Nell’anno di quelli che sarebbero stati 85 anni, dedichiamo il secondo ‘primo’ reportage a O’Rey

Fantasia, talento, estro, classe e creatività. Con questi cinque aggettivi si riassume il concetto, non del tutto esteso, di ‘Numero 10’ nel gioco del calcio. Semmai si cercasse di andare a fondo nella terminologia, con i classici concetti base è chiaro che non bisogna soffermarsi solo sulla teoria; la pratica, a sua volta, non sarebbe sufficiente. Semmai, specialmente in questo caso, è tutto.

Solo con la pratica, dunque, si può intuire un giocatore quanto talento abbia, quanto estro riesce a dimostrare in campo. Estro che deve essere fondamentalmente legato alla classe e con un’infinita dose di creatività. A sua volta questi quattro elementi confluiscono in quello considerato, per chiunque abbia tutte e cinque le caratteristiche, portando quel determinato numero sulle spalle, il simbolo vero e proprio del ‘10’ per antonomasia: ovvero la fantasia.

Nella storia del gioco del calcio di numeri 10 ne abbiamo visti tanti. Solo in pochissimi sono, poi, rimasti nel tempo con le loro gesta, con le loro magie e le loro storie, sportive appunto, irripetibili, a loro volta. Al giorno d’oggi, nel calcio attuale, non c’è più spazio come un tempo per coloro che vengono comunque indicati come giocatori dalla posizione avanzata, a metà strada tra il centrocampo e l’attacco.

Una posizione che permette a questo tipo di giocatore di supportare, allo stesso tempo, la fase di copertura e la fase di attacco propria e del numero 9, il centravanti, e il numero 11, l’ala sinistra. Almeno un tempo era così schierata, numericamente, una squadra, a differenza di oggi.

Dicevamo dei nomi. Un elenco lungo, anche questo. Solamente in pochi possono venir considerati come i migliori e, a sua volta, solamente due sono vengono considerati, indistintamente, le leggende delle leggende che hanno calcato il terreno di gioco, portando sulle spalle quel numero. Ma anche in questo andiamo con ordine: da Di Stefano a Rivera, da Johann Cruyff a Michel Platini, da Dennis Bergkamp a Zidane, da Rpberto Baggio a Zola, da Totti a Del Piero. Senza dimenticare anche Ardiles, Zico e tanti altri ancora.

Come detto, però, sono solamente due i numeri 10 per eccellenza, per antonomasia o come voi preferite. L’occasione per ricordarli entrambi l’abbiamo avuta proprio il mese scorso. Entrambi nati il decimo mese dell’anno, solo che il primo nacque il 23 ottobre e quest’anno avrebbe toccato quota 85 anni; il secondo, invece, è venuto alla luce sette giorni più tardi, il 30, ma venti anni più tardi. Sì, proprio così.

I più grandi in assoluto sono nati, precisamente, il 23 ottobre del 1940 ed il 30 ottobre del 1960 e sono, rispettivamente il brasiliano Edson Arantes Do Nascimento detto Pelè e l’argentino Diego Armando Maradona. Ed entrambi, quest’anno, avrebbero compiuto 85 e 65 anni. Purtroppo, ci hanno lasciato tra il 2020 ed il 2022.

In questa prima ‘Storia Sportiva’, per entrambi, vi racconteremo la loro leggenda, per motivi diversi, che sarà analizzata tra due reportage separati a partire da adesso. Avendo come mero punto di riferimento, stranamente, una trasmissione televisiva condotta proprio da uno dei due in cui si incontrarono sancendo la fine della loro decennale e sana rivalità.

Era il 28 novembre del 2005 e l’asso argentino del calcio mondiale, da poco quarantacinquenne, Diego Armando Maradona, conduceva su una delle tante emittenti televisive argentine la sua personale e particolare trasmissione ‘La noche del 10’, la notte del dieci. Un titolo abbastanza celebrativo, come giustamente potrebbe essere, ed inequivocabile, visto che nelle sue intenzioni c’erano quelle di invitare, come ospiti, ‘numeri 10’ di ogni sport o di ogni settore del mondo dello spettacolo.

Durante la preparazione della prima puntata, Maradona, decise di invitare colui che per tutta la sua carriera venne identificato come il suo rivale di sempre, seppur non proprio in maniera diretta per ovvie ragioni anagrafiche: Edson Arantes Do Nascimento in arte Pelè. Di sicuro, al genio brasiliano del calcio assoluto, durante quei momenti, durante quel dialogo, durante quei palleggi, pochi ma interminabili, con il Pide de Oro, gli sarà passato nella sua mente quel momento, diventato poi leggendario, sicuramente la sua mente sarà tornata indietro di quando faceva impazzire la torcida brasilera e alzava le tre coppe del mondo.

