Il prossimo 27 novembre per il fuoriclasse in assoluto delle arti marziali sarebbero state 85 candeline

Come se da un lato, quasi sicuramente, le due morti sono collegate in qualche modo. Semmai se il collegamento non può essere provato da un punto di vista materiale concreto, ci si affida alla leggenda della maledizione che avrebbe colpito la famiglia dell’attore. Tale convinzione parte da un presupposto alquanto inquietante, sottolineato anche quando realizzammo lo speciale per Brandon Lee.

Sia Bruce che Brandon morirono giovani. 32 anni il primo, 28 anni il secondo. Ma non è solo questo particolare a rendere il tutto condensato come in un tipico romanzo di Stephen King, no. C’è dell’altro: entrambi, prima di morire, avevano o stavano girando un film che gli avrebbe donato fama mondiale e invece, per un puro scherzo del destino, trovarono l’immortalità nel peggior modo possibile.

Ovviamente in questo speciale interamente dedicato alla sfortunata figura di Bruce Lee, da celebrare per quelli che sarebbero stati i suoi 85 anni, non ci addentreremo nelle polemiche che si sono susseguite dopo la sua morte. Semmai cercheremo, brevemente, di ricordare l’uomo e le sue opere, cercando di scavare anche nella sua filosofia di vita. Cosa abbastanza complicata da fare con soli altri tre articoli a disposizione ma noi ci proveremo tentando, anche, di fare ordine tra la vita reale e i fatti romanzati sul biopic dedicato a lui: Dragon – La storia di Bruce Lee.

Perché anche questa volta ci siamo effettivamente cascati, nonostante si tratta di un mero compleanno, seppur postumo, è impossibile non toccare quel mistero che avvolge la sua scomparsa. Appare inevitabile e d’altronde non può essere altrimenti se si vuole parlare in tutto e per tutto di Bruce Lee. Di certo, nel prendere quel biopic di oltre trenta anni addietro, come abbiamo fatto la prima volta, non significa che ci dimenticheremo, in modo totale, anche della serie realizzata in patria.

Eppure, lo stesso Lee come già stabilito in tante opere biografiche, aveva sempre manifestato l’intenzione, da adolescente, di andare negli Stati Uniti e di avere fortuna. Anche lui, dunque, venne conquistato dal sogno americano che realizzò ma non nel modo che pensava. Ma come sempre andiamo con ordine nel raccontare la sua incredibile storia, pur sapendo che faremo, più di una volta, qualche salto temporale sia in avanti che indietro nel tempo.

Dunque, abbiamo menzionato il film del 1993 ‘Dragon – La Storia di Bruce Lee’. Un film di Rob Cohen che, guarda caso, uscì proprio nell’anno della tragedia a Brandon Lee e che doveva essere interpretato indovinate da chi? Proprio da Brandon Lee. Si, proprio così: il figlio che avrebbe avuto il privilegio d’interpretare il padre. Un fatto più unico che raro nella storia del cinema. Bruce Lee, in quell’occasione, venne interpretato da Jason Scott Lee, il quale non ha mai avuto alcuna parentela con entrambi i due attori. Strano vero?

Eppure, ‘Dragon – La storia di Bruce Lee’ presenta diverse licenze poetiche, anche troppe diremmo noi, senza mai snaturare ciò che è stato in vita: non un mito qualsiasi delle arti marziali ma il mito e, giustamente, anche la leggenda delle medesime.

Contrariamente a quanto abbiamo lasciato intendere nella prima parte di questo speciale, è vero che terremo presente il biopic uscito nel 1993, senza però considerarlo come spina dorsale dell’intero speciale dedicato a lui. Bruce Lee, nonostante quanto si potrebbe pensare diversamente, era americano e non cinese, nonostante si dichiarava di nazionalità cinese. Aveva discendenti cinesi, i suoi genitori erano cinesi ed era nato il 27 novembre del 1940 a San Francisco, nello storico quartiere di Chinatown, ed è per questo che si sentiva un cinese a tutti gli effetti.

A tre mesi dalla sua nascita, il padre portò lui e l’intera famiglia a vivere a Hong Kong, luogo in cui trascorrerà il resto della sua infanzia e parte della sua adolescenza. Non è un caso che in alcuni siti dedicati a lui, viene indicata, direttamente, la sua cittadinanza hongkonghese e non direttamente a quella relativa al territorio cinese. Lee Hoi-Chuen, questo il vero nome del padre, era un apprezzamento musicista il quale, la sera prima che nacque il suo più illustre figlio, era in tournée proprio nella città californiana ricevendo, persino, ottime recensioni.

E sua madre? Ebbene, in tutti questi lunghi decenni non si è mai saputo molto di lei. Solo che si chiamava Grace Ho e che sopravvisse non solo al marito, che venne a mancare il 7 febbraio del 1965, ma purtroppo anche dello stesso figlio. Infatti, la donna visse per quasi novanta lunghi anni: a partire dal 1907 fino al 1996. Dunque, vide morire tragicamente anche suo nipote Brandon.

A differenza del film di Rob Cohen, Bruce Lee non fu mai figlio unico. Era l’ultimo di cinque figli, con tanto di madre: genitore di cui nel biopic non si parla nemmeno, lasciando intendere, erroneamente, che fosse stato abbandonato in fasce. Cosa, ripetiamo, non vera. Come risulta romanzato anche un ulteriore particolare e non di poca rilevanza: l’iniziazione alle arti marziali.

Nella sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme a Edward Khmara e John Raffo il padre di Bruce era perseguitato da un demone, il quale rappresentava tutte le paure dell’animo umano. Non essendo riuscito a sconfiggere tale entità dentro di sé, il demone passa a perseguitare Bruce quasi fin da piccolo. Per questo motivo Lee Hoi-Cheun, sempre nel film, portò suo figlio da un maestro di Kung Fu.

Come specificato, questo particolare è vero solo a metà. Bruce Lee fu veramente portato da un maestro di arti marziali, ma non per difendersi da quello che sembrava un essere soprannaturale, che poi nel biopic riesce anche a sconfiggere, ma perché nella realtà non riuscì a tenere testa ad un gruppetto di bulli che, molto probabilmente lo infastidiva. Non osiamo immaginare, una volta apprese le tecniche di combattimento, cosa sia successo a quel gruppetto.

Al di là della nostra ironia, le cronache dell’epoca riportano che Bruce Lee venne istruito nel Kung Fu dal più grande maestro di arti marziali conosciuto con il nome di Ip Man, il quale, negli ultimi anni, ha addirittura ispirato una nota ed omonima saga cinematografica…

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