Da oggi il secondo editoriale dell’anno 2026, sempre tra l’ultimo e il primo giorno di ogni mese
Speravamo che il terzo mese dell’anno, che inizia proprio questa domenica, potesse non essere portatore di altre tragedie o, si sperava, di un miglioramento, seppur lieve, di alcune situazioni che ci stanno tenendo con il fiato sospeso da moltissimo tempo; invece di scoprirlo entro i prossimi lunghi 31 giorni, lo abbiamo scoperto ieri, ancora una volta, in maniera tragica.
Nonostante tutto, con la promessa che vi terremo conto di quanto sta succedendo in Medioriente, riprendiamo la questa seconda parte del mini-speciale interamente dedicato alle origini di quello che un tempo, all’epoca romana, era considerato il primo mese dell’anno.
Un mese inaugurale del nuovo anno che coincideva con l’arrivo della primavera e che, oltretutto come abbiamo specificato non solo nella prima parte di ieri ma anche nel primo editoriale pubblicato tra la fine di gennaio e la fine di febbraio, che l’inizio del nuovo anno era naturalmente collegato all’inizio dei raccolti.
Per quello che sembra una sorta di rito sacro c’è un motivo ed è da ricercare nelle origini del nome del mese. Nell’essere ancora più specifici nell’etimologia che attribuisce il nome all’attuale mese dell’anno.
Un’etimologia che deriva dal latino e fa pienamente riferimento al Dio Marte, Martius proprio nell’idioma antico. Il motivo per cui si scelse di dedicare tale mese a tale divinità è da ricercare, più semplicemente, nella protezione che lo stesso Dio Romano garantiva ai raccolti e alla natura.
Purtroppo, però, il Dio Marte era anche considerato come la divinità della guerra, visto che con l’arrivo della primavera non solo le giornate si allungavano, come ancora oggi, e con le temperature un po’ più alte era più facile organizzarle. Non solo, ci sono altri motivi che portarono a questa scelta: Marte, per esempio, era anche il protettore della fertilità ed era anche il padre di Romolo, fondatore proprio della città di Roma.
Per quanto riguarda l’origine stessa della parola, la parola proviene dall’aggettivo Martius e fino alla riforma giuliana, fino all’anno 46 A.C, il mese di marzo era di fatto considerato come il primo mese dei nuovi cicli stagionali. Poi, come abbiamo ricordato più volte, in questi due mini appuntamenti, con l’aggiunta sia di gennaio e sia di febbraio, lo stesso marzo è diventato il mese numero 3.
E come ricordato più volte, sempre marzo segna il passaggio tra il periodo invernale e quello primaverile; una transizione che causa spesso instabilità determinando, così, l’appellativo e a sua volta il famoso proverbio di ‘mese pazzerello’.
Come tutti sappiamo, ormai, le giornate si allungano visibilmente anche per via dell’introduzione dell’oralegale, nell’ultima domenica di marzo, con le lancette dell’orologio che vengono spostate in avanti di un’ora. Il cambio d’orario entrò in uso nel 1916 tra i paesi dell’Unione Europea, allo scopo di aumentare le ore di luce naturale e limitare, conseguentemente, il consumo d’energia.
Fin dall’antichità era visto come l’inizio di qualsiasi attività, umana, in passato, era frequente cominciare una guerra in questo periodo, e della natura, dopo il lungo letargo dell’inverno; tutt’oggi dà avvio al calendario astronomico, inaugurato dall’equinozio di primavera. Questo fenomeno, che cade il 20 o 21 del mese, vede il sole allinearsi in maniera perpendicolare alla linea dell’equatore, facendo in modo che il giorno e la notte abbiano eguale durata. Lo stesso si verifica al 22 o 23 di settembre, ma in questo caso si parlerebbe di equinozio d’autunno.
Cos’altro dire? Beh, tal punto di vista storico ci sarebbe ancora tanto da ricordare, analizzare e precisare. Il punto che questo mini-speciale lo usiamo, scusateci l’utilizzo della semplice parola, come passaggio tra un mese e l’altro. Un modo per incastrare due editoriali in uno
Dunque, tornando alla nostra stretta attualità, in merito anche a quanto stavano affermando ieri ci sarebbe un dettaglio sul quale, proprio ieri, non eravamo riusciti a soffermarci nel modo più corretto. La questione è relativa tra la rubrica ‘Parole Schiette’ e il momento riflessivo che, nel tempo è diventato parte non integrante, ma fondamentale delle singole puntate della nostra trasmissione del lunedì Free Podcast Variety.
Seppur, inizialmente si parlava di mero appuntamento settimanale, ma una volta arrivato febbraio stiamo viaggiando a due puntate al mese, il cosiddetto momento riflessivo, con il passare del tempo, è diventato sempre più rilevante, sempre più importante, tale da non farci neanche pensare, minimamente, di escluderlo dalla scaletta del programma pubblicato su Youtube.
Il punto però è un altro e non tanto irrilevante quanto potrebbe sembrare in apparenza. Se ormai ci conoscete da un bel po’, le rubriche, per non dire gli appuntamenti sul quale puntiamo sempre, sono quelli musicali e cinematografici. Solo nell’ultimo periodo stiamo cercando di dare il giusto spazio alla letteratura e al mondo dei telefilm o quantomeno delle serie televisive.
Un po’ più ricorrenti solo le pubblicazioni relative alle rubriche dedicate agli Stati Uniti d’America, trasformatasi in ‘Usa Stories’, e lo spazio dedicato agli anni ’80 con Forever 80s. Dunque, quale sarebbe il punto che non ci torna? Quello proprio sull’attualità, quello relativo a quelle rubriche che trattano di temi scottanti, argomenti che non sempre fanno capolino nelle nostre pubblicazioni.
D’altronde FreeTopix Magazine, fin dal principio, era nato espressamente con lo scopo di parlare, non tanto e in maniera apparente di temi positivi, semmai di fruire delle varie ed epocali opere cinematografiche, opere musicali e letterarie per cercare di ampliare non il messaggio insito; semmai i messaggi derivati, affinché si possa sviluppare al meglio il confronto tra le varie prospettive di ognuno di noi sul questo o quell’argomento in particolare.
In effetti, potremmo anche citare il famoso verso di una canzone di Fiorella Mannoia o, perché no, rimanere nell’alveo della cultura pop con le parole del maestro Yoda che ci vuole equilibrio nella forza. Un equilibrio, nella realtà di tutti i giorni, quella nuda e cruda, che si è rotto da ben venticinque anni.
Non conosciamo la soluzione definitiva affinché si possano tornare con toni meno accessi e più concilianti , ma sappiamo che radicalizzare le posizioni non è mai il miglior modo possibile per risolvere i problemi. Lo sappiamo, ci stiamo ripetendo e non poco, soprattutto perché fra un po’ ci sarà un appuntamento molto importante di cui lo stesso giornale, in via del tutto indiretto, se ne occuperà con un ulteriore mini-speciale e non solo.
VI AVVISIAMO CHE ALCUNI SPECIALI PREVISTI LA PROSSIMA SETTIMANA SARANNO RINVIATI PER DARE SPAZIO ALLA SITUAZIONE INTERNAZIONALE.