Il più grande batterista di tutti i tempi oggi spegne 75 candeline e questo articolo è solo un assaggio degli speciali che abbiamo in sembro per lui per lui

All’inizio avevamo pensato ad un vero e proprio speciale, magari in tre parti e con le sue migliori canzoni. in fondo non sarebbe mai e poi mai apparsa un’idea tanto malvagia. Alla fine, invece, abbiamo optato per il semplice articolo, lunghetto, approfondito quanto basta e con la parola, cari lettori, di ritornare su di lui il prima possibile. Si, perché Philip David Charles Collins, nonché cantautore, polistrumentista, produttore discografico e attore britannico oggi spegne ben 75 candeline. Niente male, vero?

Come? Ah già, avete ragione: abbiamo riportato il suo nome per esteso. Va meglio con Phil Collins? Anzi, sarebbe meglio dire: quella leggenda vivente di Phil Collins? Si, forse è meglio così. conosciuto in tutto il mondo come batterista dei Genesis, prima, ed un fenomenale percussionista e cantante solista, poi, a FreeTopix Magazine, per diverse volte, ci siamo imbattuti nelle sue canzoni. Volendo essere precisi per ben tre volte e non sempre legati ad occasioni particolari.

A parte una su tutte che fa sempre capolino il 31 dicembre o giù di lì. Sarebbe più corretto affermare che la sua leggendaria ‘Another day in Paradise’ ce la teniamo molto cara, per poi celebrarla, anche senza il classico approfondimento, nei giorni che vanno da Natale a Capodanno; qualche volta anche prima, ma sempre durante il mese di dicembre.

Lo ammettiamo in merito al Grande Phil non abbiamo mai e poi mai parlato molto, celebrato nel modo giusto; neanche con un piccolo speciale degno di nota. Meriterebbe a tutti gli effetti un reportage come abbiamo fatto con altri artisti. Ma d’altronde come anticipato in precedenza questo sarà anche un po’ il suo anno.

Difatti torneremo su di lui verso la metà del prossimo mese per celebrare non il quarantesimo ma anche il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di due suoi dischi in particolare e non solo da solista, anche se questo dettaglio appare pleonastico ricordarlo.

Nato il 30 gennaio del 1951 a Chiswick, nella zona nordorientale di Londra, e figlio di Greville Philip Austin Collins, un agente assicurativo, e di Winifred June Strange, un’impiegata in un negozio di giocattoli e in seguito segretaria in una scuola d’arte, Phil scoprì la sua vera vocazione per puro caso.

Come tutte le classiche storie delle future leggende della musica, anche per Collins fu ‘galeotto’ il classico regalo ricevuto dai suoi zii, non si sa se paterni o materni; questa volta durante il periodo di Natale. Aveva solo 5 anni e per gioco, d’altronde si inizia sempre così, il piccolo Phil prese molto sul serio quella batteria che trovò sotto l’albero.

Talmente sul serio che senza conoscere ancora il pentagramma musicale e quindi senza leggere la musica e sempre da bambino, riuscì a sviluppare un metodo per accompagnare le melodie che sentiva sia alla radio che in televisione. Sette anni più tardi a quel regalo voluto dal destino, Phil, fondò una band tutta sua.

Non solo, se qualcuno lo vuole solo esclusivamente legato al mondo delle sette note, si sbaglia di grosso. La sua ascesa, in parte comunque, lo si deve anche al mondo sia della moda che del cinema. iniziò a farsi avanti durante i provini; addirittura, anche per il leggendario film ‘Tutti per uno’, del 1964, quello dei Beatles, tanto per intenderci.

Non pago di ciò, quattro anni più tardi tentò di entrare nel cast di Romeo e Giulietta, diretto dal nostro Franco Zeffirelli, ma la parte andò a Leonard Whiting. Due anni più tardi, dunque nel 1970, collaborò, come percussionista per il brano ‘Art of Dying’, contenuto nel triplo long play di George Harrison, dal titolo: All things must pass.

Eppure, la sua prima vera incisione avvenne grazie al gruppo musicale Flaming Youth nell’album intitolato Ark 2, del 1969. In quell’occasione non solo si cimentò con quello che ormai era già da tempo il suo strumento di lavoro, ovvero con la batteria, ma in due canzoni si propose anche come voce solista. Il disco era ispitato allo sbarco sulla luna di quello stesso anno e purtroppo non riscosse un grandissimo successo.

Fu grazie alla critica, però ed esattamente alla rivista Melody Maker, che definì, Ark 2, come il miglior disco del mese e l’anno successivo, i Flaming Youth, si sciolsero definitivamente. Si potrebbe comunque affermare, dunque, quella collaborazione, apparentemente fallimentare, risultò essere quella più proficua per Phil Collins.

Proficua perché lo aiutò a mettersi in mostra e per uno sliding doors lo stesso Collins, leggendo la recensione nella rivista Melody Making, si accorse di un annuncio di una band che era alla ricerca di una batterista. La stessa band, fino a quel momento, aveva già provinato due batteristi senza successo. Phil si presentò ed ebbe persino il tempo di ascoltare i brani che lui stesso avrebbe dovuto accompagnare in un modo del tutto particolare: nuotando in piscina.

Si, avete letto bene cari lettori: Phil Collins, tra una bracciata e l’altra riuscì a memorizzare tutti i passaggi giusti che avrebbe dovuto fare durante l’audizione passandola ad occhi chiusi. Ah, sapete qual era quella band che era in cerca di un batterista? I Genesis.

E con quest’ultimo particolare ci fermiamo qui perché non molto presto, considerando anche il calendario degli eventi torneremo a parlare di lui in occasione della celebrazione della pubblicazione di alcuni suoi dischi. Ah già, stavamo quasi per dimenticarci: Auguri, Phil!!!

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