Il 1° Giugno del 1926 nasceva colei che fece sognare il mondo tranne sé stessa

Nella maggior parte dei casi alla stessa Marilyn Monroe i produttori hollywoodiani continuavano ad affidarle ruoli abbastanza leggeri per commedie quasi senza pretese. Eppure, nessuno poteva immagine che, semmai avesse sfondato, sarebbe riuscita a farlo non solo in poco tempo ma, allo stesso, prendendo parte anche a progetti abbastanza interessanti. Interessanti come ‘Niagara’, diretto da Henry Hathaway; Come sposare un milionario, diretto da Jean Negulesco; e infine ‘Gli uomini preferiscono le bionde’, diretto dal leggendario regista e produttore cinematografico Howard Hughes.

Tutti e tre del 1953 e tutti e tre entrati di diritto nella storia del cinema. Di sicuro nessuno si aspettava un exploit di questo genere da parte della stessa attrice la quale, negli anni successivi, iniziò anche a lavorare di meno, ma scegliendo meglio i progetti ai quali voleva prendere parte.

Non mancarono, ancora, partecipazioni non accreditate; come per esempio ne ‘La Magnifica preda’, diretto da Otto Preminger e Jean Negulesco, con il quale rinnovo la collaborazione. Ma sempre in quel 1954, Marilyn Monroe prese parte anche al film ‘Follie dell’anno’. Fu, però, dal 1955 che ormai era diventata sempre di più una stella di prim’ordine, nonostante la ingaggiassero sempre per ruoli che stesso lei non sentiva più congeniale.

Al di là del fatto che proprio nell’ultimo anno indicato prese parte alla leggendaria opera cinematografica diretta da Billy Wilder, Marilyn Monroe non sempre iniziò a realizzare o comunque a lavorare ad un film all’anno perché così lei voleva. Nell’anno di ‘Quando la moglie è in vacanza’, la diva per eccellenza continuava ad avere una vita privata turbolenta: tra matrimoni, divorzi, di nuovo matrimoni e persino lutti.

Difatti, Grace Mckee, la donna che l’aveva adottata in passato, due anni prima, quindi nel 1953, decise di farla finita con una dose di barbiturici. Mentre le relazioni proseguivano con diversi tormenti tra Joe Di Maggio ed Arthur Miller, eppure proprio tra gli anni che andrebbero tra il 1955 ed il 1956, ovvero i due anni in cui incominciò ad essere meno presente sul set, sembra che inaugurò la relazione delle relazioni, quella con i Kennedy.

Questa informazione risale ad uno dei tanti documentari realizzati non proprio sulla sua memoria, semmai dedicato sulla sua misteriosa morte: Le lettere di Marilyn Monroe, del 2022. Un film di genere documentario, come detto, in cui, tra i tanti testimoni di quell’epoca, anche, forse, colui che sarebbe considerato il maggior studioso del mistero dell’attrice morta nel 1962: Anthony Summers.

Tornando, però, alla carriera dell’ex Norma Jean, il regista Joshua Logan, nel 1956 la volle per il suo ‘Fermata d’Autobus’. Mentre Laurence Olivier, l’anno successivo, la reclutò per il suo ‘Il Principe e la ballerina’. Nuovamente Billy Wilder per il suo e altrettanto leggendario: A qualcuno piace caldo’. Era l’anno 1959. Tra un film e l’altro, nonostante le affidassero quasi sempre la stessa parte, sempre lo stesso tipo di personaggio, tutti quanti si accorgevano sempre di lei. Si, diciamo che la prima cosa che notavano era la sua bellezza; diciamo che sarebbe stato un po’ preoccupante se non fosse stato così. Ma al di là di questo dettaglio, comunque non irrilevante ed incompleto, c’era un altro motivo per cui, in certi determinati film per la quale era sempre ricercata.

Sotto la collina di Hollywood, per un motivo o per un altro, forse, non lo volevano neanche ammettere: eppure, quasi sempre si trattava, sì di commedie, ma dove finiva, quasi sempre a cantare. Ciò accadde ancora nel 1960 con ‘Facciamo l’amore’, per la regia di George Cukor. Difatti, la stessa Monroe non era solo un’attrice, per certi versi, se vi ricordate in apertura della prima parte di questo reportage ci eravamo subito soffermati, non tanto nell’elencare, semmai nel precisare, la completezza di una figura come quella della Monroe in quel periodo storico.

In modo da, fin dall’inizio, di scardinare quell’immagine di bella e poco intelligente che, sempre in quel periodo si voleva far passare; soprattutto tenendo presente che non fosse solo una cantante ma persino una produttrice. D’altronde i grandi intellettuali dell’epoca, comunque, se ne accorsero: gente come Howard Hughes, Billy Wilder e in ultimo John Huston.

Quest’ultimo ebbe il merito e l’onore, in maniera del tutto involontaria, di riuscire a farla lavorare nel suo film senza immaginare che l’anno successivo se ne sarebbe andata per sempre, lasciando un vuoto, ancora oggi, incolmabile. John Houston la volle per il suo film intitolato ‘Gli Spostati’, per il quale, proprio in questo 2026, l’anniversario dell’approdo nei cinema e, tecnicamente, la collaborazione con il leggendario regista rappresentò l’ultima uscita prima della sua morte.

Difatti, quando Marilyn venne a mancare improvvisamente in quella maledetta notte del 4 e 5 agosto del 1962, la divina stava lavorando di nuovo con il regista George Cukor per ‘Smothing’s got to give’; una pellicola rimasta totalmente incompiuta a causa della morte della diva. E pensare che il set si aprì ufficialmente il 23 aprile di quello stesso anno.

Non bastò, diverse problematiche rallentarono il lavoro della troupe. Purtroppo tutto dipendeva proprio dalla diva per eccellenza che, proprio in quell’ultimo periodo, non era particolarmente in forma. Diciamo che semmai volessimo approfondire di più dovremmo entrare in merito a quella parte oscura di lei, a quelle cose non propriamente dette e solamente accennate.

A quelle dichiarazioni e apparizioni rilasciate per diverse interviste, per i media dell’epoca e, soprattutto, per quelle persone che aveva conosciuto e che, dopo la sua scomparsa, incominciarono a scrivere non di lei, ma su di lei. Una sorta di sciacallaggio che, nonostante ha fatto in modo di non far perdere la memoria su di lei, non ha però posto la parola fine al suo mistero. Eppure, nel giorno del suo centesimo compleanno, in questa che è l’ultima parte del primo vero reportage di Special Summer 2026 siamo ben consapevoli di non aver detto nulla. Nonostante la sua vita sia terminata a soli 36 anni, non abbiamo inserito tanti altri dettagli utili per raccontare la sua immensa, sconfinata, drammatica, tenera e tragica storia personale. Una storia che non smetterà mai e poi mai di venir raccontata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *