Un reportage in cui ripercorriamo le tappe più importanti della carriera di Chuck Norris

La sapete la storia del cobra reale? Quella secondo cui, dopo tante sofferenze, era morto dopo aver morso Chuck Norris? Ma certo che la conoscete. Come vi ricordate benissimo anche quella secondo cui lo stesso artista marziale quando parlava a vanvera, vanvera rispondeva. Nel primo caso si tratta di una famosa battuta del film d’azione ‘I Mercenari 2’ e nel secondo caso, invece, riguarda uno dei tanti ‘meme’ in cui l’attore protagonista della leggendaria serie televisiva Walker Texas Ranger era diventato, appunto, fonte di ispirazione da parte di molti umoristi internettiani nel corso di questi lunghi decenni, diciamo così.

Eppure, dal 19 marzo scorso, esattamente anche il giorno seguente, colui che è stato sempre considerato meramente invincibile e immortale ci ha lasciato improvvisamente. La notizia, di giovedì scorso, secondo cui il leggendario attore di tante pellicole d’azione era stato ricoverato per un malore in ospedale, mentre si trovava in vacanza alle Hawaii, tra gli stessi fans non aveva suscitato forti preoccupazioni.

Tutti quanti, indistintamente, abbiamo pensato ad una sola cosa: Chuck Norris in ospedale? Non sarà nulla di che: lui è invincibile. D’altronde, a non alimentare il timore di quello che poi è accaduto nelle ore successive, era stato indirettamente anche lo stesso Norris, mostrandosi sui social, fino ad una settimana prima tutto intento ad allenarsi; a tenersi in forma fino all’ultimo.

Oltre a questo dettaglio non proprio insignificante, il mitico Chuck Norris, il giorno 10 marzo scorso, giorno del suo 86esimo compleanno rilasciò, sempre sui social ed esattamente nel suo account Instagram, questo video messaggio: io non invecchio, mi elevo.

Una frase ad effetto, non c’è che dire; anche se, con il senno di poi, ci fa riflettere su come quelle parole, esternate con tanta sicurezza, siano diventate, in un certo senso, troppo profetiche. Soprattutto nell’ultima parte di quanto aveva espresso e che rappresenta, purtroppo, la dura realtà diventata tale con questo post pubblicato la scorsa settimana sempre nel suo account appena indicato.

“E’ con profondo dolore che la nostra famiglia annuncia l’improvvisa scomparsa del nostro amato Chuck Norris, avvenuta ieri mattina. Pur desiderando mantenere riservate le circostanze, vi preghiamo di sapere che era circondato dalla sua famiglia e che ora riposa in pace.

Per il mondo era un artista marziale, un attore e simbolo di forza. Per noi, era un marito devoto, un padre e nonno amorevole, un fratello straordinario e il cuore della nostra famiglia.

Ha vissuto la vita con fede, determinazione ed impegno incrollabile verso le persone che amava. Attraverso il suo lavoro, la sua disciplina e la sua intelligenza, ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo ed ha lasciato un segno indelebile nella vita di moltissime persone.

Sebben i nostri cuori siano spezzati, siamo profondamente grati per la vita che ha vissuto e per gli indimenticabili momenti che abbiamo avuto la fortuna di condividere con lui. L’amore e il sostegno che ha ricevuto dai fan di tutto il mondo significavano moltissimo per lui, e la nostra famiglia ne è profondamente riconoscente. Per lui, non eravate solo fan, eravate suoi amici.

Sappiamo che molti di voi avevano sentito parlare del suo recente ricovero in ospedale e siamo profondamente grati per le preghiere e il sostegno che gli avete dimostrato. In questo momento di dolore, vi chiediamo gentilmente di rispettare la nostra privacy. Grazie per averlo amato insieme a noi. con affetto, la famiglia Norris”.

E noi, in questo lunghissimo reportage interamente dedicato alla sua figura, alla sua storia, alla sua carriera e soprattutto un lunghissimo appuntamento che, da parte nostra, rappresenta un affettuoso omaggio non solo al mito e alla leggenda che è stato, ma all’uomo che in silenzio, senza tanti clamori, è riuscito veramente ad essere un punto di riferimento per tutti quanti noi.

Un punto di riferimento di un certo tipo di cinema d’azione, un punto di riferimento del piccolo schermo, un punto di riferimento per i cosiddetti umoristi internettiani ma, cosa ancor più importante, da non dimenticare mai per nessuna ragione al mondo, essendo un dettaglio che quando si parla di lui, passa stranamente in second’ordine nonostante la sua immagine di invincibilità e di immortalità parte proprio dal fatto di esser stato, in vita, e, soprattutto, in una vita precedente a quella del cinema, della tv o delle luci della ribalta, uno sportivo.

Precisamente un campione di Karate per ben sette volte, ritirandosi imbattuto. Già da questo apparente piccolo dettaglio c’è tutta l’essenza della sua leggenda e della sua immagine di forza e di invincibilità. Eppure, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, alle arti marziali, al mondo dei combattimenti e degli incontri sportivi lo stesso Carlos Ray Norris non ci aveva mai e poi mai pensato fino a quando non fece una particolare esperienza nella sua vita. Ma come diciamo sempre: fermiamoci un momento e andiamo con ordine nel raccontare la sua incredibile storia tra mito e leggenda pura.

E la leggenda ha inizio il 10 marzo del 1940 a Ryan, nella Contea di Jefferson nello Stato dell’Oklahoma da parte di Ray Norris, un camionista e meccanico purtroppo con problemi di alcolismo e da Wilma Scarberry. In parte i nonni materni e paterni avevano precise origini cherokee, quindi nativi americani, e, a sua volta, anche origini irlandesi. Il piccolo Chuck non nacque figlio unico, ma ebbe in vita anche due fratelli. Il primo, Wieland Norris, era nato nel 1943 ma sfortunatamente morì nel 1970 nella maledetta guerra del Vietnam.

Il secondo, invece, è il ben più noto produttore Aaron Norris nato il 23 novembre del 1951. Le cronache dell’epoca riportano che anche quest’ultimo si arruolò per andare a combattere in Vietnam e fortunatamente sopravvisse.

Il vero nome di Chuck, in realtà, non è proprio questo, semmai all’anagrafe venne registrato con un meno vistoso Carlor Ray e da giovane, la futura leggenda delle arti marziali, così come racconterà direttamente lui in seguito, non fu particolarmente felice. Anzi, addirittura, secondo le cronache dell’epoca non si sentiva neanche sicuro di sé. Nel 1965, anno in cui scoppiò la guerra di Corea, i genitori di Carlos Ray divorziarono e a scuola i bulli gli davano i tormenti…

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