Questa estate il celebre scrittore americano ha compiuto 70 anni e in questo speciale raccontiamo la sua storia

Da un punto di vista cronologico il personaggio dell’avvocato penalista, Mickey Haller, è il terzo della sua carriera da scrittore. Nonostante ciò, sarà il secondo, insieme a Bosch, ha regalargli maggiori soddisfazioni. Nei primi anni dieci di questo millennio, come già ricordato in maniera indiretta nella seconda parte di ieri, si intensifica maggiormente, l’interesse da parte delle case di produzione sia cinematografiche che televisive sulle sue storie. Volendo essere pignoli, il film con Clint Eastwood, Debito di Sangue, e la prima trasposizione, cinematografica, di ‘The Lincoln Lawyer’ rappresentavano solo un mero antipasto.

Con la prima stagione di ‘Bosch’ prodotta, realizzata e pubblicata sulla piattaforma streaming di Amazon Prime, ed interpretato da Titus Welliver, si intuisce che si è completamente alzato il tiro intorno alle sue storie. Da quella prima sorprendente stagione ne verranno prodotte altre sei fino al 2021; per poi proseguire con ulteriore due serie spinoff intitolate: Bosch Legacy, in cui la protagonista era la figlia del detective di polizia di Los Angeles, interpretata da Madison Lintz.

Se la serie madre ebbe una durata di sette stagioni, lo spinoff venne prodotto solamente per un triennio. Ovvero dal 2022 al 2025. Nello stesso anno della prima stagione di Bosch Legacy, l’attore Manuel Garcia-Ruffo ebbe l’ingrato compito di non far rimpiangere Matthew McCoanughey nella trasposizione televisiva della serie di romanzi ‘Avvocato di difesa’.

Dal 2022, lo show televisivo, questa volta targato Netflix, vedrà la sua ultima stagione nel 2027 a fronte di ben sette romanzi pubblicati dal 2005 al 2023. Sette romanzi intitolati: Avvocato di difesa, La lista, la svolta, il quinto testimone, il dio della colpa, la legge dell’innocenza, il giorno dell’innocenza e Nessuna via d’uscita.

Vero, tutti i titoli dei romanzi di Bosch, fino adesso, non li abbiamo mai elencati; anzi, per essere precisi, sempre nella seconda parte di ieri, ci siamo soffermati solo ed esclusivamente all’anno 1995. E allora ripartiamo dal principio con tutti i romanzi di questa serie letteraria.

La memoria del topo; Ghiaccio nero; La bionda di cemento; L’ombra del coyote; Musica dura; Il ragno; Il buio oltre la notte; La città delle ossa; Lame di luce; Il poeta è tornato; La ragazza di polvere; Il cerchio del lupo; La città buia; Il respiro del drago; La caduta; La scatola nera; La strategia di Bosch; Il passaggio; Il lato oscuro dell’addio; Doppia verità; La notte più lunga; La fiamma nel buio; Le ore più buie; La stella del deserto ed Il giorno dell’innocenza.

Non tutti i romanzi, però, rappresentano delle indagini stand alone del protagonista. Alcuni titoli, per esempio, fungono da crossover, come ricordato sempre ieri, con l’agente dell’Fbi, l’altro detective Reneé Ballard e l’ultimo della serie, Il giorno dell’innocenza, rappresenta un crossover con l’Avvocato di difesa.

A questo punto non ci rimane che riportare anche gli altri titoli relativi ai romanzi degli altri personaggi, come la stessa Reneé Ballard: L’ultimo giro della notte, La notte più lunga; La fiamma nel buio; Le ore più buie; La stella nel deserto e L’attesa. Invece, tornando rapidamente al Jack McEvoy oltre a ‘Il poeta’, gli altri due romanzi che compongono al trilogia sono: L’uomo di paglia e La morte è il mio mestiere.

Lo stile di Michael Connelly presenta determinate caratteristiche. Qualcuno, forse, potrebbe tranquillamente soffermarsi in paragoni azzardati tra lui, Kames Ellroy, Raymond Chandler, Mark Spillane e il pioniere vero e proprio Dashiell Hammett. No, non cadremo in questo tranello, neanche per pura curiosità.

Ogni autore, d’altronde, è figlio del proprio tempo e nonostante riporti con sé ciò che ha appreso da altri predecessori, da altri maestri, lo stile rimane sempre personale; lo stile è il vero marchio di fabbrica, il vero biglietto da visita di qualsiasi autore si tratti. Quello di Connelly non è il classico linguaggio hardboiled, contraddistinto da una prosa in prima persona; non è neanche il solito tecnicismo schematico del classico giallo. No, è un qualcosa che deve essere ricercato proprio grazie al suo lavoro, quello di giornalista. Per essere ancor più pignoli: cronista di nera.

È risaputo che qualsiasi giornalista che si rispetti, nel suo bagaglio culturale, deve essere a conoscenza di queste semplici domande chiave, corrispondenti alle cinque ‘W’ nella lingua inglese: Who, chi; What, cosa; When, quando; Where, dove; e Why, perché.

In ogni romanzo pubblicato, indipendentemente se il protagonista principale sia un poliziotto, un agente federale o un avvocato, nella costruzione e sviluppo della storia, nonché della trama, Connelly tiene fede a queste cinque regole interrogative basilari, quasi con una meticolosità estrema. Ogni dettaglio, della procedura del lavoro del poliziotto o dell’avvocato, è descritto con una parsimoniosa precisione.

Elementi chiave, questi, del suo stile da ricercare nella sua continua esperienza, sì come cronista, ma come un cronista che ha sempre lavorato a braccetto con le forze dell’ordine, apprendendo anche i segreti più nascosti di quel lavoro. Da ciò deriva il vero successo dei suoi romanzi.

Romanzi che in tutta la sua carriera sono, attualmente, ben quarantadue. Grazie a queste quarantadue storie poliziesche, procedural e legal, Michael Connelly, a partire da quel lontano 1993, anno della conquista del primo riconoscimento letterario, ha continuato ad ottenere critiche positive, premi quasi ogni anno, di cui la pausa più lunga senza alcun riconoscimento risale al triennio che va dal 2012 al 2018. Premi come il già citato Edgar Allan Poe Award, il Premio Dylis, il Premio Barry, l’Anthony Award, il Premio Macavity; persino il Premio Bancarella e il Los Angeles Times Book Prize for Mystery/Thriller. Senza dimenticare il Premio Raymond Chandler.

Non solo, tra il 2010 ed il 2015, lo stesso Michael Connelly si è persino cimentato nello sviluppo di ben quattro singoli episodi, relative a stagioni diverse, della serie televisiva ‘Castle’, il cui protagonista era uno scrittore che risolveva casi intricati di polizia. Il protagonista principale aveva il volto di Nathan Fillon, attuale volto principale di un altro serial di successo: The Rookie.

Dunque, nel celebrare tardivamente i 70 anni di un mito assoluto della letteratura moderna, abbiamo persino sfiorato il mondo delle serie tv; ma era inevitabile, con la consapevolezza che quando torneremo a parlare di Michael Connelly quel confine sarà nuovamente superato. Ciò vale anche per l’appuntamento della settimana prossima? Chissà.

ATTENZIONE: LA PROSSIMA SETTIMANA ‘STORIE LETTERARIE’ TORNERA’ ECCEZIONALMENTE VENERDI’ 11 SETTEMBRE 2026

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