A cinque anni della sua scomparsa, dedichiamo il primo reportage al Pibe De Oro
Non poteva fuggire da Napoli, dunque. Neanche quando regalò non tanto alla squadra, ma quanto alla città costruita e sviluppata sotto il Vesuvio, quel periodo d’oro che non si pensasse mai potesse ritornare se non dopo anni: nel 2023 e nel 2025. Rimanendo nella sua orbita temporale, Diego Armando Maradona al Napoli a partire dalla leggendaria e storica stagione 1986/1987 in poi portò alla conquista non di uno ma bensì di due titoli nazionali, di una Coppa Italia e dell’altrettanto storica conquista di quella che un tempo veniva definita Coppa U.E.F.A., oggi conosciuta come Europa League.
A Napoli era diventato la gallina dalle uova d’oro, aveva portato il club a successi mai raggiunti prima e quando, una volta conquistato il trofeo internazionale con il club partenopeo, incominciò ad esternare, soprattutto a gran voce, la voglia di andarsene via da Napoli per vivere un calcio più tranquillo, come poteva essere quello francese, nessuno si rese conto che stava chiedendo aiuto.
Difatti, al di là dell’aspetto deprecabile della sua vicenda, senza tralasciare il fatto che fece più male a sé stesso che agli altri, Maradona, essenzialmente, fu sempre un uomo da solo, braccato esclusivamente da persone che volevano trarre guadagno dal suo stesso talento, un talento che lo fece esordire, come per il suo predecessore Pelé, all’età di soli quindici anni nella massima divisione argentina. Ma arrivati fino adesso abbiamo veramente raccontato dei suoi primi anni da calciatore? Crediamo proprio di no. Ci siamo solo ed esclusivamente basati solo di aneddoti generali ma significativi della sua storia.
Dunque, torniamo nuovamente indietro nel tempo a quei primi anni in cui Diego Armando Maradona incominciava a farsi notare, incantando con il pallone tra i piedi, senza neanche dimenticare su dove, di fatto, eravamo rimasti, ovvero a quell’indimenticabile match, di quarantacinque anni fa ormai, in cui Diego si prese gioco del portiere avversario.
A dire la verità dovremmo tornare ancora più indietro, immergendoci nella realtà che lui viveva nei primi anni d’infanzia. Una realtà difficile e fatta di povertà, in cui non si può neanche permettere l’iscrizione a scuola e tutte le speranze sono riposte, per un paradosso, nel gioco del calcio. Maradona era il quinto di otto figli messi al mondo da Diego Maradona Senior e da Dalma Salvadora Franco.
Venne al mondo, precisamente, il 30 ottobre del 1960 al Policlinico Evita Hospital di Lanus. Ufficialmente, com’è stato sempre sottolineato in questo lungo reportage, la sua carriera ebbe iniziò a partire dal 1976 con l’Argentinos Juniors. Eppure, prima di quell’esordio ufficiale, Maradona vestì, intorno ai dieci anni, la maglia di Estrella Roja di Villa Fiorito. A segnalarlo all’allenatore, come già specificato in precedenza, fu, per un paradosso, un suo amico il quale, al tempo stesso, era anche un suo avversario in campo: Goyo Carrizo. Attenzione, però, Goyo segnalò l’immenso talento di Diego al coach delle giovanili dell’Argentinos Juniors, Francisco Cornejo, il quale, aneddoto già ricordato, nel vedere la prima volta le meraviglie che Diego realizzava con la palla, essendo sospettoso chiede addirittura, al giovane talento, la carta di identità, credendolo più grande dell’età che aveva dichiarato inizialmente il piccolo Diego.
Ma in patria, il pibe de oro, prima di approdare sia in Spagna che in Italia, quanti titoli riuscì a conquistare? Solamente 1 e fa abbastanza scalpore per uno come lui. un unico titolo nazionale, in patria, ottenuto e conquistato con il Boca Juniors nel lontano 1981. Neanche in Spagna riuscì ad avere una particolare consacrazione, cosa che ottenne, come ormai tutti sanno, a Napoli. Per un paradosso neanche con la nazionale fu talmente fortunato. È vero, alzò la coppa del mondo di calcio ma con la nazionale under 17 nel 1979.
Quella vittoria mitigò solamente in parte la delusione più grande per la mancata convocazione ai mondiali casalinghi che si tennero nel 1978. Stranamente, l’allora commissario tecnico Cesar Luis Menotti non lo ritenne all’altezza per affrontare quella competizione, facendogli mancare l’aggancio a Pelè. Infatti, anche Maradona, semmai avesse preso parte a quella spedizione, che comunque si rivelò vincente, avrebbe potuto vantare, come per il suo collega ed avversario brasiliano, un mondiale vinto tra i 17 e 18 anni.
Dunque, si potrebbe dire che, al di là del leggendario torneo messicano del 1986 e di come si sono poi svolti i mondiali successivi, a Maradona gli è stato tolto un mondiale in più. al di là dei numeri più alti da parte del brasiliano, Maradona ha sempre dimostrato sul terreno di gioco alcune qualità in più che lo stesso numero 10 tre volte campione del mondo non aveva.
Basta citarne una sola: una leadership in campo fuori dal comune. Un vero e proprio trascinatore, dentro e fuori il terreno da gioco, che gli procurò non pochi problemi. Diego a differenza di Edson, fu più un uomo antisistema. Una figura carismatica ma troppo ribelle e che non mancava di lanciare bordate anche troppo dirette contro chi voleva sfruttare lo stesso gioco del calcio.
Ma con lo stesso brasiliano, come abbiamo ricordato durante la prima parte di questo lunghissimo reportage, condivide lo stesso terreno di gioco vincente. Infatti, entrambi, hanno vinto nei rispettivi mondiali messicani: Pelè nel 1970 e Maradona nel 1986. Solo che il primo aveva l’ultima chance di chiudere in bellezza la sua carriera in nazionale, mentre il secondo di consacrarsi definitivamente agli occhi del mondo.
Ma prima di addentrarci in quello storico torneo del 1986, che rappresenta l’apice assoluto della parabola calcistica e non solo dello stesso Diego, non dimentichiamo il suo primo mondiale spagnolo. Diciamolo senza troppi giri di parola: non fu davvero un esordio con i fiocchi nel mundial di Spagna ’82. La beffa si materializzò in due contraddistinti episodi verificatesi nella seconda fase a girone del torneo: nel primo l’allora ventunenne Maradona incontrò l’arcigno difensore Claudio Gentile il quale, senza mezze misure, lo fermò senza tanti complimenti; nel secondo, proprio contro il Brasile si fece espellere per un fallaccio contro un giocatore avversario non riuscendo; dunque, a brillare come voleva e senza riuscire a trascinare la sua squadra alla seconda vittoria finale…