Il prossimo 5 settembre l’iconico leader dei Queen avrebbe spento 80 candeline
Ieri ci siamo soffermati su un punto non proprio superficiale, che traccia un confine, netto, tra quello che si può e si deve raccontare, e ciò che, magari, per rispetto e deontologia, non si può e non si deve riportare, onde evitare di oltrepassare quel limite. Considerando che noi siamo soprattutto un giornale che fonde due tipi di informazione: quella di mero intrattenimento fusa alla mera parte di riflessione, ovvero dell’approfondimento.
Ed è proprio questo il punto dolente: nel suo caso dove si può andare ad approfondire? In quali situazioni? Senza apparire indelicati? Ma sempre nel caso suo, dalla sua, Freddie Mercury ha la musica, ha le sue canzoni, ha i suoi messaggi altrettanto universali ed ha una parabola, sempre quella sua personale, la quale si potrebbe suddividere in privata e professionale.
Ebbene, quella parte della sua vita, ovvero ciò che faceva al di fuori del palco o dello studio di registrazione, la considereremo come una storia parallela che sarà parte integrante del nostro racconto solo in alcune fasi. Ci soffermiamo su questo aspetto non tanto per il semplice fatto di aver paura di spingerci oltre, non tanto perché non né saremmo capaci e neanche per edulcorare, all’estremo, la sua immagine, ma per il semplice motivo che stesso lui, per anni, ha sempre tenuto fuori alcune cosa da certa cronaca mondana.
Proprio per questo, in questo primo e lunghissimo reportage interamente dedicato a lui, mentre vi ricordiamo che il secondo ci sarà a novembre, concentreremo la nostra attenzione sulle fasi salienti della sua esistenza e con un’ulteriore precisazione: il biopic del 2018 sarà preso in considerazione da noi? la risposta sarà sì, ma sarà contemplato per alcuni parallelismi con la realtà.
Quella realtà che lo vide nascere, come già ricordato in apertura di prima parte, il 5 settembre del 1946 in quel di Zanzibar, in Tanzania. Rispetto al nostro 5 settembre, quello in cui venne al mondo Farrokh Bulsara, non è un sabato, ma un giovedì. I Bulsara erano una famiglia di origine parsi, oltre che della religione zoroastriana. Suo padre si chiamava Bomi Rustomji Bulsara e Jer Bulsara.
Farrokh, precisamente, fece udire i suoi primi vagiti, non in stile Live Aid, perdonate la nostra ironia, ma pensiamo che, dovunque sia, gli sia gradita questa battuta, presso Government Hospital di Stone Town, un centro storico della capitale dell’arcipelago di Zanzibar nel protettorato britannico, territorio che attualmente fa parte dell’intera Tanzania.
A Stone Town, Farrokh visse fino al 1952, anno in cui smise si essere l’unico figlio del nucleo famigliare. Infatti, in quell’anno venne alla luce sua sorella Kashmira. Non solo, sempre secondo le cronache dell’epoca, quasi nello stesso periodo, ma sembra a partire dall’anno successivo del 1952, i Bulsara dovette trasferirsi a causa del lavoro del padre, il quale si guadagnava da vivere, si fa per dire, come cassiere presso la Segreteria di Stato per le colonie.
Proprio nel 1953, si ebbe la cerimonia del navjote, ossia il rito all’iniziazione alla religione zoroastrista, che si svolgeva nel tempo del fuoco di Zanzibar. Un biennio più tardi si trasferì a 380 km a sud di Bombay. Precisamente a Panchgani, dove era ubicato un college britannico, il St Peter’s Boys School. L’intenzione era quella di potergli permettere di accedere ad una migliore istruzione. Durante le pause scolastiche, il giovane Bulsara, frequentava la casa dei nonni e le stesse cronache dell’epoca ci riportano che proprio in quel college qualcuno, non si sa il motivo, lo iniziarono ad attribuirgli il nome di ‘Freddie’.
Durante gli anni scolastici, Freddie Farrokh Bulsara mostrò diverse qualità. A differenza di quello che si potrebbe pensare, il ragazzo si fece notare anche per diverse attività sportive: come velocista, addirittura pugile, persino l’hockey su prato e tennis da tavolo. Chi lo avrebbe mai detto, vero?
Eppure, la sua più grande passione era la musica, anche se ancora non era fosse molto consapevole. Nonostante tutto l’arte, dopo la scoperta, delle sue doti da disegnatore diventata sempre più rilevante. Ma perché ancora non se ne accorgeva? Purtroppo non possiamo rispondere a questa domanda ma a quanto sembra, sempre grazie alle cronache dell’epoca, non si sa bene quale fu l’occasione galeotta, ma lo stesso preside del college scrisse, di suo pugno, una lettera indirizzata ai genitori del futuro leader dei Queen informandoli che la retta mensile sarebbe leggermente aumentata, che il ragazzo avrebbe potuto prendere delle lezioni aggiuntive di musica.
La scelta fu approvata e Farrokh raggiunse persino il quarto grado di apprendimento dello strumento del pianoforte. Non solo imparò a leggere la musica ma entrò a far parte del coro della scuola; passo classico di tutti coloro che poi nella vita non solo hanno sfondato, ma sono diventate delle vere leggende.
Nel 1959, lo stesso Bulsara, formò, con alcuni compagni di college come Derrick Branche, Bruce Murray, Farang Irani e Victory Rana, una band chiamata The Hectics. Nonostante l’avesse fondata lui, Farrokh non era il frontman della band, semmai il pianista. Ma questo non ci stupisce neanche un po’ visto ciò che poi avrebbe realizzato musicalmente durante i suoi live più leggendari.
La band gli permise di acquisire un po’ di notorietà, insieme ai suoi compagni di musica il futuro leader dei Queen di esibiva in performance che prevedevano le esecuzioni delle canzoni sia di Cliff che Little Richard. Purtroppo, però, il 25 febbraio del 1963 dovette lasciare il college per proseguire la sua formazione personale al St. Mary’s School di Bombay.
Le informazioni non sono precise in merito, ma si potrebbe ipotizzare che ‘Freddie’ Bulsara non riuscì ad essere ammesso alla decima classe, non superando l’esame quindi, a causa dei troppi impegni musicali. In verità, questa è un’ipotesi tutta nostra, non corroborata da nessun’altra informazione. Un’ipotesi, la nostra, non proprio campata in aria visto poi il talento musicale per il quale, il ragazzo nato il 5 settembre del 1946, ha poi mostrato al mondo intero. Non sappiamo neanche, in quel di Zanzibar, quali erano i suoi progetti di vita; tant’è che a causa dello scoppio della rivoluzione, con la famiglia, si dovette trasferire…