Una particolare e diretta riflessione su quanto sta accadendo in queste ore anche tutto in Medioriente

La settimana scorsa, il giorno 24 febbraio, era quasi passato in sordina. Come se il mondo avesse dimenticato, se non proprio del tutto, il momento esatto in cui veramente è ripiombato nella paura di un possibile terzo conflitto mondiale. Papa Francesco, di cui fra non molto cadrà il primo anno della sua scomparsa, in tempi non sospetti dichiarò ‘che ci troviamo già nella terza guerra mondiale a pezzi’.

Più o meno furono queste le sue parole. Si può ben dire che i fatti e gli eventi di questi ultimi anni, soprattutto anche di queste ultime ore, non gli rendono giustizia, non perché inascoltate, semmai sono sembrate, nel corso di questi anni, molto acute e lungimiranti. Il punto, però, è anche un altro: la storia, nella sua essenza, parla chiaro. Le guerre, quando poi sono esplose nella loro essenza, non sono mai state ‘a pezzi’, ma hanno trascinato tutti o quasi in quel baratro, in quel punto di non ritorno.

Dunque, non tanto per fare un torto al Santo Padre, ma sarebbe ancor più giusto considerare questi scontri tra la Russia e l’Ucraina, tra Israele e la Palestina, tra gli Stati Unit contro il Venezuela, prima, e con l’Iran, poi, come dei veri e propri focolai; come delle vere e proprie micce che si aggiungono ad altre senza capire, ancora, quale potrà essere quella finale.

Nel senso se sarà spenta prima che possa deflagrare in quello che tutti temono ma che nessuno, ancora adesso, sembrare rendersi conto che ci stiamo andando a finire dentro. Che ci stiamo scivolando sempre più in questo imbuto che si sta rivelando sempre più stretto.

D’altronde sembra questa la vera sensazione, appare questa la più grande paura che si sta materializzando sotto i nostri occhi da moltissimo tempo. Qualcuno, giustamente, inizierebbe a tracciare una mera linea di demarcazione tra un prima ed un dopo. Sempre a rigore di logica quel qualcuno potrebbe anche segnare, confine, come il punto di non ritorno al giorno in cui prese il via la pandemia nel 2020, ovvero il 9 febbraio del 2020, per poi farlo seguire, due anni più tardi, con il giorno 24 febbraio del 2022.

Altri ancora andremo ad indicare il 7 ottobre del 2023, l’attacco di Hamas ad Israele e con la conseguente risposta sproporzionata dello stesso Nethanyau, provocando la morte di molte vittime innocenti. Altri ancora considerano il 3 gennaio di quest’anno, con l’attacco lampo degli Stati Uniti contro il Venezuela o, addirittura, ciò che sta accadendo in queste ore e a partire dall’altro ieri: da sabato 27 febbraio 2026.

Vero, più volte abbiamo sempre trascritto questa domanda in queste occasioni in cui la tensione è sempre salita alle stelle, ma questa volta ve la vogliamo porre in maniera diversa: speriamo che ‘NON’ sia la volta buona per la terza guerra mondiale? Una terza guerra mondiale sulla falsa riga di quella terminata quasi ottantuno anni fa. Di sicuro il mondo, in questi otto decenni, è visibilmente mutato, ma non ha ancora capito nulla di ciò che è successo in precedenza.

Si dice che la storia, comunque, sia la somma delle esperienze accumulate non corso del tempo e l’umanità stessa, da quando è apparsa per la prima volta, di errori commessi, fatti, e tenuti come punto di riferimento o come monito per le nuove generazioni possiede una bibliografia sconfinata. Una serie infinita di testi che, attualmente, dopo quanto sta per accadere sembrano quasi tutti inutili.

Sembra retorica la nostra, ma non lo è. Sembrano frasi confezionate ad hoc, ma non sono neanche queste. Sono pensieri, riflessioni, anche troppo dirette, che tendono a fotografare, che tendono a rilasciare un’istantanea nuda e cruda di quello che ci circonda. No, non tanto di quello che sta accadendo ma, ripetiamo, di quello che ci circonda.

Da tempo, FreeTopix Magazine, saltuariamente prima e un po’ più spesso in quest’ultimo periodo, sta lanciando l’allarme di come il dialogo non debba essere messo da parte onde evitare situazioni come quelle che stiamo vedendo o quantomeno assistendo.

Di certo, come spesso succede in questi casi, la colpa è di ‘Uno, nessuno e centomila’. Si, perdonateci se abbiamo persino scomodato, metaforicamente parlando, il famoso titolo dell’opera letteraria del nostro Luigi Pirandello, eppure, in alcuni casi, calza a pennello. La nostra analisi, nonostante la lunghissima premessa sviluppata fino a questo momento, parte proprio da una sola considerazione: sono tutti quanti colpevoli. Nessuno escluso.

Non esistono innocenti, anche chi è stato a guardare non è esente da colpe. Arrivare a questo punto in cui le armi hanno sempre voce in capitolo significa che, proprio in questi lunghi ottanta anni, la diplomazia ha fallito nel vero senso della parola e quante volte si è stati veramente in silenzio o inermi.

D’altronde la colpa è sempre di chi usa la forza e non il dialogo, la colpa è di chi compie atti di violenza e non cerca la via della pace. Giustissimo, il punto è che la colpa è anche di chi non ha mai preso veramente le parti di alcuni popoli, che per paradosso, sarebbero stati liberati da azioni unilaterali e rischiose. Stiamo facendo riferimento proprio al Venezuela e all’Iran.

Due paesi e due mine vaganti che possono far esplodere che si teme da tempo in termini di conseguenze letali per il futuro della stessa umanità. di certo la situazione iraniana è, rispetto alla prima, ancor più in divenire di quella dei venezuelani. Da sabato, dalle 7 del mattino ora italiana, ci giungono notizie di continui bombardamenti da parte degli Usa ed Israele contro il regime dell’Ayatollah Khameini, al potere dal 1989.

Un attacco frontale a quel regime, teocratico, instaurato dieci anni prima proprio con la rivoluzione appoggiata dall’Unione Sovietica nel 1979 e che, a sua volta, portò all’attacco dell’ambasciata americana, a Teheran, che proseguì nella presa in ostaggio dei diplomatici per quasi un anno e mezzo. Di come il popolo iraniano ha vissuto in questi lunghi quarantasei anni nessuno si è permesso di dire una parola; come altresì per il popolo venezuelano o, anche, il massacro degli studenti il 4 giugno del 1989 a Piazza Tienanmen…

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