Il 27 novembre del 1985 usciva nei cinema il quarto e leggendario della saga del pugile di Philadelphia
È vero, come in qualsiasi reportage che si rispetti ci saremmo dovuti soffermare anche su un altro aspetto che riguarda la pellicola uscita esattamente quaranta anni fa. Ovvero, quello rappresentato dalla formazione del cast e, soprattutto, come nacque l’idea di realizzare un ‘Rocky’ totalmente diverso rispetto a quanto si era visto fino a quel momento.
Senza dimenticare la presenza del padrino del soul, James Brown, in cui si esibisce prima della tragedia. Tutti piccoli dettagli che, a nostro avviso, apparirebbero ripetitivi, visto che in questi quattro lunghi decenni si è detto tutto e il contrario di tutto sul film. compreso alcuni aneddoti che sembrano quasi delle vere leggende.
Come quella in cui Stallone avrebbe chiesto a Lundgren, l’Ivan Drago del film, di spingersi un po’ troppo oltre con la forza, per rendere il tutto più vero, più autentico. In effetti, anche il ricovero in ospedale, di alcuni giorni fortunatamente, dello stesso Stallone, era altrettanto autentico. Ma l’attore svedese, Dolph Lundgren ebbe addirittura problemi con Carle Weathers nell’andarci troppo pesante. Diciamo che l’attore svedese, in qualche modo, era entrato troppo nella parte.
Al di là della nostra ironia, quel film cambiò le carte in tavola di un progetto che si rinnovava, quasi, ogni tre anni. Infatti, fra i primi quattro capitoli c’è uno stacco lungo un triennio; ma tra il quarto e il quinto si parla già di quinquennio; segnale che anche per il pugile di Philadelphia, per un paradosso, si era raggiunto quel limite, per non dire che si era superata quella soglia anche oltre alla quale non si poteva andare.
È emblematico il capitolo 5 del 1990 il quale, per una serie di ragioni, non chiuse la saga come lo stesso Stallone si era prefigurato. Dovette attendere sedici anni più tardi, ma questa è un’altra storia di cinema.
Rimanendo, però, nell’ambito dei limiti: Sylvester Stallone in questo quarto capitolo ha voluto sottolineare lo scontro tra i due modi di essere dell’epoca, capovolgendolo nei momenti salienti, in parallelo, dei due rispettivi allenamenti: Ivan Drago, come già ricordato, in modo totalmente futuristico, tradendo di parecchio l’immagine del suo paese, e la preparazione rudimentale di Rocky tradendo, anche lui per un paradosso, l’immagine del suo stesso paese.
Sottigliezze, direte voi. Forse sì o forse no. Eppure, nell’economia di una trama e soprattutto di questa trama hanno fatto molto la differenza, garantendogli un successo travolgente al botteghino, i cui ancora oggi si parla. A questo punto, dovremmo soffermarci anche sulle cifre tra i film di tutti gli episodi e invece non lo faremo adesso. Ci sarà modo ed occasione per analizzare i numeri di un successo che supera, al di là di tutto, le vere barriere del tempo.
E dunque, il budget iniziale per il quarto capitolo a quanto ammontava? Riuscireste mai veramente a credere? Solo 28 milioni di dollari, generando un profitto, in tutto il mondo, di ben 300 milioni di dollari e mezzo, diventando l’episodio più redditizio di tutta la saga.
Ma a questo punto, prima di chiudere, non possiamo saltare le parti più leggendarie del film. attenzione, non solo solamente rappresentati dai due momenti intensi di preparazione all’incontro e lo scontro finale sul ring. No, chiunque di noi, fra le tante repliche lanciate in tv o comunque vuoi in videocassetta, prima, su Dvd, poi, su Youtube di sicuro si perde su una sequenza in particolare. quale? Questa:
Si, proprio quella sequenza composta di ricordi, quindi di scene e momenti degli altri episodi, accompagnata dalla leggendaria hit dei ‘Survivor’ No Easy Way Out, in cui tutti ci possiamo riconoscere attraverso messaggi sia impliciti che espliciti e su cui non andiamo oltre con la nostra analisi su questo dettaglio, perché è troppo personale per chiunque.
In merito alla ripresa dei due allenamenti, in modo particolare, quelli che ci interessano sono quelli di Rocky, il quale, per ovvie ragioni, non si recò nell’allora Unione Sovietica ma l’intera troupe si spostò nello Stato del Wyoming; invece, la fattoria dove lo stesso pugile si allena duramente si trova nella valle di Jackson Hole, mentre il Grand Teton National Park ha fatto da sfondo per diverse riprese di alcune sequenze all’aperto. Infine, il Pne Agrodrome di Hastings Park a Vancouver è stato il set dell’incontro finale.
Ecco, proprio in merito a quest’altro momento ci sarebbe una doverosa precisazione che forse a molti farà storcere il naso quando vi sveleremo che una delle tante leggendarie battute, in fase di traduzione, è leggermente diversa da quella originale. Ad uscire sconfitto, questa volta, è la scelta degli americani e non tanto la nostra.
Stiamo facendo riferimento a ‘Io ti spiezzo in due’, con tanto di video condiviso. Invece, l’attore, per il quale ottenne addirittura anche un riconoscimento per il seguente ruolo, pronuncia un pallido ed insignificante: I must break you. In effetti, è la nostra traduzione risulta gran lunga migliore.
Come risulta iconico anche il discorso finale che porta più unione che divisione, ma questo è un’altra storia e soprattutto un’altra tematica da non affrontare in questa sede. Cos’altro ricordare prima della conclusione? Soprattutto, cos’altro aggiungere? Forse nulla di più a quanto si è già detto. Forse, se continuiamo, rischiamo, come abbiamo sempre detto, di sconfinare nella becera ed antipatica retorica. Perché in definitiva, la vera essenza del film, il vero significato è insito in alcuni discorsi e scene di un’opera cinematografica, sicuramente, studiata, se non proprio a tavolino, ma quasi. Anche se, anni più tardi, lo stesso Stallone si pentì di ‘uccidere’ il personaggio di Apollo Creed. Difatti, con il sennò di poi, in merito a quanto accadde in quello che avrebbe dovuto essere il quinto ed ultimo episodio della saga, cosa sarebbe successo?
Sta di fatto che dopo 40 anni esatti di questo film cosa effettivamente è rimasto? Il discorso finale, l’incontro tra Rocky e Drago? Gli allenamenti? Forse, la risposta giusta è questa: tutti questi elementi, compreso la sottotrama, quella della sfida oltre i limiti che qualsiasi persona, in un modo o in un altro, è costretta ad affrontare nel suo piccolo. Perché in fondo siamo tutti Rocky Balboa.