Celebriamo lo sfortunato cantante de ‘La Bamba’ nato il 13 maggio di 85 anni fa
È un classico, in fondo. Chi diventerà calciatore fin dai primi anni ha sempre un pallone tra i piedi e non nell’accezione più negativa dell’espressione e ciò vale anche per chi, nella vita, sogna di diventare musicista o cantante. Quella chitarra, per Ricky Valenzuela, era molto di più di un semplice strumento musicale, molto di più che strimpellare di tanto in tanto; rappresentava, in tutto e per tutto, il suo futuro. Non lo aveva solo capito, lo aveva intuito d’istinto; naturalmente, come una luce che si accende e non si può più spegnere, neanche quando gli altri ti suggeriscono di farlo. Ricky, all’epoca si chiamava ancora così, non suonava solo perché gli piaceva, suonava perché c’era qualcosa in lui che lo spingeva in quella direzione.
È un po’ come la classica metafora della tenia di Mario Vargas Llosa, nel celebre piccolo volumetto dal titolo: Lettera ad un aspirante scrittore. Non si sa perché, ma quella tenia ti spinge a scrivere e quindi, nel caso dello sfortunato talento di Pacoima, a suonare e a cantare. Cosa sarebbe diventato Ritchie Valens se non fosse mai scomparso in quella maledetta notte di febbraio?
Avrebbe infranto dei record personali? Avrebbe superato persino il Re del Rock, Sua Maestà Elvis Presley? Era questo che stiamo cercando di ipotizzare che aveva intravisto il produttore musicale e talent scout Bob Keane quando gli giunse, come abbiamo precisato sul finire della prima parte, la voce riguardante l’apparizione, quasi dal nulla, di un nuovo fenomeno sia con la voce che con la chitarra?
Che siano le cronache dell’epoca o mera leggenda, sta di fatto che il proprietario della Keen Records, Bob Keane appunto, rimase folgorato dalle registrazioni effettuate da un altro talent scout, non perse tempo ad ingaggiare la giovane promessa musicale. Ma in quello stesso periodo Bob, stava fondando anche un’ulteriore casa discografica, la Del-Fi, con la quale avrebbe permesso di sostenere l’audizione al giovane Ricardo Valenzuela.
Fu proprio in seguito a quella stessa audizione, giudica buona dallo stesso discografico, che Ricardo Valenzuela si fece da parte, lasciando spazio al ben più potente Ritchie Valens. Non sappiamo, però, come si evince dal film biografico del 1987, se effettivamente lo stesso cantante non apprezzò la modifica del nome e, oltretutto, fosse presente, proprio in quel preciso momento, anche il suo fratellastro. Non indaghiamo, però: rimaniamo anche noi nel limbo della leggenda creata sul grande schermo.
Sta di fatto che per Ritchie Valens quella lunga estate del 1958 divenne indimenticabile e non solo per lui. Anche per chiunque abbia realmente memoria di quel periodo. In quei caldi giorni estivi uscì il suo singolo, quello di cui abbiamo sempre fruito, in determinate occasioni nell’aprire alcune settimane a FreeTopix Magazine: Come On, Let’s go.
Il successo non fu solamente immediato, anzi di più. La diffusione del brano ebbe inizio prima in ambito locale per poi raggiungere tutti gli Stati Uniti d’America nel mese di agosto di quello stesso anno, permettendo di conquistare il primo record della sua carriera: 500.000 mila copie vendute. Sul finire del suo primo tour, Ritchie Valens incise anche un altro singolo, interamente dedicato alla sua fidanzata e che a quanto pare, come viene riportato nel film biografico del 1987, diretto da Luis Valdez, Donna Ludwig, questo il nome della sua ragazza, poteva esser già considerata il suo più grande amore.
E’ inutile sottolineare che anche questo brano, intitolato semplicemente ‘Donna’, avrà un enorme successo. Come avrà successo soprattutto un ulteriore brano che, secondo qualcuno in particolare, avrebbe rischiato grosso. Infatti, quando Bob Keane, diventato anche manager del ragazzo, venne ragguagliato dallo stesso Valens sull’intenzione di realizzare una sorta di rivisitazione rock di una canzone tradizionale messicana, eseguita durante ai matrimoni.
Leggenda vuole, come riportato anche dalla scena del celebre film della seconda metà degli anni ’80, che il giovane cantautore messicano abbia avuto la folgorazione di rivisitarla in chiave rock in un bordello. Si, lo ammettiamo nulla di romantico. Eppure ‘La Bamba’ era uno di quei brani che, prima di essere veramente intesa come semplice canzone, tendeva a rappresentare persino una danza tradizionale messicana; ma su questo dettaglio saremo più precisi fra un po’.
Una melodia ritmata, cantata con versi apparentemente senza senso, il cui significato era noto solo allo stesso autore. Eppure, tale singolo apparteneva, sì, alla tradizione messicane ma più precisamente alla vera e propria danza conosciuta con il nome di huapango. Questo genere non riguarda solo la danza ma anche la musica, proveniente dal particolare stile ulteriormente conosciuto come ‘son husteco’.
A sua volta si potrebbe persino ipotizzare che questa parola trae la sua origine dalla possibile corruzione del vocabolo chuapanco, dell’antico idioma della popolazione azteca, la cui traduzione sarebbe ‘ in cima al legno, il cui riferimento sarebbe una piattaforma di legno su cui i ballerini possono effettuare passi di un’ulteriore danza con il zapaetado.
Con il termine zapaetado si intende una forma di danza spagnola, dalla quale deriverebbe un genere di musica tradizionale del Messico, contraddistinto da un ritmo vivace e punteggiato dalle calzature battenti dei ballerini. Nonostante quello che si pensi, il nome di questa danza non deriva, pensando alle prime quattro lettere, dalla nostra comune ‘zappa’, ma bensì da un più elegante ‘sciarpa’, che in spagnolo si traduce zapato.
Tutto ciò per risalite alle origini del brano che lo ha reso non celebre, ma immortale. Ritchie Valens, nella sua folgorante e purtroppo brevissima carriera, è conosciuto in tutto il modo per quell’intuito che ebbe quella notte in cui sentì, chissà dopo quanto tempo, ‘La Bamba’. Per paradosso, ogni singolo pubblicato si piazzava ai primi posti. Per esempio la stessa canzone ‘Donna’ si piazzò al secondo posto tra i singoli più ascoltati di quel periodo, mentre ‘La Bamba’ solamente al ventiduesimo posto.
Si, non avete tutti i torti, cari lettori: si tratta di una vera e propria blasfemia musicale visto e considerato che è proprio per quest’ultima che viene ricordato in modo eterno e non per le altre due. A quel punto, era chiaro che doveva uscire un suo album di canzoni; ma il destino ci mise il suo…