Editoriale Mensile numero 3 per FreeTopix Magazine, sempre all’insegna della speranza
E siamo all’editoriale numero 3. Suddiviso sempre in due parti, sempre tra l’ultimo giorno del mese che si sta per chiudere, in questo caso quello di marzo, e con quello che domani prenderà il via, ovvero con quello di aprile. Con una celebrazione in più: la settimana di Pasqua che è stata inaugurata ieri lunedì 30 marzo. Come diceva il mai dimenticato e leggendario conduttore televisivo Enzo Tortora, quando fece rientro in televisione, in quella storica puntata della sua creazione, Portobello, dopo le vicissitudini di cui ormai sappiamo, il suo ‘Dove eravamo rimasti’ non solo è, di fatto, un evergreen, ma appare anche doveroso per come avevamo chiuso l’appuntamento precedente.
Avevamo auspicato che il terzo mese dell’anno ci avrebbe portato, finalmente, quei miglioramenti, in ambito internazionale che attendiamo da tempo. Ancora non è così, ma non vuol dire che non lo sarà. D’altronde è facile disperarsi quando le cose non girano a dovere, come è anche facile, a rigor di logica, credere che tutto rimarrà immobile ed immutato.
Non è vero: questa epoca che stiamo attraversando e che ci accompagna nelle nostre vite, scandendole non poco e che può esser considerata quasi maledetta, non è detto che sarà eterna. Bisogna anche considerare un aspetto sul quale nessuno di noi, inteso sia come voi cari lettori e noi come redazione, riusciamo subito a notare. Un dettaglio che ci passa davanti quasi distrattamente, in silenzio e che non lo accostiamo a ciò che ci circonda.
Viviamo tempi in cui facciamo tutto di fretta, le giornate si sono accorciate e non perché è avvenuto il cambio dell’ora, anzi in quel caso si sono allungate. No, il motivo è un altro: perché i ritmi dei nostri impegni si sono velocizzati e noi, con loro, continuiamo ad andare di fretta. Dunque, con ciò cosa vogliamo dire: che anche gli eventi, sia nostrani che internazionali, si accavallano alla velocità della luce e, sempre allo stesso tempo, persino i mutamenti viaggiano alla medesima celerità.
Quindi, non significa che un periodo, seppur sembrando infinito, duri per l’eternità. Il giudice Giovanni Falcone, in fondo, diceva, riferendosi alla mafia che la stessa ‘era un fatto umano e come ogni fatto umano avrà un inizio ed una fine’. Concetto da estendere a ciò che viviamo oggi, nel presente. Tra il nostro piccolo e ciò che ci circonda, anche se è normale non essere troppo spensierati e speranzosi.
Non lo possiamo essere per una serie impressionante di fattori. Ma, contemporaneamente, possiamo modificare il trend non tanto partendo subito in grande, non perché non possiamo essere ambiziosi. Al contrario, partiamo dai piccoli ma significativi gesti che ci permettono, poi, di raggiungere traguardi importanti ed ambiti. Vero, sembra che stiamo parlando senza direzione, sembra che stiamo anche uscendo fuori traccia.
Non è così: è solo impressione. Dunque, sarebbe meglio che iniziamo ad esser ancor più precisi con il discorso che stiamo sviluppando in questo terzo editoriale dell’anno 2026. Da tempo, anche mediante i nostri podcast, cerchiamo sempre di abbassare i toni su una serie di problematiche che ci attanagliano. Non significa che vogliamo il silenzio, al contrario.
Semmai auspichiamo, ci auguriamo, speriamo, vogliamo, pretendiamo il dialogo vero, sincero, anche duro, ma che porti, nel vero senso del termine, ad una mera soluzione di qualsiasi grattacapo che ci assilla, ormai, da tempo. Quindi ci auguriamo di ritrovare il dibattito ed il confronto delle idee. Lo sappiamo, siamo pedanti, come direbbe lo Zio Gerry, eppure è un dettaglio, questo, al quale ci teniamo tantissimo. Un dettaglio al quale facciamo riferimento dalla nostra nascita. Da quel giorno che ormai inizia ad essere un po’ lontano nel tempo: 1° dicembre del 2020.
Non solo. Questa nostra speranza, che nei fatti appartiene anche a voi, ci permette di conservare quella lucidità nell’andare ad analizzare determinate situazioni sulle quali non possiamo in alcun modo sorvolare. In fondo siamo un giornale, quasi d’intrattenimento, ma con la chiara missione dell’approfondimento, legato alla riflessione equilibrata su ogni tema affrontato nei vari articoli, mini-speciali, speciali, reportage e podcast.
Non che altri non l’abbiano o che non l’hanno mai dimostrata, ma in questi tempi molto complicati è sempre bene rimanere ben saldi nei commenti e nelle analisi. Soprattutto, lo stesso concetto di speranza non ci deve abbandonare specialmente nella settimana Santa, specialmente nel giorno di Pasqua e neanche dopo. Un po’ come dire: evitiamo di essere buoni solo nel periodo di Natale. Il nostro, più che un rimbrotto, è un invito a tutti quanti voi, nonostante ciò che ci circonda, di esser positivi, anche se sappiamo che è complicato.
Di tutt’altro tenore è la speranza che tutti gli amanti del calcio e non solo nutrono questa sera, per la finale dei playoff qualificazione ai prossimi mondiali di calcio, che si disputeranno a partire dal prossimo 11 giugno in Canada, Stati Uniti e Messico. L’atteso torneo, l’atteso mondiale, l’attesa Coppa del Mondo di Calcio è anche conosciuta come United 2026.
Ovviamente stiamo facendo riferimento a Bosnia – Italia, in cui tutti quanti auspichiamo che i ragazzi di Mister Gattuso possano spezzare la maledizione che dura dal 2018. Una maledizione iniziata, addirittura, dalla coppa del mondo di calcio del 2010, proseguita nel 2014, e raggiungendo il suo culmine proprio nell’edizione del 2018, in cui non ci qualificammo, per poi confermare il trend negativo anche quattro anni più tardi nel 2022.
L’edizioni del 2018, in Russia, e nel 2022, in Qatar, videro trionfare, rispettivamente, la Francia di Killiane Mbappè e l’Argentina di Lionel Messi. Entrambe le rappresentative nazionali vinsero, sempre rispettivamente, la seconda e la terza coppa del mondo della loro storia. Noi ci siamo fermati a quattro, di cui l’ultima conquistata proprio venti anni fa, in quella indimenticabile estate del 2006.
Proprio su questo evento, su questa celebrazione, vi possiamo tranquillamente dire che non staremo farmi. Non staremo con le mani in mano. Qualcosa faremo, ma non vi diciamo esattamente cosa. Per il momento dobbiamo solamente incrociare le dita e sperare che la nostra nazionale, questa sera, ritorni nel suo habitat naturale: la coppa del mondo di calcio, in modo da tornare a sognare…