Chissà cosa aveva pensato nel vedere proprio Maradona, anni addietro, da bambino, nel famoso filmato. Chissà cosa avrà pensato nel veder la prima volta l’argentino, anche lui con la numero 10 sulle spalle, la sua maglia numero 10. In Brasile Pelè è il calcio per antonomasia. Una divinità assoluta anche lui, senza sé e senza ma.

Per molti, indistintamente, O’Rey non solo è l’uomo dei tre mondiali vinti, l’unico nella storia della Coppa del mondo di calcio ad averli conquistati ma è anche ricordato come l’uomo dei mille gol, raggiunti il 19 novembre del 1969, anche se in carriera furono ben 1277 o qualcosa in più. di certo qualcuno va ancora a trovare il pelo nell’uovo rispetto all’argentino. Di quei dettagli che farebbero una certa differenza.

Ogni volta che si riaccende il confronto tra lui e Maradona, anche adesso che entrambi sono passati miglior vita nel giro di due anni, viene sempre sottolineato il fatto che Edson aveva, dalla sua, la presenza, nella stessa squadra, di giocatori o comunque di campioni in ogni reparto, in squadra, rispetto a quello che ha avuto a disposizione lo stesso Maradona. Difatti tra le squadre più rappresentative tra i due quelle che escono come meri super squadroni sono la stessa nazionale brasiliana e il Santos, il suo club storico, rispetto all’Argentina vincente nel 1986 e il Napoli della seconda metà degli anni ’80.

Di certo, semmai si fossero realizzate queste sfide tra le loro opposte formazioni sarebbe stato un vero e proprio scontro epico, ma sappiamo che per questioni prettamente anagrafiche non si è potuto avverare. Come per Maradona, anche la figura calcistica di Pelé è legata da una serie impressionanti di leggende che lo riguardano: da quello che realizzava in campo, prima che le telecamere potesse entrare di prepotenza sul rettangolo di gioco e sia riguardante il suo nome. No, non quello esteso: Edson Arantes Do Nascimento, ma proprio con quello viene riconosciuto universalmente da tutti: Pelé, appunto…

Fantasia, talento, estro, classe e creatività. Con questi cinque aggettivi si riassume il concetto, non del tutto esteso, di ‘Numero 10’ nel gioco del calcio. Semmai si cercasse di andare a fondo nella terminologia, con i classici concetti base è chiaro che non bisogna soffermarsi solo sulla teoria; la pratica, a sua volta, non sarebbe sufficiente. Semmai, specialmente in questo caso, è tutto.

Solo con la pratica, dunque, si può intuire un giocatore quanto talento abbia, quanto estro riesce a dimostrare in campo. Estro che deve essere fondamentalmente legato alla classe e con un’infinita dose di creatività. A sua volta questi quattro elementi confluiscono in quello considerato, per chiunque abbia tutte e cinque le caratteristiche, portando quel determinato numero sulle spalle, il simbolo vero e proprio del ‘10’ per antonomasia: ovvero la fantasia.

Nella storia del gioco del calcio di numeri 10 ne abbiamo visti tanti. Solo in pochissimi sono, poi, rimasti nel tempo con le loro gesta, con le loro magie e le loro storie, sportive appunto, irripetibili, a loro volta. Al giorno d’oggi, nel calcio attuale, non c’è più spazio come un tempo per coloro che vengono comunque indicati come giocatori dalla posizione avanzata, a metà strada tra il centrocampo e l’attacco.

Una posizione che permette a questo tipo di giocatore di supportare, allo stesso tempo, la fase di copertura e la fase di attacco propria e del numero 9, il centravanti, e il numero 11, l’ala sinistra. Almeno un tempo era così schierata, numericamente, una squadra, a differenza di oggi.

Dicevamo dei nomi. Un elenco lungo, anche questo. Solamente in pochi possono venir considerati come i migliori e, a sua volta, solamente due sono vengono considerati, indistintamente, le leggende delle leggende che hanno calcato il terreno di gioco, portando sulle spalle quel numero. Ma anche in questo andiamo con ordine: da Di Stefano a Rivera, da Johann Cruyff a Michel Platini, da Dennis Bergkamp a Zidane, da Rpberto Baggio a Zola, da Totti a Del Piero. Senza dimenticare anche Ardiles, Zico e tanti altri ancora.

Come detto, però, sono solamente due i numeri 10 per eccellenza, per antonomasia o come voi preferite. L’occasione per ricordarli entrambi l’abbiamo avuta proprio il mese scorso. Entrambi nati il decimo mese dell’anno, solo che il primo nacque il 23 ottobre e quest’anno avrebbe toccato quota 85 anni; il secondo, invece, è venuto alla luce sette giorni più tardi, il 30, ma venti anni più tardi. Sì, proprio così.

I più grandi in assoluto sono nati, precisamente, il 23 ottobre del 1940 ed il 30 ottobre del 1960 e sono, rispettivamente il brasiliano Edson Arantes Do Nascimento detto Pelè e l’argentino Diego Armando Maradona. Ed entrambi, quest’anno, avrebbero compiuto 85 e 65 anni. Purtroppo, ci hanno lasciato tra il 2020 ed il 2022.

In questa prima ‘Storia Sportiva’, per entrambi, vi racconteremo la loro leggenda, per motivi diversi, che sarà analizzata tra due reportage separati a partire da adesso. Avendo come mero punto di riferimento, stranamente, una trasmissione televisiva condotta proprio da uno dei due in cui si incontrarono sancendo la fine della loro decennale e sana rivalità.

Era il 28 novembre del 2005 e l’asso argentino del calcio mondiale, da poco quarantacinquenne, Diego Armando Maradona, conduceva su una delle tante emittenti televisive argentine la sua personale e particolare trasmissione ‘La noche del 10’, la notte del dieci. Un titolo abbastanza celebrativo, come giustamente potrebbe essere, ed inequivocabile, visto che nelle sue intenzioni c’erano quelle di invitare, come ospiti, ‘numeri 10’ di ogni sport o di ogni settore del mondo dello spettacolo.

Durante la preparazione della prima puntata, Maradona, decise di invitare colui che per tutta la sua carriera venne identificato come il suo rivale di sempre, seppur non proprio in maniera diretta per ovvie ragioni anagrafiche: Edson Arantes Do Nascimento in arte Pelè. Di sicuro, al genio brasiliano del calcio assoluto, durante quei momenti, durante quel dialogo, durante quei palleggi, pochi ma interminabili, con il Pide de Oro, gli sarà passato nella sua mente quel momento, diventato poi leggendario, sicuramente la sua mente sarà tornata indietro di quando faceva impazzire la torcida brasilera e alzava le tre coppe del mondo.

Chissà cosa aveva pensato nel vedere proprio Maradona, anni addietro, da bambino, nel famoso filmato. Chissà cosa avrà pensato nel veder la prima volta l’argentino, anche lui con la numero 10 sulle spalle, la sua maglia numero 10. In Brasile Pelè è il calcio per antonomasia. Una divinità assoluta anche lui, senza sé e senza ma.

Per molti, indistintamente, O’Rey non solo è l’uomo dei tre mondiali vinti, l’unico nella storia della Coppa del mondo di calcio ad averli conquistati ma è anche ricordato come l’uomo dei mille gol, raggiunti il 19 novembre del 1969, anche se in carriera furono ben 1277 o qualcosa in più. di certo qualcuno va ancora a trovare il pelo nell’uovo rispetto all’argentino. Di quei dettagli che farebbero una certa differenza.

Ogni volta che si riaccende il confronto tra lui e Maradona, anche adesso che entrambi sono passati miglior vita nel giro di due anni, viene sempre sottolineato il fatto che Edson aveva, dalla sua, la presenza, nella stessa squadra, di giocatori o comunque di campioni in ogni reparto, in squadra, rispetto a quello che ha avuto a disposizione lo stesso Maradona. Difatti tra le squadre più rappresentative tra i due quelle che escono come meri super squadroni sono la stessa nazionale brasiliana e il Santos, il suo club storico, rispetto all’Argentina vincente nel 1986 e il Napoli della seconda metà degli anni ’80.

Di certo, semmai si fossero realizzate queste sfide tra le loro opposte formazioni sarebbe stato un vero e proprio scontro epico, ma sappiamo che per questioni prettamente anagrafiche non si è potuto avverare. Come per Maradona, anche la figura calcistica di Pelé è legata da una serie impressionanti di leggende che lo riguardano: da quello che realizzava in campo, prima che le telecamere potesse entrare di prepotenza sul rettangolo di gioco e sia riguardante il suo nome. No, non quello esteso: Edson Arantes Do Nascimento, ma proprio con quello viene riconosciuto universalmente da tutti: Pelé, appunto…

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