Da oggi il secondo editoriale dell’anno 2026, sempre tra l’ultimo e il primo giorno di ogni mese
Nel primo numero del nostro nuovo editoriale, quello pubblicato tra il 31 gennaio ed il 1° febbraio, non avevamo snocciolato tutte le curiosità relative a questo secondo mese dell’anno. No, c’era ancora qualcosa da dire, qualcosa su cui soffermarsi e se vogliamo, qualcosa sulla quale ancora oggi ci poniamo delle domande che, almeno in parte, hanno delle risposte. Semmai, una sola domanda che è legata ad una risposta: ovvero perché febbraio è di 28 giorni e in alcuni anni è di soli 29 giorni?
La risposta che ne segue è da ricercare, come sempre, nel nostro passato, nelle nostre scoperte, nelle nostre evoluzioni. No, non quelle relative il giornale, ci mancherebbe, non siamo neanche un granello di sabbia facente parte dell’infinito numero che compongono la distesa infinita di chissà quale pezzo di territorio. Se poi vogliamo estendere questo concetto come mera metafora storica, diciamo che la percezione, su di noi, è totalmente giusta.
Ricapitolando quanto abbiamo affermato nel precedente appuntamento e per comprendere al meglio questa particolare evoluzione bisogna, come sempre, risalire all’epoca romana quando l’anno solare era composto di soli dieci mesi ed iniziava con quello che si avvierà domani, ovvero marzo. Ma di questo nel parleremo nella seconda parte di questo mini-speciale.
Ci eravamo anche soffermati sull’etimologia dei due nomi che sono stati attribuiti a quelli che, tutt’oggi, sono i primi due mesi dell’anno. Eppure, se gennaio è uno dei mesi più lunghi dell’anno mentre quello di febbraio è quello più corto per antonomasia il motivo è da ricercare nel mantenimento o quantomeno sarebbe giusto parlare di allineamento ai vari cicli stagionali legati ai raccolti i quali, anticipando un po’ quello che diremo domani, prendono comunque il via a marzo. Per gli antichi romani il primo mese dell’anno, per noi, invece, il terzo mese dell’anno solare che ci porta verso la primavera.
A questo punto, visto che nel precedente appuntamento ci siamo soffermati, come già detto, anche sulle origini, sul significato e quali riti portavano con sé i primi due mesi dell’anno, per quanto riguarda le origini e l’essenza stessa del mese di marzo sarà analizzato domani in maniera più approfondita. Quindi rimaniamo focalizzati sull’ultimo dettaglio del secondo mese dell’anno che, abbiamo appena appurato, non rappresentava solo l’elemento della purificazione e quindi della rinascita in sé, senza dimenticare anche la fertilità.
I 28 o 29 giorni di febbraio sono, a loro vota, fortemente connessi ai cicli stagionali legati all’agricoltura, legati al raccolto. Eppure manca ancora un tassello. Rimanendo fermi sul motivo che ha portato l’attuale secondo mese dell’anno più corto rispetto a tutti quanti gli altri per garantire al meglio la lavorazione agricola per l’allineamento ai vari cicli stagionali, tutto cambia in merito alla questione del mese bisestile.
La decisione di dotare un giorno in più il mese di febbraio non nasce con le problematiche dei cicli stagionali. No, nasce dalla semplice necessità, astronomica, se così vogliamo dire, con la durata dell’anno solare, visto l’anno in sé, ora come ora, è composta da ben 365 giorni. Alle volte però alla fine dei dodici mesi si conta un giorno in più fino a diventare 366.
Questo perché? Soprattutto da dove deriva questa necessità? Dal sole; questa sarebbe una prima risposta, semmai secca e senza ulteriore spiegazione e anche sbagliata per certi versi. Partendo, comunque, dal presupposto che tutti sappiamo il motivo, ripetiamo quanto abbiamo appreso tra i banchi di scuola: ovvero che l’anno solare è costituito dal tempo che ci mette il nostro pianeta, Terra, per orbitare intorno al sole e non viceversa.
Proprio per compensare tale discrepanza gli stessi antichi romani inserivano un giorno, cosiddetto bisestile, alla fine di febbraio ogni quattro anni. Tale regola vale anche per il nostro calendario gregoriano. Dunque, a questo punto dovremmo fermarci qui; dovremmo chiudere anzitempo con la prima parte. Invece no, abbiamo tante altre su cui soffermarci, su cui riflettere.
Nei fatti, l’editoriale, secondo il gergo giornalistico di un tempo e anche un po’ quello di adesso, s’intende quell’articolo di fondo di un giornale o di una rivista, di solito non firmato ma che riflette il pensiero della direzione. È vero, ci farete notare voi, cari lettori, un tipico appuntamento di tal genere, nel nostro giornale, è quello relativo alla rubrica ‘Parole Schiette’.
E in questi 28 giorni ne sono accadute di cose, di fatti, di eventi, nazionali ed internazionali sul quale soffermarsi. Solitamente non lo facciamo perché su alcuni temi scatta, come sempre, la polemica facile. Paura da parte nostra? No, al contrario. Crediamo, allo stesso tempo, che la coerenza e la linearità di alcune scelte devono essere mantenute e rispettate; non solo per noi stessi ma anche per voi stessi.
Di certo, all’inizio di questo 2026, anche se ci siamo ancora nelle prime battute di questo nuovo anno, sembra che non avevamo seguito tale scelta giornalistica. Invece no. D’altronde è vero che siamo un mero giornale di cultura, ma di quella cultura che affonda le radici nell’arte, indipendentemente se si tratta di quella musicale, cinematografica e anche letteraria; per non dimenticare quella legata ai quadri.
Cultura. In fondo è una parola importante, rilevante, pregnante di significato e semmai, la cultura in sé, fosse una persona potremmo tranquillamente dire che si ritrova, troppe volte, presa per la giacchetta. Sempre tirata in ballo per determinate ‘bandiere’.
No, la cultura è una sola e come tale appartiene a tutti, viene alimentata da tutti e, allo stesso tempo, deve appartenere a tutti senza alcuna esclusività. D’altronde questa piccola parte finale della prima partizione di questo editoriale potrebbe avere, direttamente, un proseguo in uno speciale di ‘Parole Schiette’. Ma, senza volerlo, abbiamo già espresso un concetto a noi tanto caro e soprattutto ci sarebbe anche un altro dettaglio che, molto probabilmente, non riusciamo a fare in tempo non tanto a finirlo, quando ad iniziarlo proprio per questo 28 febbraio 2026.
Allora, rinviamo tutto per domani? Se ci riusciamo sì, anche perché, come giusto che sia, il terzo mese dell’anno, pretende spazio e non glielo daremo per ben 31 lunghi giorni con la speranza che ci possa portare più belle notizie che guai…