Fra pochi giorni saranno 70 anni da quel leggendario rifiuto nell’autobus che cambiò radicalmente la storia degli Stati Uniti d’America
Al solo contemplare questa tipica storia americana ci sovviene alla mente non una ma ben due canzoni che rievocano quel periodo. Un periodo e se vogliamo anche un’epoca composta da sofferenza, proteste, discorsi leggendari e da eroi, persone comuni in sostanza ed alla base, entrati nel mito e non solo perché hanno lasciato una traccia; non solo perché hanno tracciato una scia ben luminosa da seguire.
Uomini e donne, donne e uomini che da un lato non solo non hanno più voltato la faccia dall’altra parte, mentre dall’altro hanno atteso il momento giusto per mostrare al mondo la loro voglia di reagire a tanta ingiustizia.
Dunque, dicevamo non una ma bensì due brani che hanno scritto la storia della black music a stelle strisce. No, niente disco music; solo blues, gospel e soul. Ah già, abbiamo dimenticato anche il cuore. Sì, perché ci vuole un bel po’ di muscolo cardiaco per intonare pezzi come ‘We Shall Overcome’, la cui ultima versione è anche quella di Bruce Springsteen, per poi arrivare alla leggendaria ‘A Change Is Gonna Come’ di Sam Cooke.
Due modi diversi di intendere la canzone di protesta, due modi di intendere e di accompagnare quegli anni che, non per chi non era ancora nato, sono stati a dir poco leggendari. Anni che hanno segnato la storia non solo di una nazione ma anche dell’intera umanità. I personaggi, gli eroi, sono molti e in questi lunghi cinque anni non abbiamo mai e poi mai tergiversato nel ricordarli, nel celebrarli. Forse è vero: qualcuno lo abbiamo saltato, per non dire dimenticato.
Eppure, a FreeTopix Magazine la celebrazione e appunto il ricordo rivolto alle nuove generazioni di questa storia non potrà mai mancare. Non potrà mai venir meno, da parte nostra, la voglia di riportarvela proprio come merita: come una leggenda, partendo da un presupposto ben preciso: come raccontare l’evoluzione di una nazione.
Ci stavamo pensando da un bel po’, visto l’anniversario all’orizzonte. Quell’anniversario targato 1° dicembre di molti decenni addietro. Ecco, si potrebbe considerare, tra le tante date della storia di questo paese, quella spartiacque e dalla quale la si potrebbe contemplare anche mero punto di inizio della vera evoluzione della società americana? Si, proprio così: stiamo parlando della rubrica ‘Usa’, di questo spazio non tanto bistrattato da noi, quanto dagli americani stessi. O quantomeno così sembra. In fondo, da parte nostra, si tratta solo ed esclusivamente un’impressione che, con il tempo, si rivelerà del tutto errata.
Eppure, la voglia di tornare a raccontare questa storia legata a questo giorno particolare, ogni anno, non viene mai e poi mai meno. Sarà per il risultato che poi venne conseguito in seguito, sarà perché il tutto partì nel periodo natalizio, sarà per il semplice fatto che fu la prima vera reazione ad un sistema, al di là di come la si poteva pensare, cozzava, in tutto e per tutto, proprio con la mentalità americana per antonomasia o per quella che ha forgiato, in tutto il Novecento terminato da ben lunghi 25 anni, il sogno americano.
Espressione che ha accumunato tutto coloro che hanno costruito quella nazione, che ha accumunato tutti coloro che hanno lasciato i paesi di origine per realizzare sé stessi, per trovare una vita migliore. Un sogno americano che, fino ad un dato periodo storico, era esclusivo per una sola comunità di persone. Nell’osservare la società americana, di oggi, sembra che la situazione si sia addirittura capovolta o quantomeno alcune elezioni storiche stanno lasciando intendere ciò.
Ma non andiamo oltre, evitando di entrare in un campo minato. Meglio immergersi dalla storia, dalle sue pieghe, positive o negative che siano, lasciando a voi, cari lettori, il senso critico e il senso della riflessione che possedete con molta naturalezza e parsimonia.
Proprio per questo motivo, nel realizzare e preparare il primo vero reportage che ci porta ad inaugurare, seppur con qualche giorno di anticipo, lo ‘Special Month’, permettendoci di proseguire anche con la nuova edizione, targata 2025, dello ‘Special Christmas’, aperta ufficialmente una settimana fa, ci siamo trovati, di già, di fronte ad un bivio particolare. Un dilemma, un dubbio, fortunatamente sciolto, che ci ha imposto, in maniera quasi spontanea, un quesito ispirato proprio dalla riflessione in fase di apertura: come tornare a raccontare una nazione dopo gli ultimi accadimenti di questi lunghi mesi, mediante la rubrica ad essa dedicata? ‘Usa’, per l’appunto.
‘Bella domanda’, ci siamo detti. La risposta, per nostra fortuna, non solo è stata facile nel trovarla, ma c’è stata anche fornita su un piatto d’argento grazie proprio all’anniversario particolare che cade proprio nel primo giorno del mese di dicembre, come già indicato in precedenza. Ad essere onesti, quest’anno gli anniversari sarebbero due. Il primo, comunque, è quello legato alla giornata quale ci stiamo avvicinando con questo reportage ed il secondo, già trascorso, è relativo al 24 ottobre. Forse è stato un bene che non lo abbiamo celebrato nell’immediato.
Per ovvie ragioni, legate non tanto a superficiali questioni di opportunità, semmai nel tentativo di celebrare al meglio ciò che realmente accade in quel giorno particolare di molti decenni orsono. D’altronde, non è la prima volta che affrontiamo tale tematica, non è la prima volta che, proprio in questo periodo dell’anno, non perdiamo mai occasione di riportare indietro le lancette del tempo, con un discorso completamente avulso dalla retorica, per richiamare alla memoria questo semplice fatto storico, diventato in un evento epocale.
Si, perché ciò che stiamo per iniziare a ricordarvi e a raccontarvi non è solo un evento, non è solo un fatto o solamente una cronaca, fredda e distaccata, che si tramutò in qualcosa di prettamente storico; non è solo il ricordo di un rifiuto o il gesto contrario ad una norma o legge vigente in un determinato periodo storico e in una determinata nazione. Semmai, in una determinata area di quello stesso territorio nazionale. No, è qualcosa di più. Non è neanche solo la storia di anonima piccola signora di soli 42 anni che, per guadagnare da vivere, svolgeva il lavoro di sarta. No, come detto è qualcosa di più: è, nella mera essenza, tutto ciò che abbiamo menzionato fino adesso…