Nell’anno di quelli che sarebbero stati 85 anni, dedichiamo il secondo ‘primo’ reportage a O’Rey

Appare normale, considerando la grande scorpacciata di titoli vinti in patria, ricordare anche, esattamente, di quante Coppe Americhe è piena la bacheca di O’Rey? Eppure, prima di addentrarci nei fasti della nazionale verdeoro ci sarebbero ancora due cosette da ricordare in ambito di club: due coppe Libertadores, tra il 1962 ed il 1963; ciò vale anche per l’allora Coppa Intercontinentale e una Supercoppa dei Campioni Intercontinentale nel 1968. Dunque, la Perla Nera, nella sua irripetibile carriera, quante Coppa America ha vinto? Siete sicuro di volere leggere la risposta? Perché non ci crederete mai: neanche una. Si registra solo ed esclusivamente un secondo posto nel lontano 1959.

Di certo fa strano per uno come lui. Cosa ancor più strana è che l’asso brasiliano non ha mai preso parte, dopo il 1959, a nessun’altra edizione. A questo punto i parallelismi con Maradona sono d’obbligo e per certi versi i due si equivalgono in negativo. Neanche l’asso argentino, seppur prendendo parte a ben tre edizioni, non è mai riuscito a vincere il trofeo. Incredibile vero?

Ma a differenza dell’argentino, il brasiliano nella sua essenza è stato più vicino alle istituzioni, più vicino ad essere non solo come uomo simbolo del calcio ed ambasciatore dello stesso sport sia in patria che nel mondo, ma addirittura ministro dello sport in Brasile. Infatti, dopo il suo ritiro, avvenuto il 1° ottobre del 1977, Edson Arantes Do Nascimento non si immerse nell’avventura, come altri suoi compagni di squadra e colleghi, dell’allenatore.

Preferì spendere il suo nome, la sua leggenda costruita sul campo di calcio, in maniera totalmente diversa: apparizioni in documentari, apparizioni televisive e cinematografiche, specialmente una sulla quale fra un po’ ci soffermeremo, e persino come ambasciatore dell’Unisco, delle Nazioni Unite per l’ecologia e l’ambiente. Fu addirittura anche talent scout per un club della Premiere League, ovvero per il Fulham.

Dunque, era stato molto attento nel costruirsi, oltre che mantenere il nome che si era fatto sui campi di calcio, la propria immagine da abbinare al Pelé che tutti avevano ammirato. Eppure, anche per lui qualche scotto lo dovette pagare in ambito personale. No, non arrivò mai all’autodistruzione come Maradona ma forse, essendo troppo impegnato, troppo preso dalla sua vita pubblica che suo figlio stava per prendere una brutta strada.

Succede, alle volte, a coloro che hanno genitori la cui immagine è troppo grande non tanto da superare, perché ognuno di noi ha la propria vita e le proprie capacità, quanto il poter reggere un paragone che, nei fatti e per rispetto, non ci dovrebbe neanche essere ed accennare.

Al di là di questa sua infelice parentesi sulla quale non ci soffermiamo per ovvie ragione e su cui non andremo a fondo neanche nell’altro reportage su Maradona, in merito alla sua drammatica situazione, Pelè, nella sua lunghissima carriera, ad un certo punto, intuendo anche di non essere più lo stesso, complice anche il richiamo non tanto dei soldi quanto quella della sfida impossibile: volare negli Stati Uniti d’America per aiutare quella particolare nazione a vivere, come tutto il resto del mondo, di calcio.

Questa sfida gli venne offerta dallo sconosciuto club, almeno fino ad allora, dei Cosmo di New York; la squadra di calcio della Grande Mela. Edson Arantes Do Nascimento Pelè, in quell’esperienza, non sarà particolarmente da solo: trovare altri campioni della sua stessa generazione come Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e, addirittura, Johan Cruyiff.

Naturalmente, per uno come lui e soprattutto con il suo talento migliorò lo score delle reti segnati fino a raggiungere, come ormai tutti ben sanno, la quota di 1277 reti realizzate in tutta la sua carriera fino al suo ritiro datato, come già ricordato in precedenza il 1° Ottobre del 1977, l’anno de ‘La Febbre del Sabato Sera’.

A questo punto del racconto, sembra che siamo andati troppo avanti. sembra che, in apparenza, siamo già arrivati al termine di questo ‘incontro di calcio’ lungo 85 anni, tralasciando i 21 anni di attività agonistica del medesimo. Invece no, stiamo lasciando per ultimo il pezzo forte, come si suol dire: il meglio rappresentato dalla sua esperienza con la nazionale brasiliana, la quale senza di lui, forse, non avrebbe mai e poi mai conquistato quei tre titoli mondiali quasi consecutivi. Si, proprio così: 1958, 1962 e il leggendario 1970.

Infatti, come accennato in uno di questi due prime storie inaugurali della rubrica, si sussurra che lo stesso asso brasiliano, facendo una sorta di comparazione con l’asso argentino, avrebbe avuto, dalla sua, più facilità nel conquistare le tre Coppe del Mondo di calcio visto che era circondato da grandissimi nomi dell’epoca. Si pensi a Garrincha e Vavà nel 1958.

Per non dimenticare ad Amarildo e sempre Garrincha quattro anni più tardi. per non parlare dell’imbarazzo della scelta che il commissario tecnico dell’epoca aveva nel mettere in campo la squadra con lui: con Tostao, Rivelino e Jairzinho formò il mitico e leggendario ‘Quadrato Magico’ portando la nazionale verdeoro alla terza vittoria.

Ma andiamo con calma. Se nel 1958 le lacrime di Pelè, in Svezia, furono per la forte emozione della prima volta e del semplice fatto di esser riuscito a mantenere la promessa fatta al padre otto anni prima, nel 1970 la gioia, commovente anche, era dovuta al semplice fatto di esser riuscito a ritirarsi dal torneo come il più grande di sempre. Infatti, senza voler commettere errori, Pelè è l’unico giocatore che ha alzato per ben tre volte la Coppa del Mondo: tutte e tre volte come Coppa Rimet.

Alla fine, quel tipo di trofeo, con quel nome, si chiuse proprio con la sua epoca in nazionale. Pelè vedrà la sua nazionale alzare il nuovo trofeo, inaugurato quattro anni più tardi nel primo mondiale tedesco, venti quattro anni più tardi in quello che ormai è il primo mondiale americano della storia della competizione, ai danni dei nostri ragazzi sotto il sole cocente del Rose Bowl di Pasadena, di Los Angeles, alla lotteria dei rigori, dopo un’estenuante 0 a 0 tra le due rappresentative nazionali. Ma Edson Arantes Do Nascimento in arte Pelè quante gol realizzò con la sola nazionale brasiliana?

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