La Venticinquesima edizione si è svolta dal 1° al 4 Ottobre
Roma, per quattro giorni, ha smesso di essere soltanto la città dei monumenti e della storia. Tra il primo e il quattro ottobre, alla Fiera di Roma, è diventata anche la capitale italiana dell’immaginario. È qui che si è svolta la 37ª edizione di Romics, il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games, che quest’anno ha festeggiato un traguardo importante: 25 anni di attività.
Un quarto di secolo nel quale il festival è cresciuto insieme al proprio pubblico, passando dal fumetto alle nuove forme della cultura pop e riuscendo a mettere sullo stesso piano carta, schermo, videogiochi, musica e creatività digitale. L’edizione 2026 ha occupato cinque padiglioni e oltre 70 mila metri quadrati, con più di 400 espositori: numeri che raccontano la dimensione raggiunta da una manifestazione ormai capace di attirare appassionati di età e interessi molto diversi.
Il vero protagonista di Romics, però, non è stato un singolo personaggio né una sola opera. È stata l’immaginazione. Lo raccontavano già i due manifesti ufficiali dell’edizione: da una parte il mondo di Takeshi Koike e il suo Lupin The IIIrd – La stirpe immortale, dall’altra l’universo colorato di Simone Legno, co-fondatore di tokidoki. Due linguaggi apparentemente lontani, ma accomunati dalla stessa capacità di trasformare un’idea in un universo riconoscibile.
E proprio i due artisti sono stati tra i protagonisti dei Romics d’Oro, insieme a nomi di primo piano come Max Bunker, Paola Barbato, Stefano Bessoni e Sir Ian Livingstone. Una selezione che attraversa generazioni, nazionalità e settori diversi, dal fumetto alla stop-motion, dalla narrativa al game design.
Tra le grandi protagoniste della manifestazione c’è stata anche una figura che, più di altre, appartiene all’immaginario italiano: Pinocchio. La mostra T’Immagini Pinocchio ha proposto un viaggio attraverso due secoli di interpretazioni del burattino di Carlo Collodi, mettendo insieme letteratura, illustrazione, cinema, animazione, scenografia e costume. Un percorso che ha permesso di accostare materiali storici a opere più recenti, comprese quelle legate ai film di Matteo Garrone ed Enzo D’Alò e al lavoro in stop-motion di Stefano Bessoni.
A completare il racconto è arrivato un incontro particolarmente significativo con Matteo Garrone, Enzo D’Alò e Stefano Bessoni, tre autori che hanno affrontato Pinocchio con linguaggi completamente differenti. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Romics: prendere personaggi conosciuti da tutti e dimostrare quanto possano ancora essere reinterpretati.
Accanto a Pinocchio, anche Lupin III ha avuto un ruolo centrale. La rassegna dedicata a Takeshi Koike ha riunito artwork, bozzetti, materiali della serie e i cinque film da lui firmati, offrendo al pubblico un’immersione nell’estetica del celebre ladro gentiluomo.
Se c’è un’altra parola che ha caratterizzato questa edizione, è “villain”. La mostra Villains. Le radici del male ha esplorato il fascino degli antagonisti nei grandi universi del fumetto statunitense, tra supercriminali, antieroi e personaggi sospesi tra bene e male. Un tema che è tornato anche negli incontri con alcuni dei principali autori internazionali presenti al festival.
Il successo contemporaneo di storie come The Boys dimostra del resto quanto sia cambiato il rapporto del pubblico con i protagonisti negativi. Non sempre si cercano più eroi perfetti: spesso sono proprio le loro contraddizioni, le ferite e le zone d’ombra a renderli interessanti.
Romics ha dato spazio a questa trasformazione attraverso incontri con fumettisti come Darick Robertson e John McCrea, ma anche con Elena Casagrande, Mikel Janin, Leandro Fernández, Otto Schmidt e R. M. Guéra.
Uno dei punti di forza dell’edizione 2026 è stata la capacità di allargare il concetto stesso di “fumetto festival”. Il Movie Village ha portato alla Fiera di Roma installazioni e iniziative dedicate al cinema, mentre l’Heroes International Film Festival ha raccontato un lato spesso invisibile delle grandi produzioni: quello delle maestranze e dei professionisti che lavorano dietro le quinte.
Tra gli ospiti anche Mark Coulier, tre volte vincitore del premio Oscar e tre volte dei BAFTA, protagonista di un incontro dedicato al make-up e agli effetti speciali. Un’occasione per ricordare che dietro un mostro, un supereroe o un personaggio fantastico esiste spesso il lavoro di decine di professionisti.
Romics è anche memoria. E la musica lo ha dimostrato più di qualsiasi altra cosa. Il festival ha portato sul palco Cristina D’Avena, una delle voci più riconoscibili della storia delle sigle televisive italiane. Il suo concerto ha riunito generazioni diverse, dimostrando come una canzone ascoltata da bambini possa continuare a far parte della memoria anche da adulti.
Ma tra gli appuntamenti musicali più prestigiosi dell’edizione 2026 c’è stata anche la presenza di Pino Donaggio, uno dei grandi nomi della musica italiana e della composizione per il cinema. A Romics il maestro è stato protagonista di un doppio riconoscimento: ha ricevuto il Premio Speciale alle Produzioni Straniere nell’ambito della quinta edizione di Musicomics – Premio Romics Musica per Immagini, dedicato agli artisti che lavorano nel campo delle colonne sonore per cinema, televisione e videogiochi.
La sua presenza ha assunto un significato ancora più particolare in occasione del cinquantesimo anniversario di Carrie – Lo sguardo di Satana. Romics ha infatti dedicato al film un incontro esclusivo, proprio alla presenza di Donaggio, autore della colonna sonora che accompagna il capolavoro cinematografico. Un modo per riportare al centro dell’attenzione non soltanto le immagini di un film entrato nella storia, ma anche quella musica capace di amplificarne tensione, inquietudine ed emozione.
La sua partecipazione ha così aggiunto al festival una dimensione particolare: quella del suono come strumento per costruire l’immaginario. Perché se un disegno può dare un volto a un personaggio e il cinema può dargli movimento, è spesso la musica a suggerire allo spettatore cosa provare davanti a ciò che vede.
Lo stesso spirito ha animato l’appuntamento con gli Oliver Onions e gli Animeniacs, mentre il Maestro Vince Tempera, insieme ai Raggi Fotonici, ha celebrato sessant’anni di carriera musicale e trent’anni di attività del gruppo nel mondo dell’animazione.
È forse qui che Romics mostra una delle sue caratteristiche più interessanti: non si limita a celebrare ciò che è nuovo, ma mette in comunicazione il passato con il presente. Dai grandi compositori alle sigle dei cartoni animati, dalle colonne sonore cinematografiche alle nuove produzioni, la musica diventa un altro linguaggio attraverso cui raccontare la cultura pop.
E poi ci sono loro: i cosplayer. Tra costumi elaborati, personaggi riconoscibili e interpretazioni personali, il cosplay continua a essere una delle espressioni più immediate dello spirito di Romics. Il festival ha ospitato il Cosplay Kids e il Romics Cosplay Award, con la selezione della coppia che rappresenterà l’Italia alla finale mondiale del World Cosplay Summit di Nagoya nel 2027.
Per qualche ora, la distanza tra spettatore e personaggio si annulla. Chi entra nei padiglioni non si limita più a osservare un universo fantastico: può indossarlo.
Forse è proprio questo il segreto di Romics. Non essere semplicemente una fiera dedicata a fumetti e videogiochi, ma costruire per quattro giorni una piccola città parallela.