L’aliena che è tra noi, tra identità e la rinascita di un’eroina

Nel sempre più affollato universo narrativo dei supereroi, Supergirl è una figura che, pur avendo una lunga e ricca storia editoriale, è spesso rimasta in ombra rispetto a personaggi più noti come Superman, Batman o Wonder Woman. Eppure, Kara Zor‑El rappresenta una declinazione profondamente originale del mito kryptoniano. Il suo ritorno al centro della scena cinematografica, con un nuovo film previsto per l’estate 2026, è l’occasione ideale per riflettere sulla forza culturale di questa eroina: aliena, esule, giovane e irrisolta, capace di raccontare l’epopea dell’identità attraverso la lente del trauma.

Kara Zor-El nasce nei fumetti DC nel 1959, come cugina di Kal-El (Superman), inviata sulla Terra da Krypton per proteggere il neonato Kal. A causa di una deviazione temporale, arriva però dopo di lui, trovando un mondo già salvato e un cugino ormai mitico. Questo paradosso iniziale dà già la cifra del suo destino narrativo: Kara è una figura che arriva “in ritardo”, costretta a trovare un suo spazio nel mondo e nell’immaginario.

A differenza di Superman, che giunge sulla Terra da neonato e cresce immerso nei valori americani, Kara è un’adolescente cresciuta su Krypton, con ricordi vividi della sua famiglia e del suo pianeta. La sua identità non è costruita, ma spezzata.

Il trauma della perdita non è un concetto astratto per lei: è una ferita reale, una memoria incancellabile. In questo senso, Supergirl non è un duplicato femminile del supereroe più famoso del mondo, ma un personaggio autonomo che incarna conflitti psicologici e morali differenti.

Il confronto con Superman è inevitabile, e illuminante. Kal-El è l’archetipo del supereroe solare: potente ma controllato, ottimista, un mediatore tra umani e alieni. È, per certi versi, l’esempio morale perfetto: il “bravo ragazzo” invulnerabile e disinteressato, quasi messianico.

Supergirl è l’opposto complementare: una figura tormentata, reattiva, incerta. Se Superman rappresenta la speranza, Kara è la memoria. Se lui guarda al futuro, lei è ancora ancorata al passato. Non è un’eroina nata per salvare, ma per sopravvivere. Questo la rende più fragile, più umana, ma anche più interessante dal punto di vista narrativo.

Il nuovo corso DC, guidato da James Gunn, sembra voler valorizzare proprio queste differenze. La breve apparizione di Supergirl nel film Superman del 2025 introduce un personaggio già maturo, segnato, con un tono più duro e meno idealizzato del cugino. È la premessa perfetta per il suo film standalone in uscita nel 2026; non dimenticando la prima versione cinematografica del 1984, la cui supereroina venne interpretata da Helen Slater.

Tornando su quello che vedremo nell’anno prossimo, il nuovo film intitolato semplicemente Supergirl (inizialmente previsto come Woman of Tomorrow) sarà uno dei tasselli centrali del rilancio del DC Universe.

Basato sulla miniserie a fumetti di Tom King e Bilquis Evely, pubblicata tra il 2021 e il 2022, propone un racconto inedito nel panorama supereroistico contemporaneo: una vera e propria odissea cosmica.

La trama ruota attorno a un viaggio interstellare. Supergirl, in fuga da sé stessa e dal suo passato, incontra una ragazza aliena che cerca vendetta per l’assassinio del padre. Kara accetta di accompagnarla in questa missione attraverso mondi remoti, popolati da mostri, pirati spaziali e minacce morali. Non c’è una grande invasione da fermare, né un cataclisma da prevenire: c’è solo la storia di due figure perdute, entrambe segnate dalla morte e dalla rabbia, che cercano di capire cosa significhi fare la cosa giusta.

Il tono del film si preannuncia diverso da quello dei classici cinecomic: più cupo, introspettivo, quasi filosofico. In Kara convivono il senso di giustizia e il desiderio di punizione, la rabbia e la compassione. Il suo confronto con la ragazza aliena sarà lo specchio del suo conflitto interiore: vendicarsi o guarire? Combattere per chi si è amati o per chi si è diventati?

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