Fra pochi giorni saranno 70 anni da quel leggendario rifiuto nell’autobus che cambiò radicalmente la storia degli Stati Uniti d’America

Forse qualcosa, in questa piccola premessa o anteprima, come meglio preferite, lo abbiamo dimenticato, ma di sicuro lo recupereremo durante lo sviluppo di quello che qualche anno fa era solo un semplice mini-speciale.

Da oggi, invece, diventa un mero reportage affinché possiamo tener presente queste due date, di cui l’ultima, nonostante si tratti del mese di ottobre, risulta essere, seppur in parte, la fine del racconto, malinconico e logico.

Eppure, negli anni precedenti, quando non avevamo ancora ideato il sistema degli speciali spalmati durante la settimana, nel cercare di celebrare al meglio questo anniversario, aprivamo sempre in questa maniera interrogativa: il numero 2857 vi dice qualcosa? Pochissimo, anzi quasi nulla e non avete tutti i torti, cari lettori. Molto spesso quando si riportano degli eventi storici, i fatti vengono raccontati, involontariamente, sempre in maniera generale, trascurando, così e in maniera del tutto involontaria, quelli che potrebbero venir considerati i piccoli dettagli; anche se sono proprio loro a fare la differenza.

Solo qualche tempo più tardi, quando il fatto o l’evento è troppo lontano nel tempo e si rischia di perderne la memoria, si cerca di approfondire quegli stessi dettagli, trovandone altri ancor più integrativi su quanto è accaduto; specie quando si mostra l’intenzione di scoprire qualcosa di più riguardo a quello che sembrava, solo ed essenzialmente, un anonimo caso di cronaca che, in pochissime ore, divenne una vera e propria bomba mediatica. Si, più o meno era così che aprivamo l’allora unica pubblicazione, appunto, celebrativa dell’anniversario oggetto della nostra analisi.

Il numero indicato all’inizio, come in questa occasione era, ed è ancora, legato in modo inequivocabile ad una data, allo stesso tempo storica, e ad un mezzo di trasporto. Forse, adesso, cari lettori, questo ampio preambolo inizia, finalmente, a dirvi qualcosa?

Forse, adesso vi giunge alla mente una sconosciuta donnina, minuta, che in quella sera divenne, chissà a quanto suo malgrado, la vera paladina dei diritti civili, il cui nome riecheggia ancora ai giorni nostri: Rosa Parks.

Rosa Parks era una giovane donna, sui quarantadue anni, la cui occupazione, in quel periodo della sua vita, era, come già indicato in precedenza, quello di lavorare in una sartoria. Quella sera del 1° dicembre del 1955, uscendo tardi dal lavoro, molto probabilmente, l’unica cosa a cui pensava, di sicuro, era quella di rientrare a casa e di riposarsi, dopo un’estenuante giornata lavorativa. A quanto pare, secondo le cronache dell’epoca, la giovane donna, per tornare a casa, era costretta, ogni volta, ad usufruire dell’autobus.

Eppure, sempre la giovane donna, non aveva la libertà di sedersi dove voleva sul mezzo di trasporto e non solo quello in particolare; purtroppo quella mancanza di libertà non era dovuta perché a quell’ora i posti fossero già tutti occupati, no. Nella sua zona, nella sua città, nel suo Stato e nella sua Nazione di appartenenza, seppur non nella sua interezza, vigeva un sistema giuridico, un insieme di leggi, le quali limitavano, ampiamente, alcune libertà: proprio come quella di sedersi ai primi posti dell’autobus indicato all’inizio della prima parte.

La sua unica colpa? Quella di essere erede di coloro che giunsero nei futuri Stati Uniti d’America come schiavi, una volta importati dall’Africa. La sua unica colpa era quella di essere nera. In quell’autobus numero 2857, come in altri luoghi pubblici del profondo sud degli Stati Uniti d’America, vigeva la legge del cosiddetto ‘equal but separate’, separati ma eguali, meglio intesa come segregazione razziale. Le leggi Jim Crow, per essere ancor più precisi.

Prima di entrare sempre di più nel merito della vicenda e della storia della leggendaria Rosa Parks, soffermiamoci su quest’ultimo nome, attraverso il quale vengono riconosciute, indistintamente e inequivocabilmente, un insieme di leggi che vietavano, a priori, l’accesso ai luoghi pubblici alla comunità afroamericana; per la stessa gente vennero organizzati gli stessi edifici e mezzi ma con scarsa qualità. Ma esattamente, il nome di Jim Crow, da dove proveniva?

Quest’ultimo non nient’altro che un personaggio di mera fantasia, protagonista di una canzone di molti anni addietro. L’autore del brano lo immaginò come un nero sciancato che lavorava in una scuderia, diventando simbolo della discriminazione e degli stereotipi; infatti, il malcapitato personaggio di questo brano realizzato tra la fine del 1800 ed il 1900, trovava sempre ostacoli qualunque parte volesse recarsi.

Ciò derivava dal semplice fatto che lo stesso Jim Crow, una volta liberato dalla sua condizione, nonostante fosse finalmente libero incappava sempre in qualche divieto a causa del colore della sua pelle. Una persona che per molto tempo, per non dire ancora oggi, rappresenta un fantasma per la comunità afroamericana.

Nonostante tutto, però, dobbiamo interrompere questa storia, da raccontare con molta attenzione e con estremo ordine in questo lungo reportage, per dirvi che cercheremo di essere precisi, con la speranza di non saltare nessun dettaglio, concentrando la nostra attenzione su quelli ovviamente rilevanti, affinché il fatto riportato nella sua interezza, questa rievocazione storica di quello che sembrava solo ed esclusivamente un mero fatto di cronaca sia analizzato nel miglior modo possibile, con lo scopo di essere presente sempre nella memoria di tutti quanti noi.

Dunque, dopo esserci fermati a Jim Crow è bene, adesso, immergerci sempre di più nell’atmosfera di quei tempi partendo con una domanda che non ammette repliche: quando entrarono in vigore queste leggi? E soprattutto chi fu il principale autore? Lo diciamo fin da subito: la risposta spiazzerà molti di voi. Considerando che fu il Presidente Abramo Lincoln ad abrogare la schiavitù in tutta la nazione ciò non bastò.

Non solo, come conseguenza negativa, si ebbe una guerra civile, avvenuta tra il 1861 ed il 1865 e undici anni più tardi, in risposta a quella sonora sconfitta che gli Stati del profondo Sud subirono contro quelli del Nord istituirono proprio le leggi Jim Crow volute non tanto da quelli del partito repubblicano, quanto quelli del partito democratico. Si, avete letto bene, cari lettori.

Tali leggi entrarono in vigore nel 1876, dieci anni alla nascita ufficiale degli Stati Uniti d’America, avvenuta il 4 luglio di quello stesso anno, per durare fino al 1965. Quasi cento lunghi anni.

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