Il 3 giugno del 2001 ci lasciava uno degli attori più iconici della sua generazione e un pò troppo dimenticato in questa epoca

‘Il mondo nelle mie braccia’, ‘Salvate il Re’ e ‘Contro tutte le bandiere’. Per i più nostalgici di Anthony Quinn, questi primi tre titoli indicati in apertura di seconda parte del reportage interamente dedicato a lui, sono tutti del 1952. Eppure, ieri, in maniera inequivocabile avevamo interrotto il nostro racconto con un nome che ancora oggi evoca interpretazioni straordinarie e leggendarie; senza nulla togliere allo stesso Quinn, s’intende.

Stavamo facendo riferimento al futuro boss di cosa nostra, Don Vito Corleone, ovvero Marlon Brando. Con lui, Anthony Quinn, dividerà il set di un film storico e su una figura storica considerata una vera icona nel Messico, Emilio Zapata. Il titolo del film, invece, è ‘Viva Zapata!’, sempre del 1952. Ma se in quello stesso anno si presentò sul set per ben quattro volte, per quattro rispettivi film, nel 1953 stabilì, forse, una sorta di record: ben sette pellicole da protagonista; e andiamo a scoprire i loro titoli.

Cavalleria rusticana, Seminole, La città sommersa, Cavalca Vaquero, Ad est di Sumatra, Ballata selvaggia e il più comico spettacolo del mondo. Elencati ad uno ad uno fin da subito è doveroso fare una premessa. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Anthony Quinn non è solo un’icona del cinema americano e quindi anche in ambito internazionale.

No, ad un certo punto in quei primi e leggendari anni ’50, il già grande attore messicano – americano sbarcò, addirittura, a Cinecittà, considerata all’epoca la Hollywood sul Tevere. Atterrando in Italia, come detto, Anthony Quinn era già una delle star più acclamate di quel periodo e per un semplice motivo: per esser riuscito a conquistare la statuetta d’oro, come miglior attore non protagonista, proprio per ‘Viva Zapata!’, proprio accanto a Marlon Brando.

Una volta trasferitosi da noi e lavorando, dunque, per i registi nostrani, come abbiamo visto, iniziò a collezionare titoli su titoli solo nel 1953, come abbiamo visto. Ma la vera svolta della sua esperienza italiana, la seconda nel giro di due anni della sua carriera in generale, avvenne grazie al genio di Federico Fellini. Con ‘La strada’, film del 1954 e appartenente alla corrente del neorealismo italiano, girato con la moglie del regista, Giulietta Masina, Anthony Quinn da mero divo americano diventa ancor più internazionale e anche un po’ nostrano.

Per dovere di cronaca sempre in quel 1954 il leggendario attore prese parte anche ad altre pellicole, tutte di stampo italiano: Donne Proibite; La lunga notte; Ulisse e ‘Attila – Il flagello di Dio’. Stesso copione anche l’anno successivo. Difatti il 1955 lavorerà a ‘Il Grande Matador’, Brooklyn chiama la polizia e ‘Le sette città d’oro’. Ma seppur diretti da registi stranieri non sarà questo l’anno in cui lo stesso attore ritornerà negli Stati Uniti d’America, ma il successivo.

Se qualcuno potesse pensare che quel ritorno in patria significava anche una certa pausa dal mondo del cinema in generale si sbaglia di grosso. Anthony Quinn, in quello stesso anno, non solo piazza sul grande schermo ben quattro titoli, ma con uno di questi centra il secondo oscar della sua carriera. Ha donargli ulteriore gloria non sarà ‘La pistola non basta’, non sarà ‘Notre Dame De Paris’ o ‘L’uomo dalla forza bruta’, ma ‘Brama di vivere’ per la regia di Vincent Minnelli, ma recitando accanto ad un altro pezzo pregiato dell’epoca: Kirk Douglas.

Il decennio 1950 si chiudere con altri sei film e, purtroppo, con un’esperienza poco felice sempre in ambito cinematografico. Se titoli come L’ultima riva, L’ultima cavalcata, Selvaggio è il vento, La tua pelle brucia, Orchidea nera, Ultima notte a Warlock e Il giorno della vendetta rappresentarono, ormai, la grandezza di Quinn sotto la collina di Hollywood e non solo; un settimo film, non menzionato subito, avrebbe dovuto fungere da apripista per un’altra carriera seppur parallela.

Si tratta de ‘I Bucanieri’. Non recitò in quell’occasione, tentò la strada della regia e nonostante tutto poté dire di aver diretto, in un sol colpo, i leggendari Yul Brynner e Charlton Heston. Un film di genere storico incentrato sulla guerra tra inglesi ed americani per il possesso della città di New Orleans.

Il decennio successivo? Come si presentò agli occhi del divo di Hollywood? Molto, ma molto proficuo. Nel 1960 Quinn esce con tre film al cinema: Il diavolo in calzoncini rosa; Ombre bianche e Ritratto in nero. Possiamo dire che questi tre titoli rappresentano solo l’antipasto di quello che verrà e sarà dopo. Tra il 1961 ed il 1962, Anthnoy Quinn, prende parte, sì, a quattro film, ma di cui tre leggendari.

Partiamo da quello meno ‘storico’ all’apparenza: Una faccia piena di pugni del 1962. Ma già l’anno precedente si presenta, prima al pubblico americano e poi a quello internazionale, con il gioiello intitolato: I cannoni di Navarone. Non contento, si fa per dire, sempre l’anno successivo partecipa in Barabba e nel 1962, accanto a Peter O’Toole, recita in ‘Lawrence d’Arabia’.

Nel 1964 si prende un anno di pausa per poi ritornare l’anno successivo con altri tre film: La vendetta della Signora, E venne il giorno della vendetta, per poi concludere il 1964 con ‘Zorba il greco’, film che sarà citato e sbeffeggiato, 23 anni più tardi, dall’altrettanto leggendario Robin Williams in ‘Good Morning, Vietnam’. In quest’opera cinematografica della seconda metà degli anni ’80, Quinn sarà anche citato direttamente in un paio di scene, sempre legato al film del 1964, visto il lungometraggio di Williams è ambientato proprio in quello stesso anno.

Tra il 1965, il 1966 e il 1967 sul grande schermo arrivano questi altri titoli: Ciclone sulla Giamaica; Le meravigliose avventure di Marco Polo – Lo scacchiere di Dio; Ne onore ne gloria; La venticinquesima ora; Cominciò per gioco e L’avventuriero. E nel 1968? Giunse un’altra perla mai dimenticata e che rappresenta, ancora tutt’oggi, un film molto particolare nella sua essenza: L’uomo venuto dal Kremlino. Ma in quello stesso anno, Quinn, apparve anche in I Cannoni di San Sebastian e Gioco Perverso.

Mentre gli anni sessanta terminarono con ‘Il segreto di Santa Vittoria’ e La stirpe degli Dei’. Con la fine del decennio le sue apparizioni iniziarono a diminuire sensibilmente…

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