Genova riscopre la magia della grande pallavolo

Per tre giorni Genova ha avuto il battito delle grandi occasioni. Non soltanto perché sul parquet del Palasport sono scese quattro tra le nazionali più forti d’Europa — Italia, Serbia, Turchia e Polonia — ma perché la città ha avuto la sensazione nitida di essere tornata al centro di qualcosa di importante. Di qualcosa che unisce memoria e futuro, sport e identità, emozione e appartenenza. L’AIA Aequilibrium Cup Women Elite si è chiusa con la vittoria delle azzurre di Julio Velasco contro la Polonia e con un Palasport ancora pieno di applausi anche dopo l’ultimo punto. Ma la vera immagine del torneo non è nel tabellone finale. È nel clima che si è creato dentro e fuori dal campo. Perché Genova non ha semplicemente assistito al ritorno della grande pallavolo internazionale. L’ha vissuto.

Lo si percepiva già ore prima delle partite, nei dintorni del Waterfront, tra famiglie con le maglie azzurre, ragazzi seduti sulle scalinate del Porto Antico, bambine che stringevano palloni e aspettavano le giocatrici come si aspettano gli idoli veri. Il torneo si è intrecciato con la Festa dello Sport cittadina, trasformando il mare, il Palasport e l’intera area in un’unica grande celebrazione dello sport condiviso. E in fondo è stato proprio questo il cuore della manifestazione: la sensazione che la pallavolo fosse tornata a parlare alla città in modo diretto, umano, popolare.

Sugli spalti, gremiti da circa duemila spettatori, si respirava quell’energia che appartiene solo agli eventi che riescono a creare legame. Non un pubblico distante, ma coinvolto emotivamente in ogni scambio. Ogni muro azzurro faceva alzare il palazzetto, ogni difesa impossibile veniva accolta come un gesto collettivo. Le giocatrici sentivano tutto. E lo restituivano. L’Italia di Velasco ha dato l’impressione di essere prima ancora che una squadra, un gruppo profondamente connesso. Le esultanze non erano mai individuali. Ogni punto sembrava appartenere a tutte.

Alla panchina, alle titolari, allo staff, al pubblico. Ed è forse questo che ha colpito più di ogni altra cosa: vedere una nazionale campione del mondo mantenere un’umanità semplice, accessibile, vicina. Ekaterina Antropova ha trascinato il palazzetto con la sua forza e la sua energia contagiosa. Alessia Cambi ha guidato il gioco con calma e personalità, mentre Federica Nervini, Eleonora Fersino e tutto il gruppo hanno dato vita a quell’idea di squadra compatta che il pubblico percepisce immediatamente, anche senza bisogno di conoscere tattica o schemi.

E poi c’è stata Linda Manfredini, premiata MVP del torneo. Un riconoscimento accolto con un applauso lungo e sincero, quasi affettuoso, da parte del pubblico genovese. Perché durante questi giorni Manfredini è sembrata incarnare perfettamente lo spirito dell’evento: concretezza, crescita, entusiasmo, sorriso. Ma dentro questo torneo c’era anche qualcosa di più profondo, quasi simbolico. C’era il ritorno di Julio Velasco a Genova. Un ritorno carico di memoria.

Lo stesso Velasco, durante la presentazione del torneo, ha ricordato la storica World League del 1992 giocata proprio qui, una pagina rimasta nella storia della pallavolo italiana maschile dopo la delusione olimpica di Barcellona. E allora questo torneo ha assunto quasi il sapore di un ponte tra epoche diverse della pallavolo italiana. Da una parte il ricordo dei grandi campioni passati da Genova, delle notti del volley che hanno segnato intere generazioni. Dall’altra queste azzurre moderne, giovani, sorridenti, già vincenti ma ancora capaci di trasmettere spontaneità e vicinanza.

In questi giorni il Palasport non è stato soltanto un impianto sportivo. È diventato un luogo di incontro tra storie diverse della stessa passione. Perché Genova, in questi tre giorni, non ha celebrato soltanto una competizione internazionale. Ha celebrato la continuità di una tradizione sportiva capace ancora di emozionare. Le immagini finali raccontano tutto meglio di qualsiasi risultato: le azzurre mano nella mano sotto gli spalti, i bambini in fila per un autografo, il pubblico rimasto a lungo dentro il Palasport anche dopo la premiazione, quasi senza voglia di interrompere quel momento. E in fondo il successo più grande dell’AIA Aequilibrium Cup Women Elite è stato proprio questo: aver fatto sentire la pallavolo qualcosa di vicino, vivo e condiviso. Non soltanto uno sport da guardare. Uno sport da vivere insieme.

FOTO LIA PICCIRILLO

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