Un reportage interamente dedicato allo storico personaggio che regalò a Bruce Willis la consacrazione mondiale

D’altronde ci sarebbe anche un’ulteriore sensazione: quando nel 2007 il personaggio del poliziotto che combatte i terroristi ritorna, dunque, in grande stile, la convinzione è che nulla venne lasciato al caso.

Indubbiamente, anche Bruce Willis venne attirato nel vortice della discutibile operazione nostalgia che regna imperante da anni a Hollywood; eppure, il progetto di ‘Die Hard 4’ è ben confezionato, con nessuna forzatura, tenendo fede, anche per situazioni fortuite, all’invincibilità del personaggio stesso. Una trama, la quarta, appunto, che permise, un quinquennio più tardi, di ritorna con il quinto capitolo girato a Mosca. Il quinto capitolo che avrebbe dovuto spegnere i sogni dei molti fan per l’ultimo ritorno, sul grande schermo, dell’attore nell’iconico ruolo per come poi, tra la critica ed il botteghino, sono andate le cose.

Nonostante tutto fino a quando non venne in seguito annunciata la brutta malattia che ha colpito lo stesso Willis, per diverso tempo si sono rincorse voci su voci per un possibile sesto ed ultimo capitolo. Si narra che la sceneggiatura fosse addirittura pronta e c’era l’idea di realizzare una sorta di prequel.

Nel senso di portare sullo schermo una trama divisa in due, parallela, la quale ci avrebbe portato alla scoperta di un giovanissimo John McClane, alle prese con la sua prima indagine, e la versione anziana in cui si sarebbe dovuto scontrare un’ultima volta con qualche gruppo terroristico. L’idea di fondo era quello di riportarlo nel grattacielo della Nakatomi, con il quale si sarebbe chiuso il cerchio. Questa volta, però, in maniera definitiva.

Di sicuro non sarebbe stata un’idea che avrebbe fatto storcere il naso a molti, anzi. Si sarebbe rivelata, quasi sicuramente, il modo migliore per permettere a Willis, come logico, e al personaggio di salutare il proprio pubblico, i propri fan che dal 1988 avevano seguito le sue imprese contro i terroristi.

Di certo, nel modo in cui la trama stessa sarebbe stata sviluppata, per non dire strutturata, avrebbe richiamato, senza mezzi termini quella del leggendario seguito de ‘Il Padrino’. L’unico vero ostacolo che i produttori avrebbero trovato sulla loro strada, per modo di dire, sarebbe stato quello di scovare un giovane attore che ricordasse lo stesso Bruce Willis. Ci sarebbero riusciti? Ehi, cari lettori: si parla sempre comunque di Hollywood.

Eppure, l’unica cosa che non si è riuscito ad evitare sotto la collina più famosa del mondo ciò che è capitato all’attore nato in Germania 70 lunghi anni fa, spegnendo, di fatto, ogni possibilità di tener vivo e forse anche la realizzazione dell’approdo, al cinema, del sesto ed ultimo capitolo di ‘Die Hard’. Di sicuro, questa volta, John McClane non avrebbe deluso le alte aspettative intorno a lui.

Certo, a distanza di ben quasi trentasei anni dal primo capitolo, trentacinque esatti dal secondo; trenta dal terzo; quasi diciannove anni dal quarto e quasi quattordici dall’ultimo capitolo il rammarico nel non aver chiuso, nel modo migliore, l’intera saga è molto forte. Considerando, soprattutto non solo le potenzialità del personaggio stesso, ma anche per ciò che sta accadendo allo stesso Bruce Willis; sperando di dare il più tardi possibile una certa notizia.

Dunque, però, non è questa l’occasione per rattristarci o quantomeno non essere speranzosi. In questo 2025 e, in modo particolare in questo reportage, ci siamo occupati di un amico, un caro amico che in un modo o in un altro ci tiene sempre compagnia durante questi giorni di festa.

Si potrebbe, persino, istituire il John McClane Day proprio il giorno della Vigilia di Natale e inserirlo, istituzionalmente, nei palinsesti televisivi di ogni 24 dicembre, cosa ne pensate? Si, forse sarebbe una forzatura o forse un modo simpatico per non considerare, almeno i primi due capitoli, solo meri film action. eppure, nel chiudere questo lungo reportage non possiamo dimenticarci di un ulteriore elemento che ha caratterizzato i film del 1988 e del 1990 e chissà se avrebbe riguardato anche il sesto capitolo.

Stiamo parlando della colonna sonora e in modo particolare di un brano ben preciso. Poche parole, quindi, per celebrare non una delle tante canzoni natalizie. Ma un singolo che è legato non solo al Natale ma anche alla saga di ‘Die Hard’. Inoltre, questa canzone natalizia che, allo stesso tempo, non è stata solamente sfruttata come soundtrack per i due film di azione ambientati durante la Vigilia di Natale appena menzionati, ma è stata usata, anche come titolo, per un film di Natale di tre anni fa. Ma torniamo a ciò che è veramente la colonna sonora dei primi due episodi di John McClane: Leti t Snow, Let it Snow, Let it Snow. Tradotto in italiano: un semplice ‘Lascia che nevica’.

La prima versione di questo brano natalizio giunse nel 1945, si proprio così: giusto ottanta lunghi anni fa; venendo scritta dai parolieri Sammy Cahn e dal compositore Jule Styne, il brano, nel corso di questi lunghi otto decenni, è stata più volte riproposta da altrettanti musicisti e cantanti famosi. Ma la prima versione pubblicata, proprio in quel lontano 1945, fu di Vaughn Monroe, un noto baritono e trombettista statunitense.

Ebbe talmente così tanto successo che rimase, in classifica, per ben cinque settimane. Come ben si sa, però, quella fu solo la prima di una serie di versioni che dal 1950 ad oggi sono state realizzate per il periodo natalizio. E prima di chiudere questo reportage con la versione originale compresa nei titoli di coda dei primi due Die Hard vi lasciamo alla battuta finale del primo film: se così festeggiano il Natale, figuriamoci il Capodanno!!!

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