A cinque anni della sua scomparsa, dedichiamo il primo reportage al Pibe De Oro

Diego Armando Maradona, nella sua lunga carriera, ha indossato, almeno ufficialmente, ben sette maglie, senza contare al momento la squadra delle giovanili grazie alla quale calpestò, per la prima volta, il terreno di gioco per misurarsi non solo con i propri coetanei.

Era giusto cinquantacinque anni fa quando l’Argentinos Juniors lo prelevò dall’Estrella Roja. Attenzione, siamo ancora tra le file delle giovanili. La cosiddetta gavetta durò ben nove anni, dalla stagione 1967/68 fino a quella datata 1975/76. Annata in cui, proprio nell’Argentinos Juniors passò in prima squadra e aveva tra i 15 ed il sedici anni. D’altronde anche Pelè debuttò nella massima serie, carioca s’intende, alla stessa età.

Come vedremo, fra i due, ci sarà anche un altro elemento in comune, ma per il momento rimaniamo ancora nei dettagli generali che riguardano la carriera di Maradona. Dunque, le maglie che ha indossato Il Pibe De Oro sono in totale otto, se consideriamo anche quella delle giovanili del 1967. E quali sono in ordine di carriera? Estrella Roja, Argentinos Juniors, Boca Juniors, Barcellona, Napoli, Siviglia, Newell’s Old Boys, per poi terminare la carriera, ufficialmente, di nuovo tra le file per la squadra per la quale ha fatto sempre il tifo, il Boca.

A differenza del brasiliano, l’argentino non raggiungerà mai le mille realizzazioni. Solamente 311 nella sua totalità, ma di sicuro tutti quanti indistintamente abbiamo perso il conto di quante magie ci ha regalato: tra gol effettivi, assist e giocate individuali che lo hanno reso il calciatore più imprevedibile della storia. siamo anche consapevoli, mediante queste singole parti del reportage, di non riuscire a riportare, e quindi a condividere mediante YouTube, tutto il suo repertorio calcistico.

D’altronde ci sta, per una carriera durata, quasi ufficialmente 30 anni lunghi. A partire dal 1967, per poi concludersi nel 1997. Nonostante tutto, i primi anni giovanili non vengono contati. Si punta direttamente a partire dal 1976. Quindi, fra pochi mesi, Maradona avrebbe festeggiato i cinquanta anni dal suo esordio in campionato, ancora quindicenne, visto che il suo compleanno cadeva nel penultimo giorno del mese di ottobre.

Eppure, la partita di addio venne giocata nel novembre del 2001, quando ormai aveva da poco compiuto quarant’uno anni. In quel periodo il viale del tramonto era stato imboccato da tempo e non tanto per il classico declino fisico che ogni atleta va incontro con il passare del tempo. Ma proprio a causa di quel maledetto vizio che lo renderà schiavo e prigioniero in una delle tante sue stagioni calcistiche. Ma su questo, ovviamente ci arriveremo a tempo debito.

Fa strano anche un altro dettaglio, però, tenendo presente il suo enorme ed impressionate talento. Se vogliamo paragonare la nostra a quella di Diego, stona molto il fatto che a lui non è mai stato concesso di vincere il pallone d’oro, un riconoscimento fino ai tardi anni ’90 concesso solo ai giocatori europei e non ai sudamericani. La domanda nasce spontanea: lo avrebbe vinto ugualmente?

Semmai volessimo considerare l’estensione della possibilità ai fuoriclasse o ai campioni sudamericani già a partire dagli anni ’80 allora, contemplando il mondiale del 1986, molto probabilmente ci sarebbe riuscito. Senza mai dimenticare che l’anno successivo, nel 1987, lo stesso Diego, sotto all’ombra del Vesuvio riuscì a far trionfare la squadra della città più bella del mondo per la prima volta nel massimo campionato italiano.

Ovviamente stiamo solamente fantasticando, visto che l’asso argentino, tra i pochi trofei raccolti, non ebbe mai quella possibilità come ha avuto, anni dopo, quello che viene considerato da tutti, forse anche in maniera troppo sicura, il suo unico e naturale erede, Lionel Messi.

Di certo lo stesso Maradona, in campo, ha dimostrato sempre un’unica cosa quando entrava in campo: quella di essere un leader, un trascinatore vero, di caricarsi la squadra sulle spalle e di vincere, non anche ma soprattutto da solo determinati match. L’esempio più lampante lo abbiamo avuto nel secondo mundial messicano nell’estate del 1986.

Quando Diego giunse a quell’appuntamento, leggenda volle che, un mese prima, di rinchiuse, per un intero mese, in un monastero di clausura, per potersi preparare al meglio. Un atteggiamento, direte voi cari lettori, da vero campione, da vero esempio per i giovani. Purtroppo, non fu proprio così. il rinchiudersi in un monastero per trovare la forma migliore rappresentava solo ed esclusivamente l’eccezione alla regola.

Le eccezioni per Maradona, come per esempio non allenarsi con regolarità, erano la regola. Attenzione, vogliamo sgombrare il campo da ogni accusa al fuoriclasse argentino, magari nell’aver assunto un comportamento, in determinati periodi della sua vita, per essersi montato la testa o perché era troppo bravo rispetto agli altri.

No, Maradona non si allenava non perché si era montato la testa, ma perché conduceva una vita troppo sregolata, fatta di eccessi, fatta di notti trascorse nei night club e qualche festicciola dove veniva, purtroppo, agganciato da personaggi poco raccomandabili.

In questo caso il nostro riferimento è quell’esperienza napoletana, tanto leggendaria quanto oscura nella sua totalità. Situazioni, le quali, Diego se le portava dai due anni spagnoli tra le fila del Barcellona. Un trasferimento, quello dal Boca al Barca, mai veramente digerito dallo stesso asso argentino il quale soffrì molto il razzismo degli spagnoli nei confronti della sua nazione di appartenenza.

Non si sentì mai a casa, la solitudine ed il maledetto infortunio seguito dal burrascoso ritorno in campo dopo sei mesi di lontananza dai campi di calcio, portò lo stesso Maradona in una pericolosa spirale dalla quale non sarebbe mai più uscito; una spirale, la quale, purtroppo, ce lo avrebbe portato via, in piena pandemia, ad un mese dal Natale di quel maledetto anno.

Il rapporto che l’asso argentino avrà con la sostanza proibita sarà come un boomerang, non solo. tutte le vicende oscure o comunque le situazioni particolari al quale lo stesso si ritrovò, non tanto invischiato, semmai solamente toccato di riflesso visto che venne avvicinato, come già detto persone poco raccomandabili, innescarono il fischio di inizio di una serie incontrollate di voci sul suo conto.

Il punto, però, qual era: Maradona dalla Spagna poté e riuscì a fuggire, ma sotto all’ombra del Vesuvio no…

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