In questo premio: la medaglia più preziosa alle grandi personalità del mondo dello sport

C’è uno sport che non finisce al fischio finale. Non vive nelle statistiche, nelle classifiche o nelle medaglie. È lo sport che continua a parlare quando si spengono le telecamere, quello che lascia tracce nelle coscienze prima ancora che negli albi d’oro. È questo lo sport che il Premio De Sanctis “Sport, Rispetto e Legalità” ha scelto di raccontare e premiare nella sua seconda edizione, ospitata nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un luogo istituzionale trasformato, per una sera, in una galleria di storie capaci di ricordare come il valore di un atleta non si misuri soltanto dai traguardi raggiunti, ma dalla capacità di diventare esempio.

A emergere, tra gli interventi e i riconoscimenti, è stata una parola che raramente conquista le prime pagine: rispetto. Rispetto delle regole, degli avversari, delle fragilità umane, delle differenze. Rispetto come fondamento della legalità e come forma più alta di educazione civile. La grandezza di Alessandro Del Piero, ad esempio, è apparsa quasi come l’incarnazione perfetta di questo messaggio. Il campione del mondo del 2006 ha attraversato epoche e generazioni senza mai perdere quell’eleganza che lo ha reso un riferimento ben oltre il calcio.

Nella motivazione del premio c’è il riconoscimento di una carriera costruita con talento e correttezza, ma soprattutto la celebrazione di un uomo che ha saputo restare fedele ai propri valori anche nei momenti più complessi. Accanto a lui, Federica Brignone ha portato il racconto di una sfida diversa. La sua non è soltanto la storia di una fuoriclasse dello sci alpino, capace di conquistare il mondo e brillare alle Olimpiadi di Milano-Cortina. È il racconto di una donna che ha guardato in faccia la paura dopo un grave infortunio e ha trovato nella determinazione la strada per tornare a competere ai massimi livelli. Le sue parole, semplici e autentiche, hanno restituito il significato più profondo della resilienza: la capacità di ricominciare quando tutto sembra essersi fermato.

Ma forse il momento più intenso della cerimonia è arrivato quando sul palco è salita Chiara Mazzel. La sua vicenda personale ha il sapore delle grandi storie sportive e umane. Un percorso che l’ha condotta fino ai vertici dello sport internazionale.  L’omaggio a DAN Europe e ai soccorritori finlandesi impegnati nella complessa missione alle Maldive ha restituito alla platea il valore del servizio. Lo stesso principio che ha guidato Tommaso Fumagalli quando, durante una partita di Serie B, ha scelto di fermarsi per soccorrere il portiere avversario rinunciando a una chiara occasione da gol.

Un gesto istintivo, quasi naturale, che oggi assume un valore straordinario proprio perché ricorda che l’avversario viene dopo la persona. Anche il Parma Calcio ha ricevuto un riconoscimento per una campagna capace di affrontare con intelligenza e sensibilità il tema dei pregiudizi ancora legati allo sport femminile, riaffermando il principio dell’uguaglianza delle opportunità e del rispetto. Poi il tributo che ha commosso l’intera sala. Il riconoscimento alla memoria di Alex Zanardi non è stato soltanto un omaggio a un campione.

È stato il ricordo di una delle figure che più hanno saputo interpretare il significato profondo dello sport come rinascita. La sua storia continua a parlare a chiunque si trovi davanti a una difficoltà, ricordando che la vera vittoria non consiste nel non cadere, ma nel trovare sempre la forza di rialzarsi. Mentre la cerimonia si concludeva, appariva chiaro il messaggio affidato a questa edizione del Premio De Sanctis. In una società che spesso confonde il successo con la visibilità, esiste una grandezza diversa. Più silenziosa. Più sobria. Più difficile da raccontare. È la grandezza di chi trasforma il proprio talento in un servizio agli altri. Ed è forse proprio questa la medaglia più preziosa che lo sport possa consegnare al Paese.

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