A cinque anni della sua scomparsa, dedichiamo il primo reportage al Pibe De Oro
E siamo giunti alla conclusione di questo viaggio, alla conclusione di quello che è stato un mero e proprio esperimento. Chissà se veramente abbiamo reso giustizia ad entrambi. Chissà se siamo riusciti, seppur alla lontana, di riportarvi alla mente a quegli anni in cui il calcio era il calcio e non una pallida rappresentazione di sé stesso; in cui la tattica, oggi, la fa da padrona e gli uomini, per non dire il talento, quello vero e cristallino, ha dovuto cedere il passo a qualcosa di più meccanico. A qualcosa di meno affascinante e di apparentemente più funzionale.
L’estro e la fantasia, oggi, sembrano superati entrambi. Eppure, non ci nascondiamo, non perdiamo mai occasione di andarci a rivedere le loro giocare sensazionali e fuori dal comune; le loro magie mai fini a sé stesse ma utili per l’economia del risultato. Maradona e Pelè o Pelè e Maradona non erano solo ed esclusivamente dei semplici giocolieri con il pallone tra i piedi che attiravano il pubblico.
No, erano qualcosa di più. Erano i due numeri 10 per eccellenza, i due fantasisti che tutti volevano veder esibire per volevano veder il calcio giocato. Pelé lo ha fatto in un modo e Maradona in un altro. Il punto, però, è comprendere la differenza fra l’uno e l’altro e non sempre viene spesso sottintesa o analizzata nel modo giusto.
Fra i due, comunque, sussiste un unico comune denominatore. No, non è il ruolo e, dunque, neanche il numero, il 10 tanto per ricordarlo nella sua bellezza. E, per un paradosso, non è neanche nell’aver vinto la Coppa del Mondo di calcio. Il brasiliano, rispetto all’argentino, è un gradino superiore per titoli vinti: 3 a 1. Ma sta proprio qui lo scontro fra i due, innescato fra i rispettivi fans o tifosi dei due assi del pallone.
Nel senso: considerare lo stesso terreno di gioco. qualcuno sottolineerà: grazie, il campo di calcio. Sì, ok: ma di quale città e stadio? Ma soprattutto in quale paese, inteso come Stato o Nazione? beh, crediamo che a questo punto abbiate già inteso cosa stiamo cercando di dire: i due Mondiali messicani, del 1970 e del 1986.
Entrambi vittoriosi in quelle rispettive edizioni, entrambi consacrati nella storia del calcio giocato come i due giocatori più forti di sempre ma in modalità e, ripetiamo, consacrazione diversa. Quella di Pelè fu più vicina a quella definita, legata indissolubilmente al cosiddetto viale del tramonto. Inevitabile, d’altronde, per via della scadenza anagrafica che arriva, inesorabile e al quale anche lui si sentì ineluttabile.
Stessa cosa per Maradona, ma in tempi diversi come detto. Quella di Messico ’86 fu la sua prima vera consacrazione definitiva ma non perché non avesse più tempo, anzi aveva solo ed esclusivamente 25 anni contro i 29 di Pelé nel 1970. Diego, dalla sua, ne ebbe anche un’altra di consacrazione, un’ulteriore vittoria personale l’anno successivo sotto il Vesuvio. A quel punto, sempre rispetto al brasiliano, l’argentino è stato anche sfortunato con i Mondiali, basta ricordarsi l’aneddoto del 1978, la finale in casa nostra nel 1990 e quella maledetta squalifica nel 1994.
Ecco, appunto: le squalifiche. Diego, purtroppo, non diciamo che era avvezzo, sarebbe una meschinità da parte nostra, soprattutto oggi, ma ormai si era fatto la nomea di recidivo o comunque di poco credibile. A tal punto, da mettere in discussione le sue conquiste in campo Qualcuno ha osato obiettare la naturalezza di quella leggendaria cavalcata di Maradona nel quarto di finale a Messico ’86, contro l’Inghilterra, dalla propria metà campo all’aria di rigore avversaria.
C’è chi osa, persino, di mettere in dubbio tutta la sua carriera a causa di quel maledetto vizio. Pelé invece? No, non è mai stato oggetto di squalifiche, non è mai stato al centro di scandali. È stato, senza troppi giri di parole, il giocatore atleticamente più perfetto nella storia del calcio. di lui ogni giocata è poesia. Di lui rimangono il micidiale colpo di test contro di noi e, persino, quella leggendaria rovesciata nel film di John Houston, Fuga per la Vittoria, in cui, si narra, per quel gesto tecnico bastò un solo ciak.
Anche Maradona prese parte a dei film, tra documentari ed uno rappresentante del genere della commedia all’italiana. Forse avrebbe meritato qualcosa di più rispetto a ciò che era stato in campo. Ecco, un’altra notevole differenza fra i due: chi era il più leader in campo?
La risposta è praticamente scontata, non che Pelé non si caricasse la squadra sulle spalle ma, come abbiamo già indicato in precedenza, era comunque supportato da altri suoi colleghi campioni anche se non fuoriclasse come lui. Maradona, invece, era un trascinatore nato.
Ma non trascinava solo la squadra alla vittoria, no praticamente tutti, persino il pubblico e quando rilasciava interviste o comunque dichiarazioni, tralasciando il fatto che non avesse mai avuto o che non avesse mai potuto avere un’adeguata istruzione, le sue non erano mai parole dal senso superficiale.
Altro piccolo dettaglio, oltre al già analizzato tema del non essersi mai misurato in campionato diverso da quello brasiliano, Pelé, in un’amichevole venne fermato da un giovanissimo Trapattoni. In verità, poi, si venne a sapere che lo stesso brasiliano non era proprio in forma.
Perché questo dettaglio? Sempre la storia del chi sia il più forte tra i due. Per esempio, nei mondiali spagnoli Maradona fu letteralmente pestato da Claudio Gentile, che non tenne fede al suo cognome. Scusateci l’ironia. Diciamo la verità, potremmo continuare all’infinito tra loro due, con la consapevolezza che non basterebbero neanche altri cento reportage per celebrarli come si deve.
È vero, abbiamo deciso un’altra chiusura per entrambi, una chiusura comune per questi due prime Storie Sportive. Nonostante, oggi, sia il giorno della triste scomparsa di Diego, morto completamente solo, rispetto a Pelè, spirato mentre aveva gli affetti più cari vicino, vogliamo terminare questa lunga carrellata tra i ricordi, aneddoti, analisi e gol, con gli auguri ad entrambi: auguri per i rispettivi 85 e 64 anni con la speranza, quasi fanciullesca, di immaginarli a palleggiare e, perché no, a sfidarsi con il pallone in paradiso con lo scopo di scoprire chi sia il più forte. Noi una certa idea l’abbiamo: ma ce lo teniamo per noi per non scontentare nessuno, perché in fondo la loro scomparsa ci ha resi più malinconici riguarda al calcio… Auguri Numeri 10… Dovunque Voi Siate!!!