ad avere la meglio sulla donna, perde ugualmente perché Bull Webster agisce come sperato ma, mediante scena che via abbiamo mostrato, non proprio nel modo consono e che dal paradiso si attendeva; facendo, così, perdere le ali allo stesso angelo e ‘le corna’ diciamo così alla donna proveniente dagli inferi.
Quasi in chiusura ci sarebbe anche da ricordare anche un altro brano che funge da colonna portante della colonna sonora di questo film, il toccante motivo composto proprio da Giancarlo Bigazzi, come precisato nella prima parte di questo speciale. Un brano intitolato ‘An angel around of me’. La traduzione è semplice, la si intuisce nel pronunciare il titolo in originale: un angelo intorno a me.
In questo caso il testo, scritto da Cesare De Natale e Leonie Gane, parla di una persona che non si riesce a liberare proprio di un angelo che gli gira intorno. Le parole ed i versi sono scritte in modo da creare anche una perfetta metafora per una leggera canzone romantica. Per una storia, seppur non proprio nella classica accezione del genere sentimentale, sposta l’attenzione verso il romanticismo degli eroi e di come si dovrebbe essere anche quando le situazioni, le avversità della vita ci mettono alla prova; perché in fondo la vita stessa, prima di approdare nel possibile paradiso, è, nei fatti la vera prova a cui tutti quanti dobbiamo sottostare.
E il paradiso stesso, indipendentemente se sia come quello o meno descritto dal sommo poeta Dante Alighieri, non è il premio di consolazione, al contrario. È il premio a cui tutti noi possiamo ambire quando, purtroppo, sarà giunto quel momento. In definitiva siamo giunti al momento clou, siamo arrivati alla fine di questo specifico viaggio cinematografico tra i titoli, di Bud Spencer, mai troppo considerati o comunque non rivalutati dalla critica e che non sono mai arrivati ad essere dei veri e propri cavalli di battaglia.
D’altronde è complicato spiegare del perché certi film entrano subito nell’immaginario collettivo rispetto ad altri. Forse perché ‘il Soldato di Ventura’, Occhio alla penna e, appunto, Un piede in paradiso non sono propriamente i classici di Bud Spencer, ma appartengono ad una filmografia diversa, quasi più autoriale, più introspettiva e, se vogliamo, a mostrare il personaggio meno ‘supereroe’ di quanto si potrebbe immaginare.
In questo senso, però, Un piede in paradiso conserva un valore tutto suo, è portatore di un messaggio, seppur leggero, ancor più spirituale e che non debba essere visto sempre nella mera ottica di una singola religione. Un piede in paradiso, molto probabilmente, più che considerarlo come una sorta di nuovo cavallo di battaglia, attribuzione più logica per ‘Il soldato di Ventura’, mentre il tipico film per famiglia per Occhio la penna, deve esser considerato come un piccolo gioiello, a parte, della sua filmografia da vedere, rivedere e riscoprire in determinati periodi dell’anno. Domani il reportage finale con intervista a Giuseppe Pedersoli…