Editoriale Mensile numero 3 per FreeTopix Magazine, sempre all’insegna della speranza
Seconda parte del nostro editoriale mensile per inaugurare quello che è il quarto mese dell’anno, quello di aprile; il quale, come i suoi predecessori presenta origini ed etimologia molto, ma molto particolari. Se con marzo si dà il via alla stagione primaverile, accompagnata sempre dai classici colpi di coda dell’inverno; con aprile, la primavera stessa entra un po’ di più nel vivo, con le temperature che diventano sempre più gradevoli. Senza dimenticare le giornate che, nel frattempo, si sono anche allungate. Un quarto mese dell’anno in cui, riprendendo un po’ di discorso di ieri, ma questa volta senza soffermarsi ulteriormente, la speranza deve essere sempre rinnovata e non solo per l’avvento della Pasqua.
Non entrando in merito alle origini prettamente religiose delle festività alle quali stiamo andando incontro, rimaniamo con l’attenzione ben salda sull’introduzione del mese appena entrato nelle nostre vite. Tra origini ed etimologia, come già specificato in precedenza.
Soprattutto, rispetto a gennaio, a febbraio e appunto allo stesso marzo, aprile, è il primo mese dell’anno composto da 30 giorni. Nell’antico calendario romano, prima della riforma voluta del secondo Re di Roma, Numa Pompilio, l’attuale mese era il secondo dei dieci mesi dell’anno, raccogliendo tre importanti festività: quella conosciuta con il temine di ‘Veneralia’, legata al culto della dea dell’amore e della fertilità femminile; quella conosciuta con la parola latina Cerealia, in onore di Cerere dea della fertilità della terra e della coltivazione dei campi; fino ad arrivare all’ultima delle tre festività conosciuta come Floralia, dedicata a Flora, divinità italica delle piante utili all’alimentazione, identificata in seguito, persino, come dea della stagione primaverile’.
Fin dall’antichità, dunque, anche aprile, come il mese precedente, era visto come il mese della rinascita della natura dopo il lungo letargo invernale, in cui la terra presenta le prime preziose fioriture, offrendosi nel contempo nelle condizioni migliori per essere arata e seminata. Non a caso, leggenda vuole che in questo periodo Romolo tracciasse con l’aratro i confini della cosiddetta Città Eterna che prenderà da lui il nome.
Rispetto al mese precedente, il clima si presenta tradizionalmente più mite, con giornate più lunghe ed esposte alla luce solare, ma con un’elevata piovosità. Come suggerisce l’antico proverbio che recita così: ‘Quando tuona d’Aprile buon segno per il barile’. Un proverbio proveniente dalla civiltà contadina, in cui veniva raccontato, in via indiretta, di un aprile abbastanza piovoso, mediante il quale si otteneva un abbondante un abbondante raccolto.
Un passaggio, questo tra marzo ed aprile, tra il periodo invernale e quello primaverile, che comprendeva anche la volta celeste, migliorando la distesa di stelle luminose tipiche del cielo invernale, a un panorama stellato meno luminoso e orfano della scia della Via Lattea. In questa fase la stella Sirio, protagonista del periodo invernale, lascia gradualmente il posto a Vega, l’astro più luminoso del cielo estivo.
Ulteriormente il mese l’inizio del mese del quarto mese dell’anno coincide persino con un giorno particolare, di cui alle volte non ci accorgiamo neanche arriva quando ci hanno giocato un bellissimo scherzo e noi, volendo o non volendo, ci caschiamo. Stiamo facendo riferimento al famigerato ‘Pesce d’Aprile’.
Ecco, da dove deriva quest’altra espressione? E soprattutto come si è tramutato nel tempo in un giorno abbastanza tradizionale? Tra i singoli aneddoti storici, nella loro essenza, non ci riportano, in modo definitivo o comunque ufficiale, un momento preciso secondo cui questa bizzarra tradizione ha fatto presa non solo tra il popolo. Infatti, leggenda vuole che un non specificato Papa sarebbe stato salvato dal Patriarca di Aquileia, tra il 1334 ed il 1350, ovvero Bertrando di San Genesio.
Quest’ultimo, diventato Beato dopo la sua morte, molto probabilmente per qualche miracolo compiuto, qualcosa di altrettanto miracoloso lo avrebbe fatto proprio nei confronti di questo sconosciuto Papa: sempre in merito la leggenda alla quale stavamo facendo riferimento prima, Bertrando San Genesio avrebbe salvato la vita ad un pontefice mentre, quest’ultimo, stava soffocando a causa di una spina di pesce.
Per gratitudine, lo stesso pontefice, decretò, ad Aquileia, che proprio il giorno 1° aprile non si mangiasse pesce. Un’altra leggenda, questa però un po’ più vicina alla realtà, collocherebbe la nascita di questa tradizione intorno al sedicesimo secolo, ma non più nella nostra penisola ma addirittura in Francia.
Nei precedenti editoriali, allo scopo di introdurvi i primi due mesi dell’anno, avevamo specificato che Capodanno cadeva, non come nella nostra epoca, ma bensì tra il 25 marzo e proprio il 1° di aprile. Questo, prima dell’adozione del calendario gregoriano. Una volta giunto l’arrivo del nuovo calendario la tradizione dello scambio dei doni, che veniva celebrata in precedenza, era diventata ormai obsoleta.
Eppure, qualcuno si divertiva a consegnare pacchi di regalo vuoti, proprio a sottolineare, rispetto a prima, la perdita di rilevanza della festa stessa, anticipata, come sappiamo tutti, al 1° gennaio di ogni anno. Ma questa è solo una delle tante versioni che sono state riportate nel corso della storia. Una storia che purtroppo si sta rinnovando in maniera negativa è quella della Nostra Nazionale di calcio la quale, ieri, per la terza volta di fila non prende parte ad un mondiale di calcio. I temi, i dettagli di questa disfatta, comunque ampiamente già annunciata, sono ormai ben noti. Inutile, ora come ora, anche semmai ci fossero, attribuire colpa al Ct Gattuso, a qualche giocatore e all’arbitro, molto discutibile la sua direzione di gara.
Le colpe e le responsabilità sono tutte riconducibili alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e, dunque, non tanto in riferimenti ai suoi vertici, semmai al vertice rappresentato da Gabriele Gravina. Di certo, mai come adesso, si attendono una raffica di dimissioni. Ma non è solo quello: ciò che ci attendiamo tutti sono le soluzioni che verranno messe sul campo, in genere si dice sul piatto, ma rimaniamo nell’ambito sportivo calcistico.
Ora, per noi, i prossimi mondiali ci saranno nel 2030, semmai ci qualificassimo e soprattutto ci arriveremo sempre nelle stesse condizioni? Ovvero tutto da rifondare? Si spera di no. Si spera, già per i prossimi Campionati Europei di calcio, del 2028, sia stata messa in atto almeno un quarto della rifondazione che si chiede da tempo. E anche su questo, nonostante tutta la delusione, non bisogna mai e poi mai perdere la speranza.