Fra pochi giorni saranno 70 anni da quel leggendario rifiuto nell’autobus che cambiò radicalmente la storia degli Stati Uniti d’America
Di certo riportare tutto quello che è accaduto negli 89 anni precedenti servirebbe un altro reportage e non è possibile. Possiamo solamente affermare che nel tempo qualcosa iniziava a muoversi ed anche in modo concreto, ma nel frattempo ritorniamo in quell’autobus.
Eravamo rimasti nel momento esatto in cui, all’interno del pullman, ci si poteva sedere, certo, ma solo in fondo; ed erano posti solamente per i neri. Davanti era tutto riservato ai bianchi, mentre in mezzo? In mezzo c’era la possibilità di posti misti, ma semmai saliva a bordo un bianco, lo sventurato afroamericano si sarebbe dovuto alzare per la ‘cosiddetta’ precedenza.
Quella sera successe proprio questo. Dopo il lavoro, dopo una giornata infinita, la giovane Rosa Parks, una volta che si era seduta da un bel po’ nei posti di mezzo, visto che quelli in fondo erano tutti occupati, vide avvicinarsi a lei un bianco, ovvero l’autista del pullman di nome James F. Blake.
Quest’ultimo era anche un veterano dell’esercito e quando intimò la donna afroamericana si sentì dire semplicemente ‘no’. A quella richiesta, la donna non voleva alzarsi, per non dire di non voler rispettare un ordine, da parte del conducente il quale, però, non era a conoscenza del fatto che quella donna non era una persona qualunque. Ma come sempre andiamo con ordine.
E’ vero, siamo passando da una parte all’altra, ma non vi preoccupate, cari lettori, ogni dettaglio, alla fine sarà incastrato nel modo giusto e nel momento giusto. La Signorina Parks, dunque, nacque il 4 Febbraio del 1913 a Tugskee, un capoluogo nella contea di Macon, nello stato dell’Alabama, il profondo Sud degli Stati Uniti d’America. A darle i Natali fu una famiglia di umili origini in cui il padre svolgeva il lavoro di falegname e sua madre, invece, come insegnante di scuola elementare. James Henry McCauley e Leona Carlie Edwards, questi i nomi dei suoi genitori, si sposarono solamente l’anno prima della sua nascita, il 12 aprile del lontano 1912.
Dunque, Rosa Parks venne al mondo quasi un anno dopo al matrimonio dei suoi genitori e, oltre alle umili origini, crebbe in una famiglia dove l’educazione metodista la faceva da padrona. Soprattutto dovette apprendere, per sua stessa sventura, il tipo di ambiente che la circondava. Non era una realtà da sogno americano.
Infatti, la sua stessa comunità era sempre, continuamente e semplicemente, limitata nella sua esistenza. Esistenza intesa come possibilità di far valere i propri diritti, anche quelli più semplici e basilari; diritti costantemente ed irrimediabilmente negati. Si rese fin da subito conto quale fosse la situazione intorno a lei a tal punto da diventare un’attivista per i diritti civili. Nonché un caso che su tutti i siti internet a lei dedicati viene identificata proprio con tale ruolo. Non solo, da quell’1° dicembre del 1955 la stessa Rosa Parks venne riconosciuta universalmente come la madre del movimento dei diritti civili.
Altro particolare, sul quale sarebbe bene soffermarsi, è il suo cognome. Di sicuro, fino adesso avete anche notato la differenza tra quello più famoso e quello, McCauley per l’appunto, sul quale ci ritorneremo molto presto nel corso di questo reportage senza perdere il contatto, diciamo così, quella sera datata 1° dicembre 1955 e quindi a quel suo grande storico rifiuto, tutti quanti noi abbiamo immaginato, nel nostro piccolo, quella scena, in un modo o nell’altro.
Ma chissà quante volte lei stessa aveva immaginato di reagire in quella maniera. Forse, in alcune volte, aveva persino fantasticato di farlo anche con più veemenza, usando toni forti, provocati dall’esasperazione. Non quella volta, però. Era calma, determinata e inflessibile.
Era ben consapevole di venir arrestata, consapevole di venir persino processata e che forse avrebbe atteso l’udienza direttamente in carcere. Invece no. Nonostante tutto decise di andare avanti per la su strada perché anni dopo dirà: Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente, non più di quanto lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire.
E’ vero, queste sue parole sembrano essere scontate, appaiono molto diplomatiche ma al tempo stesso anche molto dirette. Eleganti, che non alimentano nessun’altra polemica. Parole che sapevano essere anche non accusatorie.
Parole che descrivono una reazione del tutto inattesa e che è sempre bene, oltre che ricordare, chiarire ciò che veramente rappresenta nella sua essenza, ovvero un prima ed un dopo. Si, perché dopo a quella sera del 1° dicembre del 1955 nulla fu come prima negli Stati Uniti d’America e chissà se, durante quegli attimi dell’arresto la stessa Rosa Parks venne presa da un attacco di pentimento. Non lo sapremo mai.
Sta di fatto, però, che prima di quella sera di dicembre di lunghi settanta anni addietro si verificarono già ulteriori tentativi di ribellione da parte dei membri della comunità afroamericana. Non bisogna dimenticare che, nonostante tutto, l’anno precedente, in tema di diritti civili coloro che appoggiavano e difendevano la segregazione ricevettero un primo schiaffo in faccia e non solo metaforicamente parlando. Con la sentenza Board of Education vs Brown, della Corte Suprema, sancì, finalmente, che le scuole pubbliche e private erano aperti a tutti, compresa, dunque, la comunità afroamericana.
Ma ciò che accadde in quel 1954 era solamente un piccolo tassello di quella che potrebbe essere considerata come una vera e propria rivoluzione copernicana della storia degli Stati Uniti d’America. ciò, comunque, non evitava ancora agli afroamericani di venir sistematicamente aggrediti o peggio ancora uccisi, dando vita a casi di cronaca, più o meno famosi, in cui gli aguzzini o comunque i colpevoli riuscivano a farla franca.
Fortunatamente in due casi trattati in alcuni nostri speciali precedenti, i responsabili non solo furono arrestati ma persino condannati. Casi di cronaca, andando in ordine temporale inverso: la sparizione ed assassinio di tre attivisti dei diritti civili che ispirò il famoso film con Gene Hackman e Willem Dafoe, Mississippi Burning – Le radici dell’odio; il brutale omicidio di Medgar Evers, la notte dell’11 giugno del 1963 e il tragico e brutale omicidio, da parte di due bianchi, dell’undicenne, nella Contea di Money, nello Stato del Mississippi, Emmet Till, rinvenuto cadavere il 28 agosto del 1955 con il volto tumefatto